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"L'alcol lo porto da casa"I giovani contro i divieti

"L'alcol lo porto da casa"I giovani contro i divieti

Alle 22 a Pisa scatta il divieto di vendita di alcol in bottiglie di vetro. Ma i giovani l'alcol se lo portano da casa

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PISA. Ore 22, piazza Garibaldi. E’ qui il cuore e il punto di partenza della movida pisana. Qui, nella piazza centrale della città, gruppi di studenti stazionano in piedi o seduti sulle spallette dell’Arno. E da qui si spostano nelle strade e piazzette medievali in cerca di pub e bar dove bersi una birra, un cocktail, un bicchiere di vino con gli amici. Fino a notte fonda.

Ma alle 22 scatta il divieto: basta bottiglie di vetro. E lentamente anche le luci sulla notte devono cominciare a scendere: a mezzanotte è l’ora della chiusura infrasettimanale, all’una il venerdì e sabato.

A meno che il commerciante (finora l’hanno fatto in 60 su 300) non abbia firmato il «Patto per Pisa viva e vivibile», ovvero si sia preso la responsabilità di mantenere il decoro dello spazio vicino al locale. Ecco allora un’ora in più di apertura a disposizione.

Ma l’appello-ordinanza al popolo della notte non si ferma all’alcol. Il decalogo del sindaco di Pisa è un invito a non abbandonare i rifiuti, non orinare per strada, non parcheggiare in doppia fila, non alzare la voce, non improvvisare concerti, non disturbare la quiete degli altri. Insomma, mentre un po’ tutte le città toscane hanno puntato il dito sugli orari e la vendita di bottiglie, Pisa prova a coinvolgere gestori di locali e ragazzi nell’idea di un cambio di mentalità più ampio.

E il giro per la notte della movida dice che in effetti qualcosa è cambiato. I bar soprattutto sembrano rispettare gli orari e il divieto di vendita. Qua e là c’è più ordine. Ma per strada in realtà chi beve da contenitori di vetro c’è sempre. Così come i vuoti delle bottiglie e dei bicchieri, anche quelli di plastica, continuano a rimanere sulle spallette della Pisa by night. Anche l’odore acre da wc sporco di certi vicoli è rimasto intatto. Per muoversi in auto bisogna sempre fare lo slalom tra le altre in doppia fila. E in certe piazze - Vettovaglie, Santa Caterina, dei Cavalieri - non è raro sentire tamburi e canti. «Di notte devo studiare e dormire con i tappi», racconta Michele, studente che vive in Piazza delle Vettovaglie.

«Il fine dei provvedimenti è giusto», spiega Marco mentre beve una birra, «ma non il metodo. Non è così che si garantisce più convivenza». «Dovrebbero metterci in condizioni di rispettare le prescrizioni», gli fa eco Marcello. «Non fare pipì per strada è giusto, ma non ci sono bagni pubblici e/o chimici. Poi ci chiedono di non lasciare la spazzatura sulle spallette ma sui lungarni non ci sono cestini...».

All’una - è venerdì notte - scatta il coprifuoco, e le saracinesche si abbassano inesorabili (per pub e locali che aderiscono al patto c’è un’ora in più). E se ci spostiamo sul lungarno Galilei ecco che in effetti c’è chi già dalle 23,30 non accoglie più nessuno.
«E noi? Dopo che non è più possibile stare in un locale, o davanti - continuano le voci dei ragazzi per strada - cerchiamo altri punti di ritrovo, magari piazzette o appunto le spallette. E così magari restiamo fuori in tanti e si fa anche più rumore».

È a questo punto che spuntano anche bottiglie e lattine, magari recuperate dopo la chiusura dai frigo di casa, aggirando così i divieti. Insomma, se in città non si possono comprare molti ragazzi se le portano da casa. E si va avanti per ore a bere e a far chiasso.
E allora i gestori dei pub consigliano di rivalutare la politica delle sanzioni.

«Per pochi che creano scompiglio - dicono - si finisce per bollare come rumorosa un’intera piazza, magari facendo infuriare chi vorrebbe dormire. Per avere una Pisa più vivibile, basterebbe avere un po’ più di controllo, che le telecamere venissero usate, o un paio di guardie in piazza».

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di Redazione web