Il Tirreno

Pisa

Presidio davanti all’ufficio protocollo dell’Università per protestare contro i bandi

«No alle docenze gratuite»

Il presidio dei precari della ricerca davanti all’ufficio protocollo dell’ateneo
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Il presidio dei precari della ricerca davanti all’ufficio protocollo dell’ateneo

«Presidiare l'ateno per impedire, democraticamente, l'accesso ad un concorso scellerato». È questa l'azione intrapresa dai componenti l'assemblea dei precari della ricerca e della didattica dell'Università di Pisa, che anche ieri hanno organizzato un presidio di fronte all'ufficio protocollo in Lungarno Pacinotti, per dissuadere eventuali colleghi dal presentare domanda

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PISA. «Presidiare l'ateno per impedire, democraticamente, l'accesso ad un concorso scellerato». È questa l'azione intrapresa dai componenti l'assemblea dei precari della ricerca e della didattica dell'Università di Pisa, che anche ieri hanno organizzato un presidio di fronte all'ufficio protocollo in Lungarno Pacinotti, per dissuadere eventuali colleghi dal presentare domanda.
Lo scenario dell'ennesimo colpo inferto alla ricerca ed all'istruzione, ma soprattutto all'occupazione di docenti precari, prende consistenza con la pubblicazione, nei giorni scorsi, dei «bandi della vergogna», come sono stati da subito definiti. Si tratta di 175 contratti annuali di insegnamento alla facoltà di Lettere e a quella di Scienze, di cui 145 a titolo completamente gratuito. A questi si aggiungono i 16 gratuiti (su 22) a Farmacia e i 3 (su 4) a Lingue. Ai bandi possono partecipare anche i dottorandi, nonostante la loro posizione - affermano i precari - sia incompatibile per legge con incarichi di docenza.
«È un'iniziativa gravissima - dicono ancora i precari - che colpisce la dignità di coloro che prestano la propria opera intellettuale al servizio della formazione delle nuove generazioni. I provvedimenti governativi sono stati addirittura estremizzati dall'ateneo pisano che vorrebbe giustificare la scelta adducendo la solita carenza di fondi. A tal proposito, che fine hanno fatto i 600.000 euro per i contratti di insegnamento stanziati nel bilancio preventivo per il 2009? E cosa si intende fare dei 2 milioni e 660mila euro previsti per affidamenti interni a personale strutturato che pure da quest'anno, a norma di legge, non può più ricevere integrazioni di stipendio?».
Una querelle che cresce di ora in ora, sostenuta al momento da pochi irriducibili, forti soltanto delle loro ragioni. «Questo provvedimento - aggiungono i Cobas - è ancor più grave perché permette l'insegnamento anche al personale in formazione, ovvero dottorandi, borsisti, assegnisti, contrattisti. È un paradosso: prima si negano i più elementari diritti del lavoro, poi si coinvolgono i soggetti più deboli, ricattabili dai baroni di turno, ad effettuare gratuitamente attività senza le quali le facoltà non potrebbero andare avanti».
Sulla vicenda interviene La Sinistra: «Com'era prevedibile, i tagli all'università hanno colpito l'offerta formativa. Gli organi di governo dell'ateneo hanno risposto con supina acquiescenza, ricorrendo a incarichi e prestazioni non retribuite. Se quindi resta ancora irrisolta la questione dei tagli alle biblioteche, si aggiunge un provvedimento senza precedenti e di enormi proporzioni, che apre la stagione del lavoro non pagato».
D.G.

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