La protesta
EMERGENZA DETENUTI
Niente acqua, i detenuti incendiano oggetti nel carcere di Pisa
Nel carcere manca l'acqua e così per protesta i detenuti danno fuoco ad oggetti dentro le celle. Grande tensione nella casa circondariale di Pisa dove gli agenti di custodia sono dovuti intervenire per calmare gli animi. I detenuti - circa 200 - hanno anche lanciato nei corridoi bottiglie ed escrementi La situazione è tornata alla normalità dopo circa due ore
1 MINUTI DI LETTURA
Per protestare contro l'assenza d'acqua, circa 200 dei 400 detenuti della casa circondariale di Pisa, hanno appiccato il fuoco a cuscini, stracci, indumenti ed effetti personali e hanno lanciato bottiglie, bombolette del gas ed escrementi nei corridoi.
Lo rende noto il Sappe, sindacato autonomo di polizia penitenziaria. I detenuti, tutti del reparto giudiziario, hanno cominciato la protesta intorno alle 21 sbattendo oggetti contro i cancelli e le inferriate e la calma è stata ristabilita dopo circa due ore.
Per evitare che il fumo sprigionato dal fuoco potesse provocare intossicazione, gli agenti di polizia penitenziaria hanno utilizzato gli estintori. "La situazione penitenziaria è sempre più incandescente - afferma nella nota Donato Capece, segretario generale del Sappe -. Ogni giorno registriamo manifestazioni e proteste di detenuti sempre più violente. Serve una nuova politica della pena. E' necessario un ripensamento organico del carcere e dell' istituzione penitenziaria, prevedendo un maggiore ricorso alla misure alternative alla detenzione e l'adozione di procedure di controllo (come il braccialetto elettronico) che hanno finora fornito in molti Paesi europei una prova indubbiamente positiva".
Lo rende noto il Sappe, sindacato autonomo di polizia penitenziaria. I detenuti, tutti del reparto giudiziario, hanno cominciato la protesta intorno alle 21 sbattendo oggetti contro i cancelli e le inferriate e la calma è stata ristabilita dopo circa due ore.
Per evitare che il fumo sprigionato dal fuoco potesse provocare intossicazione, gli agenti di polizia penitenziaria hanno utilizzato gli estintori. "La situazione penitenziaria è sempre più incandescente - afferma nella nota Donato Capece, segretario generale del Sappe -. Ogni giorno registriamo manifestazioni e proteste di detenuti sempre più violente. Serve una nuova politica della pena. E' necessario un ripensamento organico del carcere e dell' istituzione penitenziaria, prevedendo un maggiore ricorso alla misure alternative alla detenzione e l'adozione di procedure di controllo (come il braccialetto elettronico) che hanno finora fornito in molti Paesi europei una prova indubbiamente positiva".
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
