Il Tirreno

Pisa

LA CRISI OCCUPAZIONALE

Assalto ai centri per l'impiego

Il centro per l’impiego e a destra il segretario della Cgil Francese
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Il centro per l’impiego e a destra il segretario della Cgil Francese

Un assalto in piena regola. È quello che stanno "subendo" i Centri per l'impiego, cioè l'ex collocamento pubblico. Oltre 120 persone con problemi di lavoro si sono presentate l'altra mattina agli uffici di via Nenni, a Cisanello

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PISA. Un assalto in piena regola. È quello che stanno "subendo" i Centri per l'impiego, cioè l'ex collocamento pubblico. Oltre 120 persone con problemi di lavoro si sono presentate l'altra mattina agli uffici di via Nenni, a Cisanello. Normale, potrebbe dire qualcuno, visto che era l'inizio della prima settimana intera dopo Ferragosto.
No, ribattono gli impiegati, è tutta l'estate che va avanti così. Un agosto del genere non si era mai visto.

Le code agli sportelli sono la prova tangibile della crisi economica. Che sta avendo ora i suoi effetti più forti. I lavoratori in mobilità hanno superato quota 2.000, come sottolineano dai Centri per l'impiego. Tutti posti di lavoro andati in fumo. E la cassa integrazione, da un anno all'altro, è salita del 400%. «A settembre la recrudescenza della crisi si presenterà in tutta la sua evidenza», dice l'assessore provinciale alle politiche del lavoro Anna Romei, già impegnata sui problemi della Bulleri Brevetti, l'azienda di Cascina che in questa fase rappresenta l'amaro simbolo delle difficoltà del sistema produttivo.

Ma non è il solo, con i Cobas che hanno ricordato anche di recente i guai della Continental di San Piero a Grado, dove le commesse scarseggiano e la mobilità è preannunciata; oppure la mancanza di certezze dei dipendenti della Fondazione del teatro Politeama. Altro fronte sensibile è quello del mondo delle cooperative, per il quale già si parla di "stagione di lotte".
Al Centro di via Nenni, tra i 100 e passa utenti in fila l'altra mattina, c'era chi ha perso il posto di lavoro, chi lo cercava (tante richieste per i 12 posti all'Azienda Ospedaliera) e chi doveva cominciare le pratiche per la cassa integrazione. Gente, spesso, senza uno stipendio o un sussidio già da tempo. La Provincia, nei mesi scorsi, tra le misure del suo pacchetto anti-crisi aveva sottoscritto intese con due banche (la Cassa di Risparmio Lucca Pisa Livorno e la Cassa di Risparmio di San Miniato) per l'anticipo della cassa integrazione ordinaria e straordinaria: uno strumento che ora comincia ad essere utilizzato.

Il numero dei lavoratori interessati dalla cassa integrazione straordinaria di quest'anno, 506, dice già parecchio se paragonato ai 75 del 2008. Ma la portata della crisi sul territorio è evidenziata ancora meglio dalle cifre sulla mobilità: 805 lavoratori nel 2008, già 547 in poco più di mezzo 2009. A questi però - ecco il centro del problema - devono essere aggiunti i 1.501 delle aziende sotto i 15 dipendenti; ovvero quel tessuto di piccole e piccolissime ditte che rappresenta la base vera del sistema economico pisano. In tutto lo scorso anno ci si era fermati a 1.296.

Si spiega così il motivo per cui, se tutti parlano del 2010 come anno della ripresa o almeno dello stop all'arretramento, è proprio in queste settimane e nei prossimi mesi che si dovrà fare i conti con la crisi. «Problemi che da economici stanno già diventando di tenuta sociale, sia per chi andrà a rinnovare i contratti, sia per coloro che il lavoro lo hanno perso. Servono politiche nazionali più incisive e soprattutto andare al rifinanziamento degli ammortizzatori sociali, dal momento che diventa impossibile per i territori, da soli, sopportare una crisi che qualcuno continua a negare», dice Romei.

Toccati un po' tutti i settori produttivi: il conciario-calzaturiero anzitutto, ma non sono stati risparmiati neppure il manifatturiero, il commercio e l'edilizia. Oggi è in agenda l'incontro con la Regione per la Bulleri, mentre burrasche arrivano dalle aziende del metalmeccanico e dalla Smith di Saline. Sono più di quaranta i tavoli di crisi, per singole aziende, aperti dall'inizio dell'anno. E purtroppo non è finita.

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