Finanza
LOTTA AL COMMERCIO ILLEGALE
Il Comune: l'ordinanza non si tocca
Antonio Scuglia
Dall’ordinanza antiborsoni non si torna indietro. Ma non si può pensare che sia il toccasana contro l’abusivismo: il problema è che le ordinanze bisogna anche farle rispettare, e che la consistenza numerica delle forze dell’ordine a Pisa è tarata per 90mila residenti ma gli abitanti reali sono quasi il doppio
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PISA. Dall’ordinanza antiborsoni non si torna indietro. Ma non si può pensare che sia il toccasana contro l’abusivismo: il problema è che le ordinanze bisogna anche farle rispettare, e che la consistenza numerica delle forze dell’ordine a Pisa è tarata per 90mila residenti ma gli abitanti reali sono quasi il doppio.
L’amministrazione comunale, dunque, conferma i provvedimenti assunti negli ultimi mesi, dopo la presa di posizione dei sindacati di polizia.
«Se sono stati raggiunti alcuni risultati nella lotta all’abusivismo sull’area monumentale di Piazza Duomo - dice il vicesindaco Paolo Ghezzi - questi si debbono principalmente al deciso e convinto impulso dell’amministrazione comunale che ha voluto e saputo coagulare intorno alla propria linea di indirizzo l’azione congiunta delle forze dell’ordine».
Pensare che “l’ordinanza antiborsoni” possa di per sé essere risolutiva, afferma Ghezzi, «sarebbe quantomeno ingenuo». Ma allo stesso tempo, «negare oggi che abbia raggiunto alcuni importanti effetti a beneficio dell’intera comunità locale non sarebbe obiettivo. Sulla zona dell’intero complesso monumentale si sono ridotte notevolmente le pressioni del passato che, in parte invece, si sono riversate sulle vie limitrofe dove, peraltro, l’ordinanza del sindaco Filippeschi ha la stessa valenza salvo corretta applicazione».
Secondo il Comune, dunque, «più che la natura in sé dell’ordinanza, dunque, si dovrebbe ragionare sulle modalità di attuazione. Facendo tesoro dell’esperienza maturata in questi mesi è forse necessaria una riflessione comune su come ottimizzare l’impiego delle tante energie mese a disposizione del provvedimento (solo i vigili urbani impiegati ogni giorno sono 12 suddivisi in due turni di sei ore), magari riflettendo se un maggiore dinamismo delle forze impiegate potrebbe offrire benefici non solo sull’area monumentale ma anche sulle zone limitrofe».
L’ordinanza, spiega il vicesindaco, «è solo uno dei provvedimenti da attuare nel tentativo di dare risposte al problema: ovvio che le forze dell’ordine devono accompagnare l’impegno preventivo con l’azione incisiva per la riduzione del numero delle presenze di venditori abusivi e di coloro che non hanno permesso di soggiorno (la crisi del mercato del lavoro anche della nostra provincia non aiuta in questo senso); devono agire per spezzare il racket che sfrutta gli immigrati ed interrompere alla fonte il mercato che li rifornisce di merce contraffatta».
Ma è un cane che si morde la coda: non ci sono agenti in numero sufficiente. «L’organico a disposizione di certo non è competenza delle amministrazioni locali cui spetta, alla fine, il compito di cercare di governare gli effetti più o meno efficaci di questo complesso lavoro a scala regionale o nazionale».
A questo proposito, «una città di 90.000 residenti ma vissuta da 150.000 persone ogni giorno con 10 milioni di turisti l’anno richiederebbe, probabilmente, una considerazione più lungimirante da parte di coloro che definiscono i contingenti delle forze dell’ordine. Tuttavia se da un lato l’amministrazione è disposta a contribuire nel sostenere istanze al governo per un incremento del contingente di forze dell’ordine a Pisa, dall’altro ritiene doveroso proseguire, con le forze oggi a disposizione, la lotta all’abusivismo che andrà, anzi, rafforzata».
