Il dolore
LA TRAGEDIA DI SAN CASCIANO
«È stato come un boato»
«Abbiamo sentito un boato, poi la moto dei ragazzini è rimasta accesa col motore accelerato. Eravamo in cortile davanti a casa, ci siamo precipitati per strada, io come tanti altri, abbiamo cercato di aiutare i feriti
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SAN CASCIANO. «Abbiamo sentito un boato, poi la moto dei ragazzini è rimasta accesa col motore accelerato. Eravamo in cortile davanti a casa, ci siamo precipitati per strada, io come tanti altri, abbiamo cercato di aiutare i feriti. Tre erano in condizioni disperate, uno non aveva neppure un graffio. Era un tunisino, è andato via, era scioccato». Stefano Fantozzi racconta i momenti drammatici dei primi soccorsi.
L'uomo abita in via di Mezzo Nord, all'altezza del punto in cui è avvenuto il tragico scontro, tra San Casciano e San Frediano a Settimo. Sono stati i cittadini che abitano in questo tratto di strada i primi a rendersi conto della gravità della situazione, a cercare disperatamente di aiutare i feriti, dopo avere attivato 118 e vigili del fuoco di Cascina. Davanti ai loro occhi una scena terribile. Lo scooter Honda SH 150, sbriciolato nella parte anteriore, è sull'asfalto, quasi al centro della carreggiata. Vicino sono caduti i due migranti. Il conducente Tarek Ayari, 30 anni, in Italia senza permesso di soggiorno ma domiciliato a San Frediano a Settimo, in via di Mezzo Nord (a due passi dal luogo dello schianto), è in coma e morirà poco dopo. Non risponde alle agitate parole dell'amico, il connazionale Gamdou Aymen, 26 anni, senza fissa dimora, clandestino, poi sottoposto a fermo di indiziato di delitto (per il reato di ricettazione in concorso, lo scooter risulterà infatti rubato) dai carabinieri di Navacchio. Aymen, in stato confusionale, grida a lungo in mezzo alla strada prima di scomparire nel nulla, dopo aver rifiutato le cure dei soccorritori. Sul posto, arrivano anche le ambulanze della Misericordia di Cascina e della Pubblica Assistenza di Pisa. L'arrivo di così tanti mezzi di soccorso fa stare subito in ansia anche la convivente - come lei stessa ha poi raccontato - di Ayari, una giovane tunisina che i vicini conoscono col nome di Fatima. La donna, guidata da un triste presentimento, arriva sul luogo dell'incidente, cercando di capire cosa è successo. «Era appena uscito di casa - si lamenta - era insieme a un amico, non so dove stessero andando».
Più difficile raggiungere uno dei due diciassettenni, rimasto schiacciato tra la moto da cross - una Husquarna 125 condotta da Sebastiano Seguino (ricoverato in terapia intensiva) - e il terrapieno di un fossato dove la moto e il ragazzo sono finiti dopo il violento impatto. «Uno dei due ragazzi, quello finito nel fosso, si lamentava. Era rimasto schiacciato sotto la moto, rischiava di morire annegato nel fosso. Abbiamo fatto il possibile per aiutarlo, lo abbiamo tirato fuori dal fosso», continua a raccontare Fantozzi. Sull'asfalto nessun segno di frenata. Intorno, tanti cittadini. Gli abitanti, alcuni passanti e gli amici dei due diciassettenni rimasti coinvolti nel tragico scontro. Per terra pezzi di plastica, liquido delle moto e sangue.
L'uomo abita in via di Mezzo Nord, all'altezza del punto in cui è avvenuto il tragico scontro, tra San Casciano e San Frediano a Settimo. Sono stati i cittadini che abitano in questo tratto di strada i primi a rendersi conto della gravità della situazione, a cercare disperatamente di aiutare i feriti, dopo avere attivato 118 e vigili del fuoco di Cascina. Davanti ai loro occhi una scena terribile. Lo scooter Honda SH 150, sbriciolato nella parte anteriore, è sull'asfalto, quasi al centro della carreggiata. Vicino sono caduti i due migranti. Il conducente Tarek Ayari, 30 anni, in Italia senza permesso di soggiorno ma domiciliato a San Frediano a Settimo, in via di Mezzo Nord (a due passi dal luogo dello schianto), è in coma e morirà poco dopo. Non risponde alle agitate parole dell'amico, il connazionale Gamdou Aymen, 26 anni, senza fissa dimora, clandestino, poi sottoposto a fermo di indiziato di delitto (per il reato di ricettazione in concorso, lo scooter risulterà infatti rubato) dai carabinieri di Navacchio. Aymen, in stato confusionale, grida a lungo in mezzo alla strada prima di scomparire nel nulla, dopo aver rifiutato le cure dei soccorritori. Sul posto, arrivano anche le ambulanze della Misericordia di Cascina e della Pubblica Assistenza di Pisa. L'arrivo di così tanti mezzi di soccorso fa stare subito in ansia anche la convivente - come lei stessa ha poi raccontato - di Ayari, una giovane tunisina che i vicini conoscono col nome di Fatima. La donna, guidata da un triste presentimento, arriva sul luogo dell'incidente, cercando di capire cosa è successo. «Era appena uscito di casa - si lamenta - era insieme a un amico, non so dove stessero andando».
Più difficile raggiungere uno dei due diciassettenni, rimasto schiacciato tra la moto da cross - una Husquarna 125 condotta da Sebastiano Seguino (ricoverato in terapia intensiva) - e il terrapieno di un fossato dove la moto e il ragazzo sono finiti dopo il violento impatto. «Uno dei due ragazzi, quello finito nel fosso, si lamentava. Era rimasto schiacciato sotto la moto, rischiava di morire annegato nel fosso. Abbiamo fatto il possibile per aiutarlo, lo abbiamo tirato fuori dal fosso», continua a raccontare Fantozzi. Sull'asfalto nessun segno di frenata. Intorno, tanti cittadini. Gli abitanti, alcuni passanti e gli amici dei due diciassettenni rimasti coinvolti nel tragico scontro. Per terra pezzi di plastica, liquido delle moto e sangue.
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