Sicurezza
Condannato il grande accusatore del Cnr
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Flavio Lazzini nel cantiere dei lavoriSentenza per la ristrutturazione all’Opa: per il giudice era tentata estorsione ai danni dell’ente
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PISA. Due anni e sei mesi. Questa la condanna inflitta dal giudice monocratico Angelo Perrone a un ex imprenditore di Sarzana, Flavio Lazzini, 45 anni, accusato di tentata estorsione. Dalle sue accuse era scaturita un'inchiesta su presunte tangenti al Cnr conclusasi con l'assoluzione dei tre tecnici dell'ente finiti sotto processo. Lazzini era difeso dall'avvocato Francesco Virgone.
Contro Lazzini, trasformatosi nel corso delle inchieste da grande accusatore ad accusato, il Cnr si era costituito parte civile con l'ex presidente, il professor Luigi Donato. Nella vicenda restarono coinvolti tre professionisti dell'ente. Sono però poi stati assolti dall'accusa di concussione a fine marzo dal gup Alberto Panu nel corso del primo procedimento che correva parallelo a questo e in cui l'ente era sotto accusa e invece Lazzini si era costituito parte civile.
Ad essere assolti erano stati l'ingegner Ottavio Zirilli, di Lido di Camaiore, l'architetto Giuseppe Coppedè, di Querceta, e Bruno Pardini, progettista di impianti di Pietrasanta. Per loro il pm Antonio Di Bugno aveva chiesto in totale condanne per 11 anni e mezzo, ma la tesi accusatoria cadde.
Tutto parte dalla ristrutturazione dell'Opa, l'ospedale di cardiochurgia di Montepepe, del Cnr di Pisa. Nell'estate del 2003, l'Opa è in fase di ristrutturazione da tre anni, ma i lavori stentano e i fornitori lamentano di non essere stati pagati. Donato protesta più volte con i vertