Il Tirreno

Pisa

SUPERENALOTTO

«Se vinco io, regalo tutti i soldi»

Antonio Scuglia
Da sinistra Raffaele Madonna, Gianfranco Grassini, Andrea Bulgarella e Maurizio Mian
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Da sinistra Raffaele Madonna, Gianfranco Grassini, Andrea Bulgarella e Maurizio Mian

Scusi, ma se vincesse 150 milioni cosa ci farebbe? Abbiamo rivolto la domanda ad alcuni imprenditori fra quelli più in vista. Qualcuno ha declinato l'invito, qualcuno... non si è fatto trovare, qualcuno era davvero irreperibile. Ma qualcuno è stato al gioco

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PISA. Scusi, ma se vincesse 150 milioni cosa ci farebbe? Abbiamo rivolto la domanda ad alcuni imprenditori fra quelli più in vista. Qualcuno ha declinato l'invito, qualcuno... non si è fatto trovare, qualcuno era davvero irreperibile. Ma qualcuno è stato al gioco.
La domanda completa ovviamente era: cosa farebbe con "quei" soldi, non con quelli guadagnati lavorando. Il motivo è semplice: la domanda viene rivolta a persone alle quali una cifra pur così grossa non cambierebbe davvero la vita. Quindi, quei soldi non servirebbero loro a... sopravvivere.

Una curiosità: tutti coloro che hanno accettato di rispondere sono personaggi legati direttamente o indirettamente al calcio, come dirigenti o come sostenitori economici, ieri o oggi. Probabilmente, vivere ogni domenica un sogno (quello sportivo) a fianco di migliaia di persone anche sconosciute, aiuta a creare un'empatia, più difficile per altri. E le risposte, pur con un sorriso, sono soprendentemente serie.

Iniziamo dal costruttore Vincenzo Bizzarri: «Una cifra così grossa, non calcolata e che mi arrivasse all'improvviso? Mi aiuterebbe non a smettere di lavorare, perchè comunque vorrei continuare a farlo, ma a lavorare con grande serenità. Andrebbe investita soprattutto... in beneficenza, per fare partecipi quelli che sono meno fortunati. E sarebbe una garanzia per le famiglie di tutti coloro che lavorano con me. Quanto a me personalmente, o meglio alle cose più voluttuarie, diciamo che un pensierino al Pisa si fa sempre».

Da Bizzarri ad Andrea Bulgarella, famoso soprattutto per la sua catena di hotel e resort (Abitalia): «Una domanda di questo tipo mi coglie impreparato - sorride - anche perchè io non gioco mai! Ma una vincita arrivata così, che non è il frutto del lavoro, non può essere trattenuta. La darei ai miei dipendenti che hanno sicuramente più bisogno, e cercherei di fare qualcoisa per la città».

Raffaele Madonna (gruppo Cemes: costruzioni am non solo, e anche la clinica di San Rossore) premette: «Difficile rispondere in maniera seria. E d'altra parte in questo moimento non me la sento di farlo con una battuta. La prima cosa che mi viene in mente è che al rientro dalle ferie ci saranno tanti che non sanno se ritroveranno il loro lavoro, perchè la crisi non è finita. La cosa più importante sarebbe non tenere fermi i soldi ma riutilizzarli subito per un solo scopo: creare o ricreare posti di lavoro».

Maurizio Mian, farmacologo, era ed è imprenditore anche nel campo dei media. E oltre alla situazione locale vede un altro campo di intervento urgente: «Un ottimo investimento per una cifra vinto al Superenalotto sarebbe in Africa. Per costruire impianti di irrigazione e bonifica, scuole e ospedali. E creare posti di lavoro che consentirebbero a tanti disperati, che oggi rischiano la vita nei barconi che arrivano clandestinamente in Europa, di sfuggire dalle mani dei trafficanti di uomini».

Accetta di rispondere alla nostra domanda anche Gianfranco Grassini, imprenditore attivo nel commercio e nelle costruzioni. E lo fa risolutamente: «Se vincessi quei soldi... mi ricorderei di essere nato povero, figlio di contadini e proprietario di un paio di pantaloni solo a 13 anni. Dedicherei una grossa parte ai problemi delle persone più disagiate, soprattutto anziane. E aiuterei chi viene in Italia, ma solo quelli che lo fanno per lavorare onestamente. Infine mi piacerebbe realizzare un grande centro sportivo aperto a tutti».

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