La manifestazione
L’incidente ieri all’alba sul lungarno, sotto choc la comunità studentesca
Il giovane è morto sul colpo
Candida Virgone
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A destra il giovane spagnolo caduto dalla spalletta dell’Arno A sinistra un momento del recupero del cadavereSi è girato nel sonno. Dormiva, sognava: credeva di essere nel suo letto. Solo che ad attenderlo c'era un salto nel vuoto, mentre le prime luci dell'alba apparivano sul fiume. Un volo di circa dieci metri dalle spallette del ponte di Mezzo, conclusosi con la morte, giunta, secondo i medici, istantanea.
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PISA. Si è girato nel sonno. Dormiva, sognava: credeva di essere nel suo letto. Solo che ad attenderlo c'era un salto nel vuoto, mentre le prime luci dell'alba apparivano sul fiume. Un volo di circa dieci metri dalle spallette del ponte di Mezzo, conclusosi con la morte, giunta, secondo i medici, istantanea. Così ha perso la vita ieri mattina un ragazzo spagnolo, Ivan Fernandez Diaz, giunto da poche ore da Madrid a trovare degli amici in Erasmus a Pisa. Una tragedia incredibile, che ha devastato con un dolore sordo e inaccettabile la piccola comunità spagnola esistente nella città della torre e un po' l'intero mondo dei giovani universitari, dove tutti si conoscono e «fanno serata insieme», come dicono. Ivan avrebbe compiuto 28 anni a ottobre: era laureando in geografia all'università autonoma madrilena. Era un ragazzo solare e allegro, tranquillo, come tanti.
All'aeroporto «Galilei» era atterrato poche ore prima, arrivato ospite di due suoi cari amici, e la notte era trascorsa nella movida pisana, attraverso le strade e le viuzze del centro, i monumenti, i ragazzi, a bere, forse troppo, nei locali del cuore cittadino. Poi Ivan, stanchissimo, verso le 5 del mattino, si era assopito sulla spalletta dell'Arno, nel punto più stretto, a ridosso del ponte, proprio di fronte a piazza Garibaldi, nel punto che più che una spalletta è solo la curva finale del parapetto frontale del ponte.
Sono stanco, aveva detto agli amici, io vi aspetto qui, mi riposo un po'. Noi andiamo un attimo a casa, avevano risposto gli altri, ci vediamo tra poco. Al loro rientro i due ragazzi spagnoli, disperati, hanno trovato i carabinieri che facevano un sopralluogo: il corpo di Ivan giaceva sotto la spalletta del ponte, sul selciato di cemento che corre lungo l'Arno, privo di vita, rannicchiato in posizione fatale, in un mare di sangue.
Cosa era accaduto? Andati via gli amici, Ivan, stanco dal viaggio e dalla nottata, si era assopito. In una tragica catena di fatali coincidenze, si era addormentato proprio all'inizio della spalletta, nel punto in cui questa è più sottile, nel punto in cui non esiste un camminamento immediatamente sottostante, che avrebbe potuto fermare la terribile corsa del corpo addormentato verso il vuoto, nel tratto che sovrasta non la terra battuta o la sponda di sabbia del fiume, come in altri punti, ma il marciapiede di cemento. Un sonno profondo lo aveva sopraffatto.
Pochi minuti prima delle sei del mattino, un ragazzo, quello che poi disperato ha dato l'allarme, stava arrivando da piazza XX Settembre verso piazza Garibaldi: mentre attraversava il ponte era rimasto colpito da quel giovane corpo addormentato imprudentemente proprio nel punto più stretto della spalletta. Poi aveva visto il ragazzo girarsi all'improvviso, come si fa di notte quando si dorme e si cambia posizione, ed infine, in pochi secondi, prima che lui potesse arrivare a bloccare tutto, a fermarlo, aveva visto il corpo precipitare nel vuoto, aveva udito il tonfo sordo. Il giovane passante ha chiamato i soccorsi, sconvolto. Sono arrivati i carabinieri del nucleo radiomobile: dallo scalo Roncioni sono scesi lungo il marciapiede in cemento che lambisce il fiume arrivando al punto della tragedia, ma era chiaro che per Ivan c'era ben poco da fare. Particolare presto confermato dai medici del 118, giunti con l'ambulanza sul posto.
Il corpo dello studente spagnolo è stato rimosso poco prima delle 8, ricevuto il nulla osta del magistrato, e composto all'istituto di medicina legale dell'università. In mattinata è toccato agli amici ed ai carabinieri chiamare i genitori dello studente a Madrid e dare loro la terribile notizia.
Ad accogliere il papà di Ivan, arrivati ieri pomeriggio alle 4 all'aeroporto di Firenze accompagnato da un amico, è stato il vicesindaco, Paolo Ghezzi, che ha portato il saluto commosso della città. Poi l'uomo, scortati dall'abbraccio degli amici di Ivan, è stato ricevuto in caserma ed infine ha potuto riabbracciare il suo ragazzo a medicina legale.
