Il Tirreno

Pisa

SAN FREDIANO

«Chiediamo che sia fatta giustizia»

Sabrina Chiellini
Gennaro Novelli, zio di Mattia Leoni, chiede giustizia
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Gennaro Novelli, zio di Mattia Leoni, chiede giustizia

«Mio nipote aveva solo 17 anni. È morto in un incidente stradale. Può succedere, qualcuno penserà. Non è così. La moto contro cui sono finiti mio nipote e il suo amico Sebastiano, che ora è in coma, era stata rubata. In sella c'erano due clandestini. Non è storia uguale a tante».

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SAN FREDIANO. «Mio nipote aveva solo 17 anni. È morto in un incidente stradale. Può succedere, qualcuno penserà. Non è così. La moto contro cui sono finiti mio nipote e il suo amico Sebastiano, che ora è in coma, era stata rubata. In sella c'erano due clandestini. Non è storia uguale a tante».
Gennaro Novelli, zio di Mattia Leoni, non si dà pace. Mattia è morto dopo uno scontro frontale, avvenuto di notte lungo via di Mezzo Nord a San Casciano. Costato la vita anche al trentenne, originario della Tunisia, Tarek Ayari, che abitava nello stesso paese del ragazzino. Ayari (noto alle forze dell'ordine anche con molti altri nomi) era alla guida di una Honda 150 che si è scontrata contro l'Husquarna condotta da Sebastiano Seguino, 17 anni, di San Frediano, ora ricoverato in prognosi riservata a Pisa. La Honda era stata rubata lo scorso 21 luglio a Pisa. Con la vittima tunisina viaggiava un connazionale, senza fissa dimora, poi fuggito dall'incidente, avvenuto poco prima di mezzanotte. L'uomo è stato rintracciato dai carabinieri, sottoposto a fermo di polizia giudiziaria e infine rilasciato. Circostanze che, al di là di quella che sarà la ricostruzione delle probabili cause dell'incidente, hanno alimentato mille polemiche e sentimenti di ostilità verso chi viaggiava su una moto rubata.
Gennaro Novelli parte da una considerazione semplice: «Se io ospito una persona clandestina in casa, magari come badante, e vengo scoperto - si sfoga l'uomo - come minimo vengo denunciato. Dopo l'incidente le cose sono andate diversamente. La convivente del tunisino morto ha dichiarato di averlo visto uscire di casa poco prima dello scontro. Dice che era alla guida della Honda. La donna ospitava un clandestino in casa. A lei non succede niente? Nessuno la denuncia?». Domande difficili a cui Novelli, come i familiari di Mattia Leoni e tanti altri cittadini, non sanno dare una risposta. I genitori vorrebbero gridare al mondo la loro rabbia, hanno perso un figlio di 17 anni. E l'unico testimone dell'incidente, il sedicente Aymen Gamdou, 26 anni, potrebbe scomparire. È tornato nella clandestinità. La stessa condizione che aveva prima prima di restare coinvolto nello scontro frontale costato due vittime e un ragazzo in coma (oggi sarà nuovamente operato a una mano). L'atteggiamento avuto dal tunisino dopo la tragedia non ispira fiducia. Si è dileguato, ha poi chiesto aiuto a connazionali, si è fatto accompagnare al pronto soccorso dopo essersi cambiato gli abiti. Ha inventato di essersi ferito cadendo dalle scale. E quando ha capito di avere il fiato dei carabinieri sul collo si è dato alla fuga. Solo dopo ore, di notte, è stato rintracciato a Cisanello. I carabinieri lo hanno sottoposto a fermo di indiziato di delitto. Lo hanno accusato di ricettazione in concorso per la storia della moto rubata. Le dichiarazioni della convivente della vittima tunisina lo hanno aiutato. Non può essere indagato per omicidio colposo in quanto non guidava, non regge l'accusa di ricettazione: non ci sono prove che la moto fosse sua. Aymen non è in regola con il permesso di soggiorno, ma questo non fa differenza. È la legge. «Ma non è giustizia questa. Agli extracomunitari si permette tutto, tanto restano impuniti», continua Novelli. Tanti sono i motivi di rabbia. «Una luce in più in quella strada non avrebbe fatto male - aggiunge lo zio della vittima -. Servirebbero anche dei dossi per non dover piangere altre vittime. Il Comune fa tanto, per carità, ma per le strade serve qualcosa di più, così come sono necessari maggiori controlli anche da parte della polizia municipale».

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