Il Tirreno

Pisa

«Siamo stanchi di fare gli sceriffi»

Candida Virgone
I luoghi nel mirino dei borseggiatori: piazza Duomo, la stazione e la galleria Gramsci
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I luoghi nel mirino dei borseggiatori: piazza Duomo, la stazione e la galleria Gramsci

«Non possiamo fare gli sceriffi. Controllare che questa frotta di ragazzini non assalti i turisti spetterebbe alle forze dell'ordine. Invece, di fatto, noi non facciamo altro. E non sempre possiamo intervenire. L'altro giorno ho visto un nomade che sfilava il portafogli a un turista»

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PISA. «Non possiamo fare gli sceriffi. Controllare che questa frotta di ragazzini non assalti i turisti spetterebbe alle forze dell'ordine. Invece, di fatto, noi non facciamo altro. E non sempre possiamo intervenire. L'altro giorno ho visto un nomade che sfilava il portafogli a un turista».
«Era un turista giapponese che attraversava la strada all'altezza del Gabrinus, ma stavo facendo il resto ad un cliente e non potevo certo lasciare il mio negozio senza controllo. Così sono rimasto spattatore impotente e rabbioso di questo ennesimo abuso che non fa che allontare i turisti dalla città. Quel giappnese a cui è stato sfilato il portafogli mentre attraversava la strada, quale ricordo di Pisa portarà con sé»?
A parlare è il titolare di un negozio di abbigliamento di viale Gramsci, Mario Grandi.
Insieme a lui protestano un po' tutti i gestori di locali della zona, bar, edicolanti, commercianti di vari settori, quotidianamente alle prese con un quartiere che è un po' diventato una kasbah dove si può incontrare di tutto.
E secondo i negozianti, l'aspetto più penalizzante è proprio quello dei continui furti, anche nei loro negozi, quando non tengono gli occhi aperti, ma soprattutto ai danni di chi passa ed è oggetto di frotte di minorenni con tanto di bebé al collo che proprio per questo sono di fatto impunibili. Si tratta di gruppi nomadi che da decenni piombano a Pisa provenienti dai campi genovesi: bazzicano dalla zona del duomo all'asse Corso Italia-Borgo, fino alla stazione.
«Le tecniche sono sempre le stesse - racconta un commerciante, che vuol restare aninimo perché ha paura di ritorsioni -: mettono, davanti ai clienti seduti ai tavolini dei bar, un cartello con cui chiedono l'elemosina e poi portano via il cellulare o quello che la persona ha appena appoggiato sul tavolino. L'altra mattina hanno portato via gli occhiali da vista ad un'anziana signora giappnese. Ora mi chiedo cosa possano farsene di un paio di occhiali da vista. Oppure fanno finta dui essere turisti in visita e girano con tanto di cartina in mano. Oppure ancora hanno in mano un giornale che appoggiano allo zaino del malcapitato visitatore, portando via, non visti, il portafogli o quanto vi custodisce, macchina fotografica, cinepresa, cellulare, quando non sparisce, e accade spesso, addirittura il troller». «I poveri passanti - spiega un barista - vengono addirittura accerchiati da queste minibande. Due davanti con un cellulare che riprende le mosse di quelli dietro, due ai lati, due dietro: quelli che mettono a segno il colpo. Impossibile sfuggire. Anche perché il malcapitato visitatore non pensa che facciano parte tutti della stessa ghenga».
«Poi ci sono quelli - conclude un commerciante, anche lui rigorosamente ancorato alla volontà di restare anonimo - anche questi stranieri, bisogna dirlo, anche se si rischia di essere accusati di razzzismo, che aspettano le persone anziane o i portatori di handicap all'uscita delle poste nei giori di pagamento della pensione. Spiano le loro vittime nell'atrio e le alleggeriscono appena uscite. L'altro giorno c'erra una signora con un figlio a cui hanno portato via la pensione appena riscossa. Le forze dell'ordine, vengono, controllano, ma qui non ci sono occhi che bastano e noi non possiamo improvvisarci giustizieri, anche perché rischiamo in prima persona. A chi possiamo lanciare un appello: alle forze dell'ordine, al prefetto, al sindaco? Chi può ci aiuti. Siamo in trappola».

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