Sicurezza
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Il nuovo Pisa rinasce in serie D
Francesco Loi
Ora il calcio pisano deve ripartire. Senza Covarelli sullo sfondo e Pomponi, che pure, in linea teorica, oggi avrebbe ancora la possibilità di un colpo di coda. Ma ormai il dado è tratto: il Pisa Calcio Spa andrà per la propria strada, facendo i conti con i suoi guai. I percorsi si dividono. C'è solo voglia di gettarsi nel nuovo, ma con raziocinio. L'esperienza deve insegnare tanto. Pisa però non riparte dal niente. «Davanti alle difficoltà la città ha fatto sistema come non mai», commenta Cesare Cava, il commercialista che ha seguito minuto per minuto le vicende del club nerazzurro per conto del sindaco.
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PISA. Ora il calcio pisano deve ripartire. Senza Covarelli sullo sfondo e Pomponi, che pure, in linea teorica, oggi avrebbe ancora la possibilità di un colpo di coda. Ma ormai il dado è tratto: il Pisa Calcio Spa andrà per la propria strada, facendo i conti con i suoi guai. I percorsi si dividono. C'è solo voglia di gettarsi nel nuovo, ma con raziocinio. L'esperienza deve insegnare tanto. Pisa però non riparte dal niente. «Davanti alle difficoltà la città ha fatto sistema come non mai», commenta Cesare Cava, il commercialista che ha seguito minuto per minuto le vicende del club nerazzurro per conto del sindaco.
Il compito dell'amministrazione non finisce certo qui. Anzi, adesso ricomincia daccapo. Con quel "sistema" che ha legato ancor più le istituzioni, gli imprenditori, i tifosi. Il futuro del Pisa si chiama serie D. Questo è l'obiettivo. Si tratta, in sostanza, di ripercorrere la strada della Lucchese. O dello Spezia.
Il pallino è ancora in mano al sindaco, che parla di «grande risultato ottenuto dal coinvolgimento della città, dei tifosi, degli imprenditori: il nostro vero patrimonio. L'ultima disperata responsabilità per la salvezza della società è in mano alla proprietà (il riferimento è alla scadenza di oggi per il ricorso, ndr), insieme al riconoscimento che sua è la colpa del disastro economico e sportivo. Se le cose andranno definitivamente male - conclude il sindaco - il mio impegno primo, insieme alla città, sarà minimizzare il più possibile la decisione della giustizia sportiva».
Filippeschi si è nel frattempo sentito con il presidente della Federcalcio, Giancarlo Abete. Il primo cittadino si è informato di tutte le opportunità che ci sono per ripartire dal più in alto, o dal meno in basso, possibile. Il Lodo Petrucci parla di serie D. Il sogno serie C2, "alla Fiorentina", è un miraggio. La serie D è la realtà che si prefigura.
Lunedì il sindaco ha un nuovo appuntamento con Abete. Inizieranno di fatto le procedure per creare il nuovo Pisa. Abete indicherà a Filippeschi la persona della Figc esperta in materia. Poi toccherà all'assessore allo sport Eligi iniziare una serie di consultazioni per strutturare il progetto futuro.
La necessità, parlando del Pisa che dovrà sorgere, è uscire assolutamente dalle puntuali incertezze di ogni estate. La nuova società dovrà avere basi solide e garantire una programmazione pluriennale. L'idea che si sta facendo largo è quella di un socio di maggioranza e vari soci di minoranza. Tra questi ultimi dovrà trovare spazio quel "patto" forte cittadino che era riuscito nell'impresa di mettere insieme i 2,3 milioni di euro mancanti per l'iscrizione. Alcune quote, insomma, potrebbero essere rilevate dagli stessi imprenditori che avevano assicurato il loro contributo, in quel caso a fondo perduto. Stavolta invece avrebbero un ruolo nel consiglio di amministrazione. Dove, e sarebbe una novità assoluta, potrebbe trovare posto anche un esponente della tifoseria, magari partendo da quei fondi per le donazioni confluiti nei conti correnti di Salviamoc1.
A proposito di Salviamoc1: l'avvocato Andrea Bottone intende ringraziare tutti coloro che si sono adoperati in questo sforzo comune. Senza più l'obiettivo dell'iscrizione i versamenti saranno restituiti, come da accordi. Bottone ha preso contatti con le banche partner dell'iniziativa per stabilire le modalità di restituzione, che saranno meglio precisate all'inizio della prossima settimana.
