Il dolore
La perseguita da 14 anni: denunciato
Candida Virgone
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In aumento i casi di stalkingPraticamente stanno invecchiando insieme. Lui la segue dalla bellezza di 14 anni, non dandole pace. Lei se lo ritrova al cinema, alle feste con amici comuni, alle cene, nei negozi, per strada, mentre sorbisce un caffè, ovunque vada. Una vera persecuzione o stalking che dir si voglia.
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PISA. Praticamente stanno invecchiando insieme. Lui la segue dalla bellezza di 14 anni, non dandole pace. Lei se lo ritrova al cinema, alle feste con amici comuni, alle cene, nei negozi, per strada, mentre sorbisce un caffè, ovunque vada. Una vera persecuzione o stalking che dir si voglia. Ma da aprile scorso anche in Italia è stato colmato un vuoto legislativo pari solo a quello tuttora esistente nel furto d'identità (supplito per il momento dalla vecchia sostituzione di persona) e, al posto di quelle che venivano classificate come molestie o minacce, esiste il reato di atti persecutori, articolo 612 bis del codice penale.
A Pisa negli ultimi tempi i casi emersi sarebbero tre, due più recenti, che hanno visto l'intervento del questore con ammonimenti ai due «persecutori», e il terzo, quello più vecchio, ormai annoso, di cui si parlava all'inizio (tale da far venire in mente il film «Attrazione fatale»), che si è concluso recentemente con una querela di parte.
Perché le strade da percorrere - è bene saperlo - sono due: o appunto la querela di parte, che porta poi l'azione, riconosciuto eventualmente il reato, in sede penale, o l'ammonimento da parte del questore, che sfocia quindi, di fronte ad eventuali inadempimenti, in una querela d'ufficio in cui il reato è aggravato dall'inottemperanza del precedente avvertimento.
I casi a Pisa, dunque, si diceva, sono tre. Uno riguarda una signora oggi di 35 anni perseguitata da un uomo da ben quattordici, dunque da quando era ventenne. L'altro quello di due giovani donne, una alle prese da sei anni con l'ex convivente che non si rassegna alla fine della relazione, vissuta come un abbandono ingiusto, l'altra da sette mesi in lizza con l'ex fidanzato. In questo caso le molestie sarebbero più leggere, se così si può dire: si limiterebbero, come purtroppo spesso accade, a messaggi, telefonate, insulti per strada, parolacce, telefonate agli amici comuni più cari con particolari di ogni genere sui comportamenti della presunta rivale da ridurre all'impotenza. Tu non sai cosa fa o cosa dice la tua amica, ora te lo racconto io. E giù una valanga di confidenze non richieste. Una vera tortura che ha costretto le due giovani donne a rivolgersi alla polizia raccontando tutto quello che è accaduto nei mesi e negli anni e chiedendo un intervento risolutore ad una situazione che finisce per avvelenare l'esistenza e rendere impossibile anche lo svolgimento della vita quotidiana, come l'attività lavorativa o un'uscita serale, e creare ansia e paura.
I due provvedimenti presi dal questore sono i primi del genere avvenuti in zona, anche perché il reato è stato introdotto in Italia il 23 aprile scorso con l'approvazione del decreto legge 11 del 23 febbraio, promosso dal ministro per la pari opportunità, Mara Carfagna.
Fortunatamente i casi pisani, per quanto molesti, non riguardano minacce gravi come in tante storie sottovalutate e finite con l'uccisione della vittima, ma psicologicamente per la loro lunghezza possono essere e sono stati devastanti.
A Pisa negli ultimi tempi i casi emersi sarebbero tre, due più recenti, che hanno visto l'intervento del questore con ammonimenti ai due «persecutori», e il terzo, quello più vecchio, ormai annoso, di cui si parlava all'inizio (tale da far venire in mente il film «Attrazione fatale»), che si è concluso recentemente con una querela di parte.
Perché le strade da percorrere - è bene saperlo - sono due: o appunto la querela di parte, che porta poi l'azione, riconosciuto eventualmente il reato, in sede penale, o l'ammonimento da parte del questore, che sfocia quindi, di fronte ad eventuali inadempimenti, in una querela d'ufficio in cui il reato è aggravato dall'inottemperanza del precedente avvertimento.
I casi a Pisa, dunque, si diceva, sono tre. Uno riguarda una signora oggi di 35 anni perseguitata da un uomo da ben quattordici, dunque da quando era ventenne. L'altro quello di due giovani donne, una alle prese da sei anni con l'ex convivente che non si rassegna alla fine della relazione, vissuta come un abbandono ingiusto, l'altra da sette mesi in lizza con l'ex fidanzato. In questo caso le molestie sarebbero più leggere, se così si può dire: si limiterebbero, come purtroppo spesso accade, a messaggi, telefonate, insulti per strada, parolacce, telefonate agli amici comuni più cari con particolari di ogni genere sui comportamenti della presunta rivale da ridurre all'impotenza. Tu non sai cosa fa o cosa dice la tua amica, ora te lo racconto io. E giù una valanga di confidenze non richieste. Una vera tortura che ha costretto le due giovani donne a rivolgersi alla polizia raccontando tutto quello che è accaduto nei mesi e negli anni e chiedendo un intervento risolutore ad una situazione che finisce per avvelenare l'esistenza e rendere impossibile anche lo svolgimento della vita quotidiana, come l'attività lavorativa o un'uscita serale, e creare ansia e paura.
I due provvedimenti presi dal questore sono i primi del genere avvenuti in zona, anche perché il reato è stato introdotto in Italia il 23 aprile scorso con l'approvazione del decreto legge 11 del 23 febbraio, promosso dal ministro per la pari opportunità, Mara Carfagna.
Fortunatamente i casi pisani, per quanto molesti, non riguardano minacce gravi come in tante storie sottovalutate e finite con l'uccisione della vittima, ma psicologicamente per la loro lunghezza possono essere e sono stati devastanti.
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