Il dolore
Infuria la bufera sul concorso nella clinica diretta dal professor Cassano
Sette psichiatri perdono il postoOra l'unica speranza è il Tar
Candida Virgone
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L’esterno della clinica psichiatrica dell’AoupA casa da ieri. Fuori dall'ospedale e dalla loro scrivania dopo anni di lavoro e centinaia di pazienti seguiti, senza tanti complimenti. È la fine che hanno fatto sette medici che attendevano una sistemazione nella clinica psichiatrica 1, quella diretta dal professor Giovan Battista Cassano
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PISA. A casa da ieri. Fuori dall'ospedale e dalla loro scrivania dopo anni di lavoro e centinaia di pazienti seguiti, senza tanti complimenti. È la fine che hanno fatto sette medici che attendevano una sistemazione nella clinica psichiatrica 1, quella diretta dal professor Giovan Battista Cassano. La "concorsopoli di psichiatria", esplosa ad aprile scorso, si discuterà davanti al Tar tra la fine del prossimo anno e l'inizio di quello che viene, come ha deciso il giudice Cicciò nella prima udienza del ricorso presentato da cinque degli esclusi, che si è svolta a Firenze a metà giugno. Intanto i cinque psichiatri hanno da tempo chiesto al direttore generale dell'Azienda ospedaliero-universitaria pisana, Carlo Rinaldo Tomassini, un incontro sulle opportunità future nella clinica in cui sono stati affidati alle loro cure tanti pazienti, per anni, incontro che la segreteria ha accordato ma la cui data non è stata ancora fissata.
«Per il momento - ha detto il direttore generale - si procede come prevede la legge: non essendoci una sospensiva del Tar, entrano in servizio in vincitori di concorso, mentre per i ricorrenti si attende appunto la decisione del tribunale amministrativo regionale».
Nella prima udienza il giudice fiorentino Cicciò ha chiesto ai ricorrenti, assistito dall'avvocato Maria Grazia Longo, dello studio Merusi-Toscano, la presentazione di una serie di atti entro ottobre. Quindi verrà fissata la discussione, fra dicembre e gennaio. Il giudice ha accordato sul caso un'udienza di merito fra pochi mesi, dunque si passerà direttamente alla discussione, non scegliendo un'udienza cautelare, che di fatto avrebbe bloccato il concorso e sospeso l'ingresso dei vincitori e di conseguenza anche la fuoriuscita dei precari in attesa di sistemazione.
La vicenda parte dal ricorso di cinque psichiatri su un concorso nella clinic di Cassano in cui erano stati esclusi in partenza undici aspiranti convinti di avere le carte in regola per farcela. Il gruppo di medici in prima battuta aveva ottenuto con l'avvocato Longo l'acquisizione dei compiti dei 30 promossi allo scritto, nel quale sono stati cassati subito ben 40 concorrenti. Le prove, insieme a quelle dei cinque esclusi, sono state esaminate da un perito di parte che è giunto a conclusioni diverse da quelle della commissione esaminatrice, conclusioni esposte nel ricorso. In particolare per un caso di uno dei promossi, con il punteggio di 22, lo scritto sarebbe stato giudicato totalmente fuori tema, motivazione con cui sarebbe stata bocciata la maggior parte dei partecipanti.
Ecco le altre contestazioni oggetto del ricorso. In primo luogo la composizione della commissione, che come terzo membro ha avuto un gastroenterologo al posto di uno psichiatra. Quindi l'affermazione del direttore Tomassini e dell'assessore regionale alla sanità, Enrico Rossi, che non esistono concorsi per stabilizzare, quando l'ospedale Sant'Orsola di Bologna ha bandito un concorso pubblico per titoli ed esami per la copertura di un posto di dirigente medico di neonatologia «finalizzato - così si dice nel bando - alla stabilizzazione del lavoro precario e alla valorizzazione delle esperienze lavorative svolte presso l'azienda ospedaliero-universitaria di Bologna».
