Il Tirreno

Pisa

Eseguita da un consulente esterno l’autopsia sul corpo della bimba morta in utero in clinica ginecologica

Genazzani: «Era una gravidanza a rischio»

Candida Virgone
La clinica universitaria di ostetricia
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La clinica universitaria di ostetricia

Si attendono i risultati dell'autopsia eseguita sul corpo della bimba morta nella notte del 6 giugno nella clinica universitaria di ginecologia, intitolata al professor Fioretti. L'esame sulla salma della piccola, deceduta in utero prima di venire alla luce, è stato affidato dalla direzione dell'Azienda ospedaliero-universitaria pisana ad un consulente esterno

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PISA. Si attendono i risultati dell'autopsia eseguita sul corpo della bimba morta nella notte del 6 giugno nella clinica universitaria di ginecologia, intitolata al professor Fioretti. L'esame sulla salma della piccola, deceduta in utero prima di venire alla luce, è stato affidato dalla direzione dell'Azienda ospedaliero-universitaria pisana ad un consulente esterno, che ha eseguito dei prelievi istologici e che darà una risposta ufficiale entro 60 giorni. Sul caso la direzione aveva condotto un'indagine interna, seguita dal manager del rischio clinico. Poi gli atti erano stati trasmessi alla procura che ha aperto un'inchiesta coordinata dal sostituto Giovanni Porpora: l'ipotesi di reato è quella di omicidio colposo come avviene nei casi di presunta malpractice o malasanità che dir si voglia. Nel registro degli indagati il pm ha iscritto tre nomi: quelli di un ginecologo, di una specializzanda e di un'ostetrica della clinica Fioretti, a cui sarebbero già arrivati gli avvisi di garanzia.
La puerpera, già madre di un bimbo di pochi anni e originaria della Val di Serchio, era in cura al centro di procreazione assistita di Barga da dove era stata inviata a Pisa alla 28ª settimana di gestazione per la rottura delle membrane della placenta. Era ricoverata da quindici giorni nella clinica universitaria Fioretti, diretta dal professor Andrea Genazzani, quando si sarebbe sentita improvvisamente male con dolori molto forti. Ad un tratto i medici, vedendo le condizioni della puerpera e non sentendo più il battito del piccolo, hanno indotto il parto naturale. Ma, di fatto, la bimba era deceduta nell'utero della mamma ed è venuta alla luce morta.
«Le condizioni della paziente - ha detto il direttore della clinica, il professor Genazzani - erano già critiche al momento del suo ricovero. La rottura delle membrane comporta dei rischi, ovviamente, e non è insolito che vi possano essere complicanze e conseguenze. Può accadere insomma che questi casi si concludano come è accaduto. Presumibilmente i dolori accusati dalla signora sono proprio quelli che inducono al parto, possono essere il segnale anche della morte in utero».
Secondo i familiari della donna, per quanto la gravidanza fosse a rischio, i medici avevano consigliato di attendere i termini della gestazione, ma poi non si sarebbero accorti in tempo di quanto accadeva e avrebbero sottovalutato quella notte i dolori lamentati dalla puerpera. Risposte determinanti potranno venire dai risultati dell'autopsia, mentre l'inchiesta mira ad accertare le effettive responsabilità mediche.

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