Tornando al progetto "nuovo Pisa", chi potrebbe essere il socio forte, quello di maggioranza? Le principali candidature sono emerse e trovano conferme nei rumors più diffusi. Nei contatti con la Copra, in particolare con Guido Molinaroli, si era prospettata questa possibilità di ripartire dalla serie D. E non era stata respinta. Lo stesso Molinaroli ora dichiara: «Era un Pisa con una situazione di bilancio inavvicinabile. Il sindaco ha fatto tutto il possibile. La Copra? Stiamo alla finestra, poi vedremo. Il Pisa è interessante anche in D? Diciamo di sì». L'altro fronte caldo è quello che porta a Piero Camilli, patron del Grosseto, che da anni riversa complimenti sulla nostra città e sulla tifoseria pisana. Ma una sorta di opzione morale spetta sicuramente alla famiglia Gentili-Mian.
Il compito dell'amministrazione non finisce certo qui. Anzi, adesso ricomincia daccapo. Con quel "sistema" che ha legato ancor più le istituzioni, gli imprenditori, i tifosi. Il futuro del Pisa si chiama serie D. Questo è l'obiettivo. Si tratta, in sostanza, di ripercorrere la strada della Lucchese. O dello Spezia.
Il pallino è ancora in mano al sindaco, che parla di «grande risultato ottenuto dal coinvolgimento della città, dei tifosi, degli imprenditori: il nostro vero patrimonio. L'ultima disperata responsabilità per la salvezza della società è in mano alla proprietà (il riferimento è alla scadenza di oggi per il ricorso, ndr), insieme al riconoscimento che sua è la colpa del disastro economico e sportivo. Se le cose andranno definitivamente male - conclude il sindaco - il mio impegno primo, insieme alla città, sarà minimizzare il più possibile la decisione della giustizia sportiva».
Filippeschi si è nel frattempo sentito con il presidente della Federcalcio, Giancarlo Abete. Il primo cittadino si è informato di tutte le opportunità che ci sono per ripartire dal più in alto, o dal meno in basso, possibile. Il Lodo Petrucci parla di serie D. Il sogno serie C2, "alla Fiorentina", è un miraggio. La serie D è la realtà che si prefigura.
Lunedì il sindaco ha un nuovo appuntamento con Abete. Inizieranno di fatto le procedure per creare il nuovo Pisa. Abete indicherà a Filippeschi la persona della Figc esperta in materia. Poi toccherà all'assessore allo sport Eligi iniziare una serie di consultazioni per strutturare il progetto futuro.
La necessità, parlando del Pisa che dovrà sorgere, è uscire assolutamente dalle puntuali incertezze di ogni estate. La nuova società dovrà avere basi solide e garantire una programmazione pluriennale. L'idea che si sta facendo largo è quella di un socio di maggioranza e vari soci di minoranza. Tra questi ultimi dovrà trovare spazio quel "patto" forte cittadino che era riuscito nell'impresa di mettere insieme i 2,3 milioni di euro mancanti per l'iscrizione. Alcune quote, insomma, potrebbero essere rilevate dagli stessi imprenditori che avevano assicurato il loro contributo, in quel caso a fondo perduto. Stavolta invece avrebbero un ruolo nel consiglio di amministrazione. Dove, e sarebbe una novità assoluta, potrebbe trovare posto anche un esponente della tifoseria, magari partendo da quei fondi per le donazioni confluiti nei conti correnti di Salviamoc1.
A proposito di Salviamoc1: l'avvocato Andrea Bottone intende ringraziare tutti coloro che si sono adoperati in questo sforzo comune. Senza più l'obiettivo dell'iscrizione i versamenti saranno restituiti, come da accordi. Bottone ha preso contatti con le banche partner dell'iniziativa per stabilire le modalità di restituzione, che saranno meglio precisate all'inizio della prossima settimana.
Tornando al progetto "nuovo Pisa", chi potrebbe essere il socio forte, quello di maggioranza? Le principali candidature sono emerse e trovano conferme nei rumors più diffusi. Nei contatti con la Copra, in particolare con Guido Molinaroli, si era prospettata questa possibilità di ripartire dalla serie D. E non era stata respinta. Lo stesso Molinaroli ora dichiara: «Era un Pisa con una situazione di bilancio inavvicinabile. Il sindaco ha fatto tutto il possibile. La Copra? Stiamo alla finestra, poi vedremo. Il Pisa è interessante anche in D? Diciamo di sì». L'altro fronte caldo è quello che porta a Piero Camilli, patron del Grosseto, che da anni riversa complimenti sulla nostra città e sulla tifoseria pisana. Ma una sorta di opzione morale spetta sicuramente alla famiglia Gentili-Mian.
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