L'inchiesta aperta dalla procura, coordinata dal pm Aldo Mantovani, ha classificato l'episodio qual è, come un incidente. Una tragedia incomprensibile, inaccettabile. Il gruppo di amici aveva bevuto qualche bicchiere di troppo: il giro nei locali aveva mescolato birre e vodka, un'abitudine fin troppo comune fra i giovani e le cui conseguenze sono spesso sottovalutate. Nessuno nel gruppo di amici immaginava quella fine crudele di un viaggio a lungo atteso, una fine ingiusta che ha privato una famiglia e gli amici di un ragazzo di 27 anni.
ALTRO SERVIZIO a pagina 11
All'aeroporto «Galilei» era atterrato poche ore prima, arrivato ospite di due suoi cari amici, e la notte era trascorsa nella movida pisana, attraverso le strade e le viuzze del centro, i monumenti, i ragazzi, a bere, forse troppo, nei locali del cuore cittadino. Poi Ivan, stanchissimo, verso le 5 del mattino, si era assopito sulla spalletta dell'Arno, nel punto più stretto, a ridosso del ponte, proprio di fronte a piazza Garibaldi, nel punto che più che una spalletta è solo la curva finale del parapetto frontale del ponte.
Sono stanco, aveva detto agli amici, io vi aspetto qui, mi riposo un po'. Noi andiamo un attimo a casa, avevano risposto gli altri, ci vediamo tra poco. Al loro rientro i due ragazzi spagnoli, disperati, hanno trovato i carabinieri che facevano un sopralluogo: il corpo di Ivan giaceva sotto la spalletta del ponte, sul selciato di cemento che corre lungo l'Arno, privo di vita, rannicchiato in posizione fatale, in un mare di sangue.
Cosa era accaduto? Andati via gli amici, Ivan, stanco dal viaggio e dalla nottata, si era assopito. In una tragica catena di fatali coincidenze, si era addormentato proprio all'inizio della spalletta, nel punto in cui questa è più sottile, nel punto in cui non esiste un camminamento immediatamente sottostante, che avrebbe potuto fermare la terribile corsa del corpo addormentato verso il vuoto, nel tratto che sovrasta non la terra battuta o la sponda di sabbia del fiume, come in altri punti, ma il marciapiede di cemento. Un sonno profondo lo aveva sopraffatto.
Pochi minuti prima delle sei del mattino, un ragazzo, quello che poi disperato ha dato l'allarme, stava arrivando da piazza XX Settembre verso piazza Garibaldi: mentre attraversava il ponte era rimasto colpito da quel giovane corpo addormentato imprudentemente proprio nel punto più stretto della spalletta. Poi aveva visto il ragazzo girarsi all'improvviso, come si fa di notte quando si dorme e si cambia posizione, ed infine, in pochi secondi, prima che lui potesse arrivare a bloccare tutto, a fermarlo, aveva visto il corpo precipitare nel vuoto, aveva udito il tonfo sordo. Il giovane passante ha chiamato i soccorsi, sconvolto. Sono arrivati i carabinieri del nucleo radiomobile: dallo scalo Roncioni sono scesi lungo il marciapiede in cemento che lambisce il fiume arrivando al punto della tragedia, ma era chiaro che per Ivan c'era ben poco da fare. Particolare presto confermato dai medici del 118, giunti con l'ambulanza sul posto.
Il corpo dello studente spagnolo è stato rimosso poco prima delle 8, ricevuto il nulla osta del magistrato, e composto all'istituto di medicina legale dell'università. In mattinata è toccato agli amici ed ai carabinieri chiamare i genitori dello studente a Madrid e dare loro la terribile notizia.
Ad accogliere il papà di Ivan, arrivati ieri pomeriggio alle 4 all'aeroporto di Firenze accompagnato da un amico, è stato il vicesindaco, Paolo Ghezzi, che ha portato il saluto commosso della città. Poi l'uomo, scortati dall'abbraccio degli amici di Ivan, è stato ricevuto in caserma ed infine ha potuto riabbracciare il suo ragazzo a medicina legale.
L'inchiesta aperta dalla procura, coordinata dal pm Aldo Mantovani, ha classificato l'episodio qual è, come un incidente. Una tragedia incomprensibile, inaccettabile. Il gruppo di amici aveva bevuto qualche bicchiere di troppo: il giro nei locali aveva mescolato birre e vodka, un'abitudine fin troppo comune fra i giovani e le cui conseguenze sono spesso sottovalutate. Nessuno nel gruppo di amici immaginava quella fine crudele di un viaggio a lungo atteso, una fine ingiusta che ha privato una famiglia e gli amici di un ragazzo di 27 anni.
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