La posizione dell’amministrazione comunale è univoca: «Non è tornando indietro da posizioni che vogliono riaffermare il diritto e la legalità che si potranno migliorare le cose né andare incontro ai bisogni reali degli immigrati. E’ riaffermando la necessità di una politica ferma e di un lavoro congiunto di tutte le forze impiegate che si può, almeno in prospettiva, dare un segnale di cambiamento».
L’amministrazione comunale, dunque, conferma i provvedimenti assunti negli ultimi mesi, dopo la presa di posizione dei sindacati di polizia.
«Se sono stati raggiunti alcuni risultati nella lotta all’abusivismo sull’area monumentale di Piazza Duomo - dice il vicesindaco Paolo Ghezzi - questi si debbono principalmente al deciso e convinto impulso dell’amministrazione comunale che ha voluto e saputo coagulare intorno alla propria linea di indirizzo l’azione congiunta delle forze dell’ordine».
Pensare che “l’ordinanza antiborsoni” possa di per sé essere risolutiva, afferma Ghezzi, «sarebbe quantomeno ingenuo». Ma allo stesso tempo, «negare oggi che abbia raggiunto alcuni importanti effetti a beneficio dell’intera comunità locale non sarebbe obiettivo. Sulla zona dell’intero complesso monumentale si sono ridotte notevolmente le pressioni del passato che, in parte invece, si sono riversate sulle vie limitrofe dove, peraltro, l’ordinanza del sindaco Filippeschi ha la stessa valenza salvo corretta applicazione».
Secondo il Comune, dunque, «più che la natura in sé dell’ordinanza, dunque, si dovrebbe ragionare sulle modalità di attuazione. Facendo tesoro dell’esperienza maturata in questi mesi è forse necessaria una riflessione comune su come ottimizzare l’impiego delle tante energie mese a disposizione del provvedimento (solo i vigili urbani impiegati ogni giorno sono 12 suddivisi in due turni di sei ore), magari riflettendo se un maggiore dinamismo delle forze impiegate potrebbe offrire benefici non solo sull’area monumentale ma anche sulle zone limitrofe».
L’ordinanza, spiega il vicesindaco, «è solo uno dei provvedimenti da attuare nel tentativo di dare risposte al problema: ovvio che le forze dell’ordine devono accompagnare l’impegno preventivo con l’azione incisiva per la riduzione del numero delle presenze di venditori abusivi e di coloro che non hanno permesso di soggiorno (la crisi del mercato del lavoro anche della nostra provincia non aiuta in questo senso); devono agire per spezzare il racket che sfrutta gli immigrati ed interrompere alla fonte il mercato che li rifornisce di merce contraffatta».
Ma è un cane che si morde la coda: non ci sono agenti in numero sufficiente. «L’organico a disposizione di certo non è competenza delle amministrazioni locali cui spetta, alla fine, il compito di cercare di governare gli effetti più o meno efficaci di questo complesso lavoro a scala regionale o nazionale».
A questo proposito, «una città di 90.000 residenti ma vissuta da 150.000 persone ogni giorno con 10 milioni di turisti l’anno richiederebbe, probabilmente, una considerazione più lungimirante da parte di coloro che definiscono i contingenti delle forze dell’ordine. Tuttavia se da un lato l’amministrazione è disposta a contribuire nel sostenere istanze al governo per un incremento del contingente di forze dell’ordine a Pisa, dall’altro ritiene doveroso proseguire, con le forze oggi a disposizione, la lotta all’abusivismo che andrà, anzi, rafforzata».
La posizione dell’amministrazione comunale è univoca: «Non è tornando indietro da posizioni che vogliono riaffermare il diritto e la legalità che si potranno migliorare le cose né andare incontro ai bisogni reali degli immigrati. E’ riaffermando la necessità di una politica ferma e di un lavoro congiunto di tutte le forze impiegate che si può, almeno in prospettiva, dare un segnale di cambiamento».
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