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La scure del governosu 252 posti nelle scuole

La scure del governosu 252 posti nelle scuole

A settembre la campanella suonerà di nuovo, ma nelle scuole della provincia di Pisa mancheranno all’appello 252 posti di lavoro tra docenti e personale Ata (custodi, assistenti amministrativi e tecnici). Il dato è stato fornito ieri dalla Federazione lavoratori della conoscenza della Cgil, che teme ripercussioni negative non soltanto sulla qualità dell’offerta formativa, ma anche sul funzionamento degli istituti

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PISA. A settembre la campanella suonerà di nuovo, ma nelle scuole della provincia di Pisa mancheranno all’appello 252 posti di lavoro tra docenti e personale Ata (custodi, assistenti amministrativi e tecnici). Il dato è stato fornito ieri dalla Federazione lavoratori della conoscenza della Cgil, che teme ripercussioni negative non soltanto sulla qualità dell’offerta formativa, ma anche sul funzionamento degli istituti.

«La preoccupazione che avevamo espresso come Cgil nel corso dell’anno sul grave colpo che sarebbe stato inferto alla funzionalità e alla qualità della scuola statale dalla politica dei tagli del governo, è stata purtroppo confermata - dice la sindacalista Gabriella Bresci -. Le ricadute occupazionali gravano sul personale precario, docente e Ata, che per la sua specificità, la sua professionalità, l’alta anzianità di servizio, nella maggior parte dei casi, è difficilmente ricollocabile. Se si tiene conto della difficile situazione economica in cui versa il nostro Paese, la ricaduta sociale di questa perdita di posti di lavoro non sarà certo indifferente». Secondo la Cgil, «in provincia di Pisa si sono persi 86 posti Ata, di cui 66 nel profilo di collaboratore scolastico.

La diminuzione di collaboratori scolastici, oltre a comportare difficoltà nell’apertura e chiusura delle scuole per garantire l’attuale tempo scuola, non potrà garantire nemmeno l’adeguata sorveglianza in tutti i plessi e su tutti i piani degli edifici scolastici. Ad esempio, come può un solo collaboratore scolastico garantire la sorveglianza contemporaneamente su più piani? Come può garantire la vigilanza mentre presta ausilio materiale all’alunno in difficoltà? Tutto ciò alla faccia della lotta al bullismo, allo spaccio di droga nella scuola, etc.».

«Che dire poi - prosegue Bresci - della difficile situazione in cui si è trovato ad operare il nostro Ufficio scolastico provinciale (Usp) nell’assegnazione alle singole scuole degli assistenti amministrativi e tecnici che, a causa dell’insufficiente contingente assegnato alla nostra provincia, ha dovuto scegliere tra il servizio amministrativo o tecnico? Privilegiare il servizio amministrativo assegnando il numero minimo indispensabile di assistenti amministrativi? O privilegiare l’utilizzo dei laboratori assegnando il numero minimo indispensabile di assistenti tecnici? Per scongiurare il tracollo funzionale dell’attività amministrativa - dice ancora la sindacalista -, l’Usp ha scelto la prima via; ciò ha comportato che ad alcuni laboratori, attualmente funzionanti, non è stato assegnato l’assistente tecnico, figura indispensabile per il corretto funzionamento delle esercitazioni. Le attività di laboratorio saranno così ridotte, si avrà un ritorno al passato, con una didattica senza esperienze e verifiche laboratoriali. Questo anche nelle scuole con indirizzi professionalizzanti, come gli istituti tecnici e professionali. L’investimento della Provincia su diversi laboratori sarà vanificato perché il prossimo anno molti laboratori non funzioneranno o saranno sottoutilizzati ».

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