Il Tirreno

Pisa

CARCERE

Manca l'acqua, i detenuti si infuriano

Antonio Scuglia
L’ingresso del carcere Don Bosco, teatro di una protesta dei detenuti
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L’ingresso del carcere Don Bosco, teatro di una protesta dei detenuti

L'emergenza idrica provocata dalle perdite in via di Nudo (dove una porzione di strada è addirittura crollata) non ha solo causato gravi difficoltà in città, ma la notte scorsa ha innescato anche una furibonda protesta al carcere Don Bosco

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PISA. L'emergenza idrica provocata dalle perdite in via di Nudo (dove una porzione di strada è addirittura crollata) non ha solo causato gravi difficoltà in città, ma la notte scorsa ha innescato anche una furibonda protesta al carcere Don Bosco.
Protesta che, stando alle prime notizie, sembrava aver assunto connotati piuttosto gravi. Secondo una nota del Sappe (Sindacato autonomo polizia penitenziaria), per protestare contro l'assenza d'acqua, circa 200 dei 400 detenuti hanno appiccato il fuoco a cuscini, stracci, indumenti ed effetti personali e hanno lanciato bottiglie, bombolette del gas ed escrementi nei corridoi.

I detenuti, tutti del reparto giudiziario, hanno cominciato la protesta intorno alle 21 sbattendo oggetti contro i cancelli e le inferriate e la calma è stata ristabilita dopo circa due ore. Per evitare che il fumo sprigionato dal fuoco potesse provocare intossicazioni, gli agenti di polizia penitenziaria hanno utilizzato gli estintori. «La situazione penitenziaria è sempre più incandescente - afferma nella nota Donato Capece, segretario generale del Sappe -. Ogni giorno registriamo manifestazioni e proteste di detenuti sempre più violente. Serve una nuova politica della pena. E' necessario un ripensamento organico del carcere e dell' istituzione penitenziaria, prevedendo un maggiore ricorso alla misure alternative e l'adozione di procedure di controllo (come il braccialetto elettronico) che hanno finora fornito in molti Paesi una prova positiva».

I contorni della vicenda sono apparsi più chiari in giornata, senza però diminuire la sensazione di grave disagio non solo dei detenuti, in una struttura terribilmente vecchia e che inizia a dare segni di fatiscenza, ma anche degli stessi agenti, molti dei quali sono potuti smontare dal servizio solo verso le 5 del mattino, dopo essere entrati alle 15.30 del pomeriggio precedente.
Al momento non risultano aperte inchieste giudiziarie (anche perchè nessuno è rimasto ferito o contuso), ma si sa già che l'amministrazione penitenziaria farà ripagare i danni ai singoli colpevoli. Sono stati in tutto 153 i detenuti direttamente o indirettamente interessati, quelli della sezione giudiziaria. La fornitura d'acqua per tamponare l'emergenza per fortuna è stata ripristinata presto, ma la situazione rimane di grave disagio anche a causa del perturante e terribile sovraffollamento del carcere.

Intanto l'onorevole Fontanelli ha annunciato la richiesta di un summit sull'emergenza carcere, in particolare del Don Bosco, alla ripresa dell'attività parlamentare: «Proporrò nei primi giorni di settembre un incontro con le rappresentanze degli agenti della casa circondariale della nostra città e un confronto con le istituzioni locali».

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