Proteste
Le associazioni di categoria chiedono al Comune una raccolta più efficiente e maggiori controlli
«Ora basta con rifiuto selvaggio»
Angela Feo
«Ben vengano più controlli o la raccolta porta a porta dei rifiuti. Noi siamo pronti a fare la nostra parte, a rimboccarci le maniche e a sostenere qualsiasi tipo di soluzione, purché si faccia qualcosa. Questo fenomeno disgustoso non è più accettabile»
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PISA. «Ben vengano più controlli o la raccolta porta a porta dei rifiuti. Noi siamo pronti a fare la nostra parte, a rimboccarci le maniche e a sostenere qualsiasi tipo di soluzione, purché si faccia qualcosa. Questo fenomeno disgustoso non è più accettabile».
Federico Pieragnoli, direttore di Confcommercio, è reduce da tre serate di assemblee con commercianti, albergatori e gestori di stabilimenti balneari. Il problema è da tempo lo stesso: i cassonetti che diventano discariche a cielo aperto e i vicoli infestati da urina, bottiglie, cocci di vetro, «una condizione di inciviltà - dice Pieragnoli - che si trascina da troppo tempo, nel centro come sul litorale».
Il caos rifiuti dell'ultimo weekend è stata la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. Mercatino in via Oberdan: bancarelle di cibarie varie e artigianato, mozzarelle, salami, arancini, dolciumi, vestiti, borse, gioielli, tovaglie. Grande afflusso di visitatori ma, a quanto pare, nessun turno di pulizia straordinario e nessun controllo. E le isole ecologiche sono annegate tra i rifiuti.
«Gli imprenditori non ce la fanno più - si sfoga ancora Pieragnoli - il clima è esasperato e d'estate il danno è ancora maggiore». Tra i capifila del malcontento ci sono gli albergatori, preoccupati per i danni d'immagine agli occhi dei turisti che, fuori da piazza dei Miracoli, si trovano a dover fare slalom tra immondizia lasciata dove capita, marciapiedi ricoperti di guano di piccione e ubriachi che girano seminudi per strada. «Spesso proprio noi siamo tacciati di avere alberghi poco puliti e male organizzati, ma chi sta facendo un cattivo lavoro è il sistema città», attacca Nicola Piegaja, titolare dell'Hotel Vittoria, sul Lungarno Pacinotti. Lui non usa mezzi termini: «Volete sapere come stanno le cose? I turisti non possono affacciarsi alle finestre a prendere aria a causa del cattivo odore e degli schiamazzi continui. I muri delle strutture ricettive nei pressi della stazione e di piazza delle Vettovaglie sono diventati latrine a cielo aperto. I locali che prima riempiono la pancia dei clienti di birra e alcolici poi non mettono a disposizione le proprie toilette. Avete mai provato a passare in vicolo della Vigna la mattina? Invito chiunque a farlo. Per attraversare il fiume di pipì bisogna dotarsi di un'imbracatura e di una mascherina. Possibile che nessun vigile controlli che i bagni dei locali siano davvero pubblici? La situazione è plateale e l'immagine della città è ai minimi storici. È pazzesco che un'amministrazione permetta che questo accada, soprattutto sotto gli occhi dei turisti».
Confcommercio e Confesercenti sono d'accordo: bisogna essere più rigidi, sensibilizzare i cittadini e sanzionare dove occorre. Palazzo Gambarcorti dieci giorni fa aveva anticipato una serie di misure contro il degrado, tra cui controlli con telecamere nascoste e multe. La città aspetta passi concreti. Anche perché - lo spiega bene Marco Sbrana, direttore della Confesercenti pisana - «non c'è peggior cosa che annunciare sanzioni destinate a restare lettera morta».
Federico Pieragnoli, direttore di Confcommercio, è reduce da tre serate di assemblee con commercianti, albergatori e gestori di stabilimenti balneari. Il problema è da tempo lo stesso: i cassonetti che diventano discariche a cielo aperto e i vicoli infestati da urina, bottiglie, cocci di vetro, «una condizione di inciviltà - dice Pieragnoli - che si trascina da troppo tempo, nel centro come sul litorale».
Il caos rifiuti dell'ultimo weekend è stata la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. Mercatino in via Oberdan: bancarelle di cibarie varie e artigianato, mozzarelle, salami, arancini, dolciumi, vestiti, borse, gioielli, tovaglie. Grande afflusso di visitatori ma, a quanto pare, nessun turno di pulizia straordinario e nessun controllo. E le isole ecologiche sono annegate tra i rifiuti.
«Gli imprenditori non ce la fanno più - si sfoga ancora Pieragnoli - il clima è esasperato e d'estate il danno è ancora maggiore». Tra i capifila del malcontento ci sono gli albergatori, preoccupati per i danni d'immagine agli occhi dei turisti che, fuori da piazza dei Miracoli, si trovano a dover fare slalom tra immondizia lasciata dove capita, marciapiedi ricoperti di guano di piccione e ubriachi che girano seminudi per strada. «Spesso proprio noi siamo tacciati di avere alberghi poco puliti e male organizzati, ma chi sta facendo un cattivo lavoro è il sistema città», attacca Nicola Piegaja, titolare dell'Hotel Vittoria, sul Lungarno Pacinotti. Lui non usa mezzi termini: «Volete sapere come stanno le cose? I turisti non possono affacciarsi alle finestre a prendere aria a causa del cattivo odore e degli schiamazzi continui. I muri delle strutture ricettive nei pressi della stazione e di piazza delle Vettovaglie sono diventati latrine a cielo aperto. I locali che prima riempiono la pancia dei clienti di birra e alcolici poi non mettono a disposizione le proprie toilette. Avete mai provato a passare in vicolo della Vigna la mattina? Invito chiunque a farlo. Per attraversare il fiume di pipì bisogna dotarsi di un'imbracatura e di una mascherina. Possibile che nessun vigile controlli che i bagni dei locali siano davvero pubblici? La situazione è plateale e l'immagine della città è ai minimi storici. È pazzesco che un'amministrazione permetta che questo accada, soprattutto sotto gli occhi dei turisti».
Confcommercio e Confesercenti sono d'accordo: bisogna essere più rigidi, sensibilizzare i cittadini e sanzionare dove occorre. Palazzo Gambarcorti dieci giorni fa aveva anticipato una serie di misure contro il degrado, tra cui controlli con telecamere nascoste e multe. La città aspetta passi concreti. Anche perché - lo spiega bene Marco Sbrana, direttore della Confesercenti pisana - «non c'è peggior cosa che annunciare sanzioni destinate a restare lettera morta».
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