L'Aoup avrebbe negato che il presidente della commissione possa essere un universitario quando questo è avvenuto in altri concorsi con autorizzazione chiesta alla Regione da diverse aziende, Firenze e Siena e la stessa Pisa. Infine, nel concorso c'è anche un vizio di forma: «l'identificazione dei concorrenti è avvenuta all'esterno e non nel luogo in cui si è svolta la prova, così che chiunque avrebbe potuto accedervi magari in vece di un altro».
I ricorrenti contano molto su una dichiarazione fatta all'unisono da Tomassini e Rossi, al momento della concorsopoli a proposito del loro futuro: «L'Aoup manterrà con il gruppo degli psichiatri un corretto rapporto professionale, salvaguardando il valore e l'unitarietà dell'esperienza che hanno maturato in questi anni».
«Per il momento - ha detto il direttore generale - si procede come prevede la legge: non essendoci una sospensiva del Tar, entrano in servizio in vincitori di concorso, mentre per i ricorrenti si attende appunto la decisione del tribunale amministrativo regionale».
Nella prima udienza il giudice fiorentino Cicciò ha chiesto ai ricorrenti, assistito dall'avvocato Maria Grazia Longo, dello studio Merusi-Toscano, la presentazione di una serie di atti entro ottobre. Quindi verrà fissata la discussione, fra dicembre e gennaio. Il giudice ha accordato sul caso un'udienza di merito fra pochi mesi, dunque si passerà direttamente alla discussione, non scegliendo un'udienza cautelare, che di fatto avrebbe bloccato il concorso e sospeso l'ingresso dei vincitori e di conseguenza anche la fuoriuscita dei precari in attesa di sistemazione.
La vicenda parte dal ricorso di cinque psichiatri su un concorso nella clinic di Cassano in cui erano stati esclusi in partenza undici aspiranti convinti di avere le carte in regola per farcela. Il gruppo di medici in prima battuta aveva ottenuto con l'avvocato Longo l'acquisizione dei compiti dei 30 promossi allo scritto, nel quale sono stati cassati subito ben 40 concorrenti. Le prove, insieme a quelle dei cinque esclusi, sono state esaminate da un perito di parte che è giunto a conclusioni diverse da quelle della commissione esaminatrice, conclusioni esposte nel ricorso. In particolare per un caso di uno dei promossi, con il punteggio di 22, lo scritto sarebbe stato giudicato totalmente fuori tema, motivazione con cui sarebbe stata bocciata la maggior parte dei partecipanti.
Ecco le altre contestazioni oggetto del ricorso. In primo luogo la composizione della commissione, che come terzo membro ha avuto un gastroenterologo al posto di uno psichiatra. Quindi l'affermazione del direttore Tomassini e dell'assessore regionale alla sanità, Enrico Rossi, che non esistono concorsi per stabilizzare, quando l'ospedale Sant'Orsola di Bologna ha bandito un concorso pubblico per titoli ed esami per la copertura di un posto di dirigente medico di neonatologia «finalizzato - così si dice nel bando - alla stabilizzazione del lavoro precario e alla valorizzazione delle esperienze lavorative svolte presso l'azienda ospedaliero-universitaria di Bologna».
L'Aoup avrebbe negato che il presidente della commissione possa essere un universitario quando questo è avvenuto in altri concorsi con autorizzazione chiesta alla Regione da diverse aziende, Firenze e Siena e la stessa Pisa. Infine, nel concorso c'è anche un vizio di forma: «l'identificazione dei concorrenti è avvenuta all'esterno e non nel luogo in cui si è svolta la prova, così che chiunque avrebbe potuto accedervi magari in vece di un altro».
I ricorrenti contano molto su una dichiarazione fatta all'unisono da Tomassini e Rossi, al momento della concorsopoli a proposito del loro futuro: «L'Aoup manterrà con il gruppo degli psichiatri un corretto rapporto professionale, salvaguardando il valore e l'unitarietà dell'esperienza che hanno maturato in questi anni».
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