Finanza
Un fenomeno. Presto saranno in maggioranza rispetto ai colleghi
Chi dice medico, dice donna
Gianni Parrini
Il camice dei dottori cambia colore: dal bianco si passa al rosa. Sono sempre di più, infatti, le donne medico che popolano le corsie degli ospedali italiani e toscani. Il cambiamento di genere nella professione che fu di Ippocrate è un fenomeno di portata mondiale: uno studio del British Medical Journal, pubblicato dal Times, rivela che presto saranno in schiacciante maggioranza
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PISA. Il camice dei dottori cambia colore: dal bianco si passa al rosa. Sono sempre di più, infatti, le donne medico che popolano le corsie degli ospedali italiani e toscani. Il cambiamento di genere nella professione che fu di Ippocrate è un fenomeno di portata mondiale: uno studio del British Medical Journal, pubblicato dal Times, rivela che presto saranno in schiacciante maggioranza. E non succederà solo in Gran Bretagna. Secondo la Federazione dei medici italiani intorno al 2024, il sorpasso dovrebbe avvenire anche nel Belpaese.
Ma se negli ospedali si dovrà aspettare ancora un quindicennio per una prevalenza femminile, nelle facoltà di medicina il cambio di guardia è già avvenuto: a Pisa nel 2008/2009 su 2.038 iscritti al corso di studio in medicina e chirurgia, ben 1.256 sono donne, una cifra pari al 61,63% del totale. Anche le immatricolazioni degli ultimi cinque anni fanno registrare una maggiore presenza del gentil sesso, con percentuali che vanno dal 57 al 63. E probabilmente le apprendiste medico sono anche più capaci dei loro colleghi uomini nel portare a termine gli studi, dato che la percentuale delle laureate nel 2008 è del 68% (123 donne contro 58 uomini).
Insomma, nei nosocomi toscani invece del bastone del mitico dottor House, sentiremo risuonare sempre più spesso il rumore dei tacchi. Nell'azienda ospedaliera universitaria pisana, tra contratti a tempo determinato e indeterminato, le donne con ruolo di dirigente medico sono 292 su un totale di 737, pari al 39,6%. Alla fine del 2008 4 occupavano posizioni apicali (oggi sono 5), cioè ruoli di direttore nelle unità operative dell'azienda, 21 erano dirigenti medico con incarico di direttore di struttura semplice, 251 risultavano dirigenti medico con altri incarichi professionali e le rimanenti 16 erano indicate come dirigenti medico in rapporto non-esclusivo con l'azienda. Dal conteggio sono escluse le medico universitarie: sono un'altra decina e alcune risultano direttori di unità operativa o di sezione dipartimentale.
L'età media è piuttosto bassa: il 66,43% è sotto i 50 anni, non poco considerando che la durata del corso di laurea (sei anni) e le successive specializzazioni impediscono un rapido approdo alla professione. Le aree disciplinari in cui la presenza femminile è più cospicua sono anestesia e rianimazione (67), medicina interna (29) e radiodiagnostica (24). Numeri molto bassi, invece, nelle aree chirurgiche.
Nel complesso, dunque, una presenza ancora minoritaria, ma che nel corso degli anni ha subito un progressivo incremento, come testimonia la dottoressa Cecilia Urbano, direttore sanitario dell'azienda ospedaliera pisana. «Nel 1976, quando ho iniziato a lavorare negli ospedali, la situazione era molto diversa - ricorda - l'ambiente era dominato da un maschilismo diffuso e per le donne non era semplice fare carriera. Inoltre la necessità di conciliare il ruolo di madre e quello di lavoratrice ha rappresentato per molte di noi una difficoltà ulteriore».
Evidentemente l'emancipazione femminile ha fatto breccia e in trent'anni le cose sono molto cambiate anche grazie al miglioramento di alcuni servizi che facilitano i percorsi professionali. «Nel nuovo ospedale di Cisanello, ad esempio, verrà realizzato un asilo nido aziendale in cui dottoresse, infermiere e dipendenti potranno portare i figli - spiega la direttrice Urbano - nel complesso, questa professione è molto adatta alle donne: l'attenzione all'accoglienza dei malati, al percorso che devono seguire e alla pianificazione delle cure sono attitudini che si ritrovano maggiormente nelle dottoresse piuttosto che nei colleghi maschi e tali caratteristiche risultano particolarmente utili».
Ma se negli ospedali si dovrà aspettare ancora un quindicennio per una prevalenza femminile, nelle facoltà di medicina il cambio di guardia è già avvenuto: a Pisa nel 2008/2009 su 2.038 iscritti al corso di studio in medicina e chirurgia, ben 1.256 sono donne, una cifra pari al 61,63% del totale. Anche le immatricolazioni degli ultimi cinque anni fanno registrare una maggiore presenza del gentil sesso, con percentuali che vanno dal 57 al 63. E probabilmente le apprendiste medico sono anche più capaci dei loro colleghi uomini nel portare a termine gli studi, dato che la percentuale delle laureate nel 2008 è del 68% (123 donne contro 58 uomini).
Insomma, nei nosocomi toscani invece del bastone del mitico dottor House, sentiremo risuonare sempre più spesso il rumore dei tacchi. Nell'azienda ospedaliera universitaria pisana, tra contratti a tempo determinato e indeterminato, le donne con ruolo di dirigente medico sono 292 su un totale di 737, pari al 39,6%. Alla fine del 2008 4 occupavano posizioni apicali (oggi sono 5), cioè ruoli di direttore nelle unità operative dell'azienda, 21 erano dirigenti medico con incarico di direttore di struttura semplice, 251 risultavano dirigenti medico con altri incarichi professionali e le rimanenti 16 erano indicate come dirigenti medico in rapporto non-esclusivo con l'azienda. Dal conteggio sono escluse le medico universitarie: sono un'altra decina e alcune risultano direttori di unità operativa o di sezione dipartimentale.
L'età media è piuttosto bassa: il 66,43% è sotto i 50 anni, non poco considerando che la durata del corso di laurea (sei anni) e le successive specializzazioni impediscono un rapido approdo alla professione. Le aree disciplinari in cui la presenza femminile è più cospicua sono anestesia e rianimazione (67), medicina interna (29) e radiodiagnostica (24). Numeri molto bassi, invece, nelle aree chirurgiche.
Nel complesso, dunque, una presenza ancora minoritaria, ma che nel corso degli anni ha subito un progressivo incremento, come testimonia la dottoressa Cecilia Urbano, direttore sanitario dell'azienda ospedaliera pisana. «Nel 1976, quando ho iniziato a lavorare negli ospedali, la situazione era molto diversa - ricorda - l'ambiente era dominato da un maschilismo diffuso e per le donne non era semplice fare carriera. Inoltre la necessità di conciliare il ruolo di madre e quello di lavoratrice ha rappresentato per molte di noi una difficoltà ulteriore».
Evidentemente l'emancipazione femminile ha fatto breccia e in trent'anni le cose sono molto cambiate anche grazie al miglioramento di alcuni servizi che facilitano i percorsi professionali. «Nel nuovo ospedale di Cisanello, ad esempio, verrà realizzato un asilo nido aziendale in cui dottoresse, infermiere e dipendenti potranno portare i figli - spiega la direttrice Urbano - nel complesso, questa professione è molto adatta alle donne: l'attenzione all'accoglienza dei malati, al percorso che devono seguire e alla pianificazione delle cure sono attitudini che si ritrovano maggiormente nelle dottoresse piuttosto che nei colleghi maschi e tali caratteristiche risultano particolarmente utili».
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