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PROGETTO PISANO

L'impianto che vince sull'effetto serra

L'impianto che vince sull'effetto serra

È il metodo che entusiasma Barack Obama e che è stato approvato al G8 dell'Aquila

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PISA. È il metodo che entusiasma Barack Obama e fa sognare un mondo ad "emissioni zero": catturare l'anidride carbonica prima che venga rilasciata in atmosfera, ridurla allo stato liquido e stoccarla sotto terra o in fondo al mare. Un programma ambizioso, studiato al Centro ricerche Enel di Pisa e sperimentato a Livorno. Una tecnica che ha messo d'accordo i grandi del mondo riuniti a L'Aquila per il G8, il presidente americano in primis: oltre all'investimento sulle rinnovabili, da ora in avanti i paesi industrializzati punteranno su questa soluzione per eliminare uno dei principali responsabili dell'effetto serra, la Co2 appunto.

Parliamo della nuova "cura" con Sauro Pasini, responsabile della ricerca Enel: «Quello del carbon capture and sequestration è un settore che interessa tutti gli stati che utilizzano combustibili fossili per produrre energia. Potrà essere usato nelle centrali elettriche a carbone, che da sole rilasciano enormi quantitativi di Co2». In Europa, negli Stati Uniti e in Cina ci sono diversi gruppi che stanno lavorando a questo sistema. Fra i molti, Enel occupa sicuramente la posizione di azienda leader in questo settore. E molte delle idee che dovranno realizzare un mondo dal "pollice verde", vengono sviluppate a Pisa, nel Centro ricerche Enel.

«Esistono varie tecnologie e con diversi gradi di sviluppo per ridurre le emissioni di anidride carbonica - afferma Pasini - Noi ne abbiamo ideati tre e sono stati messi a punto a Pisa: il primo riguarda un impianto di cattura e liquefazione della Co2 che sarà realizzato a Brindisi. Il progetto è portato avanti in collaborazione con Eni, che avrà il compito di iniettare l'anidride carbonica all'interno del giacimento esaurito di Stogit a Cortemaggiore, (Piacenza ndr). Un secondo sistema prevede la separazione dell'azoto e dell'ossigeno presenti nell'aria, e utilizza quest'ultimo per la combustione del carbone. Si ottengono così fumi composti al 90% da Co2 pronta per essere stoccata. In questo caso i test vengono svolti nell'area sperimentale Enel di Livorno. Il terzo metodo, infine, è il più affascinante e consiste nella gassificazione del carbone. In tal modo, con opportuni procedimenti, è possibile ricavare Co2 e idrogeno, dalla cui combustione si può produrre elettricità a emissioni zero».

La strada per costruire la società del futuro segue due principi regolatori: riduzione delle emissioni e sviluppo delle rinnovabili. Ora che anche gli organismi internazionali sono decisi ad investire su queste possibilità, il Centro di ricerche Enel di Pisa è pronto a fare la sua parte. «Ancora per molti anni non si potrà fare a meno di produrre elettricità con i combustibili fossili, per questo è necessario puntare su tecnologie che consentano di abbattere le emissioni di Co2. L'Unione europea ha recentemente stanziato 4 miliardi di euro per progetti che rientrano in questi due filoni. Tra i lavori finanziati, anche quello firmato Enel, che prevede la realizzazione di un impianto a Porto Tolle, su una centrale a carbone da 2.000 megawatt».

L'idea di stoccare anidride carbonica in siti geologici, secondo Pasini non presenta alcun rischio per l'ambiente e per la salute dei cittadini: «Già da molti anni il mondo petrolifero utilizza la Co2 per estrarre altri oli - spiega l'ingegnere - Iniettarla in sistemi naturali geologicamente stabili (giacimenti esauriti di petrolio o metano ndr), nelle ex miniere di carbone oppure negli acquiferi marini profondi, non crea alcun problema. Il mare del Nord, ad esempio, permetterebbe di accogliere tutta la Co2 prodotta in Europa per 200 anni».

Ci vorrà ancora un po' di tempo perché questa tecnologia sia diffusa e commercializzata: «Puntiamo ad avere il primo impianto dimostrativo entro il 2015. L'obiettivo è di arrivare al 2030 con tutte le centrali elettriche a carbone equipaggiate con la nuova tecnologia». E i costi? «Si tratta di processi onerosi che incidono sul prezzo finale dell'energia elettrica, ma che potrebbero essere compensati dall'abbattimento o dalla scomparsa della carbon tax, che oggi gli operatori elettrici pagano in rapporto alle emissioni di Co2. Per non dire delle importantissime ricadute in termini ambientali, che si otterrebbero applicando queste tecnologie a grandi consumatori di carbone come Cina e India».

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