Il Tirreno

Pisa

L’avvocato Callaioli, garante dei diritti: ormai la situazione è esplosiva per il sovraffollamento e il caldo

Atti d'autolesionismo al carcere Don Bosco

Antonio Scuglia
L’ingresso del carcere Don Bosco
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L’ingresso del carcere Don Bosco

Tentativi di suicidio, gravi atti di autolesionismo, scioperi della fame: la situazione al carcere Don Bosco (400 detenuti, quasi il doppio di quanti potrebbe contenerne la vecchia struttura) nei giorni scorsi è diventata davvero esplosiva

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PISA. Tentativi di suicidio, gravi atti di autolesionismo, scioperi della fame: la situazione al carcere Don Bosco (400 detenuti, quasi il doppio di quanti potrebbe contenerne la vecchia struttura) nei giorni scorsi è diventata davvero esplosiva.
La settimana scorsa un giovane detenuto (è italiano, contrariamente a quanto era emerso in un primo momento) ha tentato di impiccarsi nella sua cella e solo il pronto intervento delle guardie lo ha salvato. Anche due marocchini si sono feriti seriamente tagliandosi le vene dei polsi. I fatti sono stati confermati ieri dall'avvocato Andrea Callaioli, garante dei diritti dei detenuti: «La direzione del carcere mi ha confermato un tentativo serio di suicidio e due atti, meno gravi, di autolesionismo».
Quella del Don Bosco è una situazione grave da tempo. «E ora sta esplodendo, - spiega preoccupato Callaioli. - Il disagio è anche aggravato dall'alta temperatura e dal fatto che, iniziando le ferie, diminuisce il numero degli operatori e dei volontari. E tutto questo non fa che acuire i problemi già esistenti».
Un altro detenuto ha annunciato con una lettera al Tirreno di avere iniziato lo sciopero della fame: «Ho contattato un'associazione per occuparsi del mio caso e spero di incontrare al più presto il Garante».
Il quale a sua volta si muove su un terreno sempre più accidentato: «La circolare Ionta sulle visite ai detenuti - dice l'avvocato Callaioli - ha peggiorato molto le cose. Fino a qualche mese fa potevo recarmi ogni settimana al Don Bosco e visitare liberamente le sezioni, ora non posso più farlo nonostante la collaborazione del dottor Cerri, direttore dell'istituto penitenziario». Il Garante oltretutto sta operando tuttora in regime di prorogatio.

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