Il Tirreno

Pisa

Torna il pericolo annegamenti

Il presidio fisso a Marina che interviene durante le mareggiate.
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Il presidio fisso a Marina che interviene durante le mareggiate.

Il forte ponente, il mare che si agita, la risacca che trascina il bagnante al largo. E ben sette bagnini che si lanciano in acqua per salvare la vita a un imprudente turista. Alla fine c'è voluto anche l'intervento della Capitaneria di porto

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MARINA.Il forte ponente, il mare che si agita, la risacca che trascina il bagnante al largo. E ben sette bagnini che si lanciano in acqua per salvare la vita a un imprudente turista. Alla fine c'è voluto anche l'intervento della Capitaneria di porto. È accaduto martedì nel tardo pomeriggio. Con l'estate, torna il pericolo degli annegamenti. Ecco i punti critici del nostro litorale.
Il litorale pisano è lungo circa 15 chilometri e il mare bagna tre comuni: Pisa, Vecchiano e San Giuliano. Ma quest'ultimo ha pochi frequentatori dato che la spiaggia è dentro la tenuta di San Rossore e non è raggiungibile se non con particolari permessi. La grande massa si riversa sulla costa pisana oppure su quella vecchianese.
La sicurezza della balneazione (la presenza del bagnino) è assicurata per legge sugli stabilimenti balneari e sulle spiagge attrezzate.
Sulle spiagge libere, i Comuni non hanno obbligo di predisporre un idoneo servizio di salvataggio: e qui la salvaguardia della vita umana in mare ha una caduta in verticale.
Ma dov'è più pericoloso fare il bagno?
Ovviamente sulle libere dove non c'è il bagnino, ed è sulle libere che, in Italia, ogni anno annegano circa 70 persone.
Sulla fascia litoranea del Comune di Pisa le libere sono notevolmente diminuite, sono state quasi tutte date in concessione, le poche rimaste sono adiacenti a stabilimenti balneari, ed il bagnino degli stessi non si tira certo indietro se deve soccorrere qualcuno anche se non fa parte della clientela.
Ma il tratto più pericoloso del nostro litorale è a Marina di Pisa, davanti all'abitato dove c'è la doppia scogliera, una a protezione della strada, l'altra a circa 50 metri. Durante le mareggiate, che vengono chiamate dai marinesi libecciate, anche se soffia il vento di ponente, si crea, alle aperture della scogliera, una corrente di risacca che non lascia scampo a chi si trova anche a sette-otto metri. E con precisione il tratto da piazza Viviani fino a piazza Gorgona, neppure un chilometro, con quattro morti per annegamento in quattro anni, vanta un record, triste, ma pur sempre un record.
L'unico rimedio sicuro è non allontanarsi da riva nelle giornate di mare grosso. In quei momenti nessuno potrebbe aiutare nessuno, in pochissimi attimi il malcapitato annegherebbe. Come pure davanti alle spiagge di ghiaia tra il Foresta e il Barbarossa, non è possibile né usare il patino, né con un naufrago guadagnare un approdo.
Spostiamoci ora a Marina di Vecchiano.
Le aree sorvegliate sono circa 300 metri su circa tre chilometri di arenile ad uso gratuito. Sabato e domenica la sorveglianza è discreta. Sono presenti i vigili del fuoco con un gommone, i cani Terranova del Glap, le postazioni dei bagnini volontari di "Mare di sicuro", i guardacoste della Capitaneria di Porto che hanno lì una postazione denominata "spiagge sicure".
Ma dal lunedì al venerdì restano solo i guardacoste. Quando il 31 maggio 2005 annegò Aneta Jedrzejczak, una ragazza polacca di 29 anni, non avevano ancora preso servizio.
La loro presenza è stata fino ad oggi per Marina di Vecchiano una sicurezza. Lo scorso anno erano quattro i "ragazzi" della Capitaneria che perlustravano a piedi il litorale, oppure controllavano dalla torretta di avvistamento: solo nel 2009 hanno fatto più di 30 salvataggi.
Quest'anno, la sicurezza balneare, comporterà una maggiore attenzione: nel tratto di mare più frequentato, si è formata una nuova buca che si aggiunge alle altre due presenti. Le buche sono sempre pericolose, in più nelle giornate di mare grosso creano le correnti che trascinano al largo i bagnanti.

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