Il Tirreno

Pisa

È pisana d'adozioneuna delle filosofe più importanti di Francia

La filosofa Michela Marzano, pisana d’adozione, insegna a Parigi
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La filosofa Michela Marzano, pisana d’adozione, insegna a Parigi

In Italia si sono ricordati di me solo quando a Parigi sono stata inserita nella lista dei pensatori più influenti

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PISA. Le idee non hanno nazionalità, sesso né età. Quando sono buone la gente sa riconoscerle, apprezzarle e soprattutto ascoltarle. Probabilmente questo è uno dei segreti del successo della professoressa Michela Marzano, la giovane filosofa formatasi a Pisa che ha stregato i francesi. Trentanove anni, originaria di Roma ma toscana d'adozione, l'ex normalista da qualche anno vive e lavora a Parigi, dove occupa una cattedra alla prestigiosa università della Sorbona.
Mesi fa il "Nouvel Observateur" l'ha inserita nella lista dei 50 pensatori più importanti di Francia insieme a personaggi del calibro di Bernard-Henri Lévy, André Glucksmann ed Edgar Morin. Quella di Marzano può essere messa nell'elenco delle storie dei cervelli in fuga, anche se lei non ama molto che le attribuiscano questa definizione.
«È successo tutto molto velocemente», racconta Marzano, che è andata oltralpe nel 1999, dopo quasi dieci anni trascorsi a Pisa, dove ha frequentato la Normale, fatto il dottorato e seguito gli insegnamenti del suo maestro Remo Bodei, altro filosofo dall'illustre pedigree.
«Sono venuta in Francia come ricercatrice al Centro nazionale della ricerca scientifica francese e poco dopo, a soli 36 anni, ho ottenuto l'abilitazione come professoressa universitaria - racconta - Da lì a breve si è innescata una dinamica positiva: stavo bene, ho iniziato a pubblicare libri e a partecipare al dibattito pubblico. Poi una mattina ho scoperto dalla locandina di un'edicola che ero stata inserita in questa famosa lista. A quel punto anche in Italia si sono ricordati di me e il telefono ha cominciato a squillare».
Ci sono voluti i cugini francesi per svegliare l'intellighenzia italiana e spingere i media ad occuparsi del lavoro di questa emigrata d'eccezione.
«Cervello in fuga? No, non mi definirei tale anche se me lo chiedono molto spesso. Direi che tutto è avvenuto per caso. Non so se in Italia avrei avuto le stesse opportunità: sono giovane, donna e straniera, eppure questo non ha rappresentato un handicap per i francesi. Beh, è difficile pensare che una cosa del genere potesse avvenire con la stessa naturalezza anche in Italia».
Una volta esploso, il "fenomeno Marzano" non accenna a placarsi: i grandi quotidiani la intervistano, partecipa a programmi radiofonici e le case editrici fanno a gara per pubblicare in italiano i lavori che l'hanno resa famosa al di là delle Alpi. «Mi occupo di filosofia del corpo, cioè di tutti quei problemi legati a come percepiamo e viviamo la nostra fisicità: dalla sessualità alla salute», spiega.
Su questi argomenti nel 2007 ha pubblicato il Dictionnaire du corps, mentre nei suoi libri successivi si è occupata di etica e di paura. «Nel mio ultimo lavoro, invece, mi sono dedicata al modo in cui il pensiero manageriale sta dilagando al di fuori dei confini aziendali, per invadere ogni aspetto della vita privata e sociale dell'individuo». Argomenti che non sembrano conoscere frontiere e che forse in Italia troverebbero anche più di un motivo per essere discussi. Ciò nonostante la Marzano preferisce rimanere nel suo eldorado francese. Almeno per il momento: «L'Italia mi manca molto. Ho conservato la nazionalità e non ho nessuna intenzione di abbandonarla. Io mi sento italiana - dice con lieve accento francese - su questo non ci sono dubbi. Tuttavia non so se ora tornerei a lavorare nel nostro Paese: da noi è difficile trovare un'università o un centro di ricerca che assicuri la stessa libertà di manovra di cui godo in Francia. E tra l'altro nessuno si è ancora fatto vivo per propormi un incarico serio. Per ora sono stata invitata solo per qualche iniziativa estemporanea».
Ma dalla Francia come giudica Pisa, la città dove si è formata? «In generale mi sembra che in Italia si stia assistendo ad un impoverimento culturale, c'è un clima fortemente anti-intellettuale - conclude - Basti pensare che Remo Bodei, uno dei maggiori filosofi contemporanei, è stato costretto ad andare negli Stati Uniti perché la Normale non gli ha assegnato quella cattedra che avrebbe assolutamente meritato». Chapeau.

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