La manifestazione
Centinaia di giovani al funerale del 17enne morto nello scontro tra moto
Folla in lacrime per l'addio a Mattia
Sabrina Chiellini
La chiesa di San Frediano non è sufficiente ad accogliere tutti gli amici di Mattia Leoni, morto a 17 anni in un incidente stradale. I compagni di scuola e quelli conosciuti sui campi di calcio sono ragazzini
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SAN FREDIANO. La chiesa di San Frediano non è sufficiente ad accogliere tutti gli amici di Mattia Leoni, morto a 17 anni in un incidente stradale. I compagni di scuola e quelli conosciuti sui campi di calcio sono ragazzini. Eppure sanno bene cosa significa perdere un amico, dopo una serata di allegria trascorsa alla Festa dell'Unità a Zambra. Da tre giorni, da quando hanno saputo della disgrazia, gli amici di Mattia piangono, gridano il loro dolore in famiglia, davanti all'obitorio e su Internet.
«Ancora non riesco a rassegnarmi. Lo vedo con la borsa a tracolla e due ore dopo non c'era più», dice una mamma. In chiesa e sotto un sole che non dà tregua, vogliono essere accanto a Mattia. Nelle loro preghiere c'è anche Sebastiano Seguino, l'altro diciassettenne rimasto gravemente ferito nello scontro frontale.
La bara di Mattia è lì davanti a loro, al centro della chiesa vicino all'altare, circondata da fiori bianchi e rossi. Rose e gigli. Sono Elisa e Lorenzo a leggere due brevi ricordi di Mattia. Elisa era con lui poco prima della tragedia. Insieme avevano cantato una canzone di Alex Baroni.
I genitori della giovane vittima non si danno pace: nessuno e niente può placare il loro dolore. Nemmeno l'abbraccio di tutta quella gente. La famiglia pensa che a causare l'incidente sia stata la moto contro cui si sono scontrati Mattia e Sebastiano e su cui viaggiavano due tunisini, uno dei quali è morto la notte stessa del suo trentesimo compleanno. «Me lo hanno ammazzato», ripete il padre di Mattia, maresciallo dell'Aeronautica in servizio alla 46ª Aerobrigata, alla fine della cerimonia funebre, prima che il corteo raggiunga il cimitero di San Prospero.
«Eri, sei e resterai per sempre un grande amico, ti vogliamo bene». «Volerti bene in vita è stato facile, dimenticarti sarà impossibile». Grandi scritte in nero, blu o in rosso. Preparate anche di notte dagli amici del diciassettenne. Striscioni tenuti alti dalle mani dei ragazzini davanti al carro funebre. Hanno accolto la bara di Mattia, salutata da lunghi applausi e dal suono delle campane. Lunga e sofferta la cerimonia: una ragazza viene colta da malore e soccorsa da un'ambulanza. Mamme premurose portano bottigliette d'acqua. Intorno occhi rossi, ragazze che si tengono per mano. Che piangono, si stringono forte per cercare un conforto che non può esserci. Così restano anche quando il parroco fa presente che «la vita è una maestra severa». E quando don Riccardo Gneri ricorda Mattia nei momenti trascorsi in parrocchia, alla cresima, la spensieratezza e i sorrisi dell'adolescente. «Dov'è Mattia ora? Perché accadono fatti come questi?», sono domande che il parroco fa sue invitando ad avere fede.
Una preoccupazione lo porta a rivolgere un invito. In situazioni come quella che sta vivendo la famiglia di Mattia può succedere che si facciano avanti «sciacalli», dice il parroco. «Ci sono persone che si offrono di mettere in contatto i familiari con il morto. Non date retta a queste cose. Mi hanno portato a far vedere alcune lettere. C'era di mezzo anche un sacerdote sbandato. Non è quella la strada».
«Ancora non riesco a rassegnarmi. Lo vedo con la borsa a tracolla e due ore dopo non c'era più», dice una mamma. In chiesa e sotto un sole che non dà tregua, vogliono essere accanto a Mattia. Nelle loro preghiere c'è anche Sebastiano Seguino, l'altro diciassettenne rimasto gravemente ferito nello scontro frontale.
La bara di Mattia è lì davanti a loro, al centro della chiesa vicino all'altare, circondata da fiori bianchi e rossi. Rose e gigli. Sono Elisa e Lorenzo a leggere due brevi ricordi di Mattia. Elisa era con lui poco prima della tragedia. Insieme avevano cantato una canzone di Alex Baroni.
I genitori della giovane vittima non si danno pace: nessuno e niente può placare il loro dolore. Nemmeno l'abbraccio di tutta quella gente. La famiglia pensa che a causare l'incidente sia stata la moto contro cui si sono scontrati Mattia e Sebastiano e su cui viaggiavano due tunisini, uno dei quali è morto la notte stessa del suo trentesimo compleanno. «Me lo hanno ammazzato», ripete il padre di Mattia, maresciallo dell'Aeronautica in servizio alla 46ª Aerobrigata, alla fine della cerimonia funebre, prima che il corteo raggiunga il cimitero di San Prospero.
«Eri, sei e resterai per sempre un grande amico, ti vogliamo bene». «Volerti bene in vita è stato facile, dimenticarti sarà impossibile». Grandi scritte in nero, blu o in rosso. Preparate anche di notte dagli amici del diciassettenne. Striscioni tenuti alti dalle mani dei ragazzini davanti al carro funebre. Hanno accolto la bara di Mattia, salutata da lunghi applausi e dal suono delle campane. Lunga e sofferta la cerimonia: una ragazza viene colta da malore e soccorsa da un'ambulanza. Mamme premurose portano bottigliette d'acqua. Intorno occhi rossi, ragazze che si tengono per mano. Che piangono, si stringono forte per cercare un conforto che non può esserci. Così restano anche quando il parroco fa presente che «la vita è una maestra severa». E quando don Riccardo Gneri ricorda Mattia nei momenti trascorsi in parrocchia, alla cresima, la spensieratezza e i sorrisi dell'adolescente. «Dov'è Mattia ora? Perché accadono fatti come questi?», sono domande che il parroco fa sue invitando ad avere fede.
Una preoccupazione lo porta a rivolgere un invito. In situazioni come quella che sta vivendo la famiglia di Mattia può succedere che si facciano avanti «sciacalli», dice il parroco. «Ci sono persone che si offrono di mettere in contatto i familiari con il morto. Non date retta a queste cose. Mi hanno portato a far vedere alcune lettere. C'era di mezzo anche un sacerdote sbandato. Non è quella la strada».
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