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Le zecche? Ospiti fissi al S. Chiara

L’ingresso ai locali che ospitano il call center del Cup invasi dalle zecche
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L’ingresso ai locali che ospitano il call center del Cup invasi dalle zecche

Le zecche? All'Azienda ospedaliera non sono una novità. Lo dice Giovanni Battista Marranchelli, dei Cobas, commentando l'invasione di parassiti nei locali del call center del Cup in piazza dell'Arcivescovado

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PISA. Le zecche? All'Azienda ospedaliera non sono una novità. Lo dice Giovanni Battista Marranchelli, dei Cobas, commentando l'invasione di parassiti nei locali del call center del Cup in piazza dell'Arcivescovado. «Negli ultimi dieci anni - spiega - la cronaca riporta numerosi casi di zecche e insetti nei nostri ospedali dovuti al randagismo, per lo più dei gatti, e alla presenza di topi e piccioni».
«Come utenti e lavoratori - continua - ci chiediamo quante volte vengono eseguiti i controlli e la normale pulizia dei sottotetti e degli scantinati da parte di personale specializzato? Eppure tutti sanno che insieme ai volatili, ed è il caso del Cup di Pisa, arrivano i parassiti, in particolare pulci, cimici, zecche e acari che possono causare danni alle persone».
«Ormai - osserva Marranchelli - i costi relativi alla salute e alla sicurezza sono considerati una inutile spesa, la carenza di controlli e l'assenza di periodiche disinfestazioni sono le cause della situazione creatasi nel nostro ospedale di Pisa».

Ma questo è solo uno dei tanti che problemi che affliggono la sanità locale, secondo i Cobas: «Durante l'estate per permettere al personale di andare in ferie, l'Azienda riduce le attività in alcuni settori e chiude alcune unità operative sovraccaricandone altre. La modulistica urgente, per permettere gli esami urgenti, funziona a singhiozzo. Quindi, quando manca, il personale dell'unità operativa deve portare direttamente il prelievo in laboratorio. Vengono autorizzate aperture di posti letto in più dalla direzione sanitaria nei reparti intensivi, ma la stessa direzione non si preoccupa prima di valutare la presenza di personale dedicato a quel posto letto, creando situazioni di criticità».

«Che dire invece del quinto letto (per modo di dire letto) aperto in psichiatria nei giorni scorsi? - spiega ancora Marranchelli - Eppure sono state fatte diverse battaglie per evitare il sovraffollamento in psichiatria negli anni scorsi, ma oggi siamo ritornati indietro di nuovo».
Inoltre «ci sono situazioni difficili al centro ustioni, al pronto soccorso, in chirurgia vascolare, dove i lavoratori hanno fatto anche dieci notti in un mese. In alcuni reparti hanno riattivato l'orario aggiuntivo, in altri forzano i lavoratori a rientrare (straordinario programmato non previsto dal nostro contratto) il sabato e la domenica tramite una procedura aziendale, già messa in discussione nella trattativa in cui noi chiedevamo la non applicazione poiché in alcuni punti forza le norme contrattuali».
«L'Azienda sanitaria - conclude Marranchelli - va per la sua strada, ma a farne le spese non sono solo le lavoratrici e i lavoratori della sanità, bensì tutti coloro che hanno bisogno di questo servizio pubblico primario su cui oggi ricadono disagi e ritardi».

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