La manifestazione
PASSEGGERI INFURIATI CON RYANAIR
Sovrapprezzi e code Nella trappola del low cost
Carlo Bartoli
◗
Qui sotto passeggeri in attesa davanti agli sportelli dell’aeroporto Galilei di PisaAttenti alla valigia: se supera i 10 chili si paga. E per chi non stampa la carta da internet c'è una "multa" da 53 euro. Tra bagagli troppo pesanti, carte di imbarco non stampate e altre diavolerie, le discussioni si moltiplicano, i tempi si dilatano e gli sportelli, invece, si riducono, per limitare le spese. E' la dura legge del low cost. E l’imbarco è un caos
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PISA. Per tagliare i costi, forse un domani si volerà in piedi e ci sarà soltanto una toilette per ogni aereo, ma la dura legge del low cost, purtroppo, non finisce qui.
Tanto che, al momento dell'imbarco, è bene avere i nervi saldi, un pizzico di fortuna e una carta di credito sempre a portata di mano.
Quanto a codici e codicilli, Ryanair, la compagnia irlandese che ha aperto i cieli a tutti i portafogli, fa infatti concorrenza a banche e assicurazioni: al primo passo falso scatta la sanzione pecuniaria. La biglietteria dell'aeroporto Galilei di Pisa, è una piccola bolgia dantesca. Quattro sportelli aperti. Due, quasi sempre vuoti, dedicati a tutte le compagnie che fanno scalo a Pisa. Altri due, riservati a Ryanair e affollati da gente inferocita, abbacchiata, rassegnata. Rita Calabretta, una gentile signora meridionale in partenza per Lamezia Terme, borsetta di Gucci e tailleur giallo, è invelenita: il suo bagaglio supera i dieci chili previsti e deve pagare un sovrapprezzo. Per un paio di chili di più le viene appioppata una tariffa davvero poco low cost: 30 euro. (LEGGI IL REBUS BAGAGLI)
«E' una vergogna, non volerò mai più con voi» è una delle poche frasi riferibili che pronuncia mentre è costretta a fare la coda, in attesa di pagare il sovrapprezzo con il rischio di perdere il volo. Nieczecca Sarnowicz, è una cinquantenne polacca che mastica poco l'italiano, ma fa vivacemente capire di essere infuriata. Per essere sicura di far arrivare la propria protesta ci prende il taccuino di mano e scrive in stampatello il proprio, complicatissimo, nome e cognome, mentre racconta: «Siamo in quattro e dobbiamo pagare altri 90 euro». Dietro il vetro, gli impiegati sono sotto pressione per le continue proteste dei passeggeri: non è facile far fronte all'arrabbiatura di chi si sente «tosato» e ad un'addetta scappa qualche parola decisamente di troppo, oltre alla minaccia di chiamare la polizia se non si rispetta la coda.
Il volo per Lamezia è emblematico. Carlo Amato è il più infuriato: «C'è una clausola piccola piccola a cui non avevo prestato attenzione che impone l'obbligo di fare il check-in online». Check-in on line: maligne parolette inglesi che significano che occorre stampare la carta d'imbarco da Internet. In caso di dimenticanza si paga la bellezza di 53 euro a passeggero. «La stampa di un foglio - impreca Amato - mi costa assai più dell'intero biglietto!». Dietro di lui, una piccola processione. Anche Vincenzo Amelitano deve pagare 53 euro per potersi imbarcare. «In Spagna - dice - è possibile depositare il reclamo per il cattivo funzionamento di un qualsiasi pubblico esercizio, qui ti spellano vivo e non ti danno neppure la possibilità di protestare. Se lo fai, le impiegate ti rispondono che non sono della Ryanair e quindi bisogna pagare e stare zitti».
Quelle parolette inglesi fanno strage di passeggeri. Roberta Iacomini è una garbata signora pisana residente in Belgio. Sta per imbarcarsi per Charleroi quando le contestano di non aver fatto il check-in online. «Quando sono arrivata a primavera non era necessario. L'obbligo, ho scoperto, è stato introdotto il 21 maggio, dopo il mio arrivo». E quindi, al ritorno, agli 80 euro pagati per il volo di andata e ritorno, deve aggiungerne altri 53. «Questa - afferma con voce pacata, ma decisa - è l'ultima volta che utilizzo Ryanair, anche a costo di non atterrare più a Pisa».
Lo scorso fine settimana al Galilei si è sfiorata la rissa. Volo per Trapani delle 7,10. Trenta minuti prima del decollo l'unico check operativo chiude i battenti. E noi, chiedono smarriti i passeggeri in fila da più di un'ora? Spiacenti, l'imbarco è chiuso, tornatevene a casa. Lo smarrimento si trasforma in incazzatura e per evitare problemi di ordine pubblico si decide di chiudere un occhio e di continuare il check-in.
Del resto, è un cane che si morde la coda: le due ore canoniche per l'imbarco a volte non bastano, perché tra bagagli troppo pesanti, carte di imbarco non stampate e altre diavolerie, le discussioni si moltiplicano, i tempi si dilatano e gli sportelli, invece, si riducono, per limitare le spese. Oltretutto, c'è molta rigidità nel far osservare le regole: se il bagaglio a mano supera le dimensioni consentite non passa. Venerdì, una donna ha dovuto lasciare all'imbarco un dono di nozze e chiamare un amico che è arrivato in fretta e furia da La Spezia per recuperarlo.
Tanto che, al momento dell'imbarco, è bene avere i nervi saldi, un pizzico di fortuna e una carta di credito sempre a portata di mano.
Quanto a codici e codicilli, Ryanair, la compagnia irlandese che ha aperto i cieli a tutti i portafogli, fa infatti concorrenza a banche e assicurazioni: al primo passo falso scatta la sanzione pecuniaria. La biglietteria dell'aeroporto Galilei di Pisa, è una piccola bolgia dantesca. Quattro sportelli aperti. Due, quasi sempre vuoti, dedicati a tutte le compagnie che fanno scalo a Pisa. Altri due, riservati a Ryanair e affollati da gente inferocita, abbacchiata, rassegnata. Rita Calabretta, una gentile signora meridionale in partenza per Lamezia Terme, borsetta di Gucci e tailleur giallo, è invelenita: il suo bagaglio supera i dieci chili previsti e deve pagare un sovrapprezzo. Per un paio di chili di più le viene appioppata una tariffa davvero poco low cost: 30 euro. (LEGGI IL REBUS BAGAGLI)
«E' una vergogna, non volerò mai più con voi» è una delle poche frasi riferibili che pronuncia mentre è costretta a fare la coda, in attesa di pagare il sovrapprezzo con il rischio di perdere il volo. Nieczecca Sarnowicz, è una cinquantenne polacca che mastica poco l'italiano, ma fa vivacemente capire di essere infuriata. Per essere sicura di far arrivare la propria protesta ci prende il taccuino di mano e scrive in stampatello il proprio, complicatissimo, nome e cognome, mentre racconta: «Siamo in quattro e dobbiamo pagare altri 90 euro». Dietro il vetro, gli impiegati sono sotto pressione per le continue proteste dei passeggeri: non è facile far fronte all'arrabbiatura di chi si sente «tosato» e ad un'addetta scappa qualche parola decisamente di troppo, oltre alla minaccia di chiamare la polizia se non si rispetta la coda.
Il volo per Lamezia è emblematico. Carlo Amato è il più infuriato: «C'è una clausola piccola piccola a cui non avevo prestato attenzione che impone l'obbligo di fare il check-in online». Check-in on line: maligne parolette inglesi che significano che occorre stampare la carta d'imbarco da Internet. In caso di dimenticanza si paga la bellezza di 53 euro a passeggero. «La stampa di un foglio - impreca Amato - mi costa assai più dell'intero biglietto!». Dietro di lui, una piccola processione. Anche Vincenzo Amelitano deve pagare 53 euro per potersi imbarcare. «In Spagna - dice - è possibile depositare il reclamo per il cattivo funzionamento di un qualsiasi pubblico esercizio, qui ti spellano vivo e non ti danno neppure la possibilità di protestare. Se lo fai, le impiegate ti rispondono che non sono della Ryanair e quindi bisogna pagare e stare zitti».
Quelle parolette inglesi fanno strage di passeggeri. Roberta Iacomini è una garbata signora pisana residente in Belgio. Sta per imbarcarsi per Charleroi quando le contestano di non aver fatto il check-in online. «Quando sono arrivata a primavera non era necessario. L'obbligo, ho scoperto, è stato introdotto il 21 maggio, dopo il mio arrivo». E quindi, al ritorno, agli 80 euro pagati per il volo di andata e ritorno, deve aggiungerne altri 53. «Questa - afferma con voce pacata, ma decisa - è l'ultima volta che utilizzo Ryanair, anche a costo di non atterrare più a Pisa».
Lo scorso fine settimana al Galilei si è sfiorata la rissa. Volo per Trapani delle 7,10. Trenta minuti prima del decollo l'unico check operativo chiude i battenti. E noi, chiedono smarriti i passeggeri in fila da più di un'ora? Spiacenti, l'imbarco è chiuso, tornatevene a casa. Lo smarrimento si trasforma in incazzatura e per evitare problemi di ordine pubblico si decide di chiudere un occhio e di continuare il check-in.
Del resto, è un cane che si morde la coda: le due ore canoniche per l'imbarco a volte non bastano, perché tra bagagli troppo pesanti, carte di imbarco non stampate e altre diavolerie, le discussioni si moltiplicano, i tempi si dilatano e gli sportelli, invece, si riducono, per limitare le spese. Oltretutto, c'è molta rigidità nel far osservare le regole: se il bagaglio a mano supera le dimensioni consentite non passa. Venerdì, una donna ha dovuto lasciare all'imbarco un dono di nozze e chiamare un amico che è arrivato in fretta e furia da La Spezia per recuperarlo.
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