Il Tirreno

Pisa

LA BIMBA MORTA IN CALABRIA

«Sì, Sara ce l'hanno ammazzata»

Giovanni Parlato
Sorridente, dolcissima, una delle ultime foto di Sara Sarti
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Sorridente, dolcissima, una delle ultime foto di Sara Sarti

La voce del padre Alessandro al telefono è debole, ma decisa: «La potevano salvare e non l'hanno fatto. Sì, nostra figlia ce l'hanno ammazzata». Alessandro Sarti, 39 anni, e Caterina Nicita, 34 anni, sono nella casa dei genitori di lei, a Casignana, un paesino non lontano da Reggio Calabria

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PISA. La voce del padre Alessandro al telefono è debole, ma decisa: «La potevano salvare e non l'hanno fatto. Sì, nostra figlia ce l'hanno ammazzata». Alessandro Sarti, 39 anni, e Caterina Nicita, 34 anni, sono nella casa dei genitori di lei, a Casignana, un paesino non lontano da Reggio Calabria. La loro figlia Sara, 5 anni, è deceduta all'ospedale di Locri in circostanze che la Procura di Locri sta cercando di chiarire.

«Ho parlato col magistrato, mi ha detto che ha aperto un'inchiesta, che sarà fatto un passo alla volta», dice Alessandro Sarti che lavora come barman all'hotel Galilei di Pisa, mentre la moglie lavora come cameriera di sala al Palace Hotel, sempre di Pisa. La coppia abitava prima a Livorno, ad Antignano. Tra il 2000 e il 2002 aveva gestito il ristorante pizzeria il Moletto all'Ardenza davanti alla Baracchina Rossa. Poi, tutti e due avevano trovato lavoro a Pisa e stanchi di fare avanti e indietro, poco più di due anni fa si erano trasferiti a Vecchiano. Qui, la piccola Sara stava crescendo e aveva le sue prime amiche alla scuola materna che frequentava da due anni e alla scuola di danza dove aveva iniziato a fare i primi passi sulle punte. Una vita tranquilla e organizzata con la baby-sitter che arrivava alle 5,30 del mattino e la portava alla materna dove è anche custode. Lo scuola-bus riportava a casa Sara. Stava crescendo questa vita tra la semplicità di un paese. Dal 2 agosto, la bambina era dai nonni a Casignana.
Poi, lunedì, quella telefonata dirompente di Giuseppe, il fratello della mamma Caterina conosciuta come Katia. «Sara sta molto male, è ricoverata in ospedale», ha detto il fratello e i due genitori sono partiti subito col primo aereo utile. «Abbiamo preso un volo per Reggio Calabria che ha fatto scalo a Roma», dice il padre Alessandro che racconta il momento più drammatico. «Quando siamo arrivati all'aeroporto, c'era Giuseppe. Come l'ho visto, come ho visto i suoi occhi ho capito la verità. Sara non c'è più, ci ha detto. È stato terribile. In auto ci siamo precipitati all'ospedale di Locri. Un viaggio di un'ora e mezzo, ma interminabile». Un viaggio in cui il padre e la madre si sono ripetuti mille volte perché, perché la piccola Sara non era più con loro. E quella domanda con le lacrime agli occhi l'hanno rivolta ai medici.
«Per quale motivo sia morta non è ancora chiaro e sarà l'autopsia a chiarirlo», dice il padre che ricostruisce gli ultimi momenti della figlia. «Domenica sera aveva accusato il primo malore - racconta Alessandro Sarti -. I miei suoceri avevano portato Sara al pronto soccorso e la pediatra aveva parlato loro di un virus, aveva assegnato dei medicinali e che poteva essere riportata a casa. I nonni avevano insistito ripetutamente se fosse il caso invece di pensare ad un ricovero. Invece, la bambina è stata fatta tornare a casa. Con le medicine, in effetti, era stata un po' meglio. Ma la mattina quando si è svegliata si è sentita subito male. A Sara le faceva male il pancino. Ed è questo il momento che ha accusato il primo grave malore, forse addirittura un attacco cardiaco. È stata riportata al pronto soccorso, ma è arrivata in condizioni molto critiche».

Dopo la mattina in Procura, i genitori di Sara sono tornati nella casa dei genitori della mamma. Una casa dove sono in molti a stringersi intorno al dolore di questa famiglia. La mamma è confortata dai parenti, ma non sa darsi pace. Ai giornalisti che sono andati a casa, ha ripetuto le parole del marito: «Se l'avessero ricoverata, mia figlia adesso sarebbe viva. Chi ha sbagliato la deve pagare».

In questa abitazione di Casignana sono arrivati anche i telegrammi. Dai colleghi di lavoro di Alessandro e di Caterina i quali, appresa la notizia ieri mattina, hanno inviato delle righe per fare sentire la vicinanza di chi in questi anni ha saputo apprezzare le loro doti umane e professionali.
Un filo, per tutto il giorno, ieri ha tenuto insieme due piccoli paesi, Vecchiano e Casignana, un paese toscano e un paese calabrese. Quella bambina era amata qui per il suo sorriso e la sua gioia, ma altrettanto era amata a Casignana dai nonni materni. E l'interrogativo del funerale, è stato sciolto in tarda serata. «Lo faremo a Casigana, abbiamo deciso che la nostra piccola Sara riposerà qui», dice il padre Alessandro.

I funerali si svolgeranno solo quando arriverà il nullaosta della magistratura. Si aspetta. Intanto, nel cuore dei genitori si mischiano il dolore e la rabbia, il dolore per una perdita incommensurabile e la rabbia che affonda le radici nella malasanità. Quel perché - che mille volte si sono ripetuti i due genitori mentre viaggiavano verso l'ospedale di Locri - è un interrogativo pesante che aspetta una risposta, una risposta cui la Procura sta lavorando. Quattro medici sono iscritti nel registro degli indagati. «Un passo alla volta, ci ha detto il magistrato», dice infine il padre Alessandro nell'attesa di una risposta al perché Sara non c'è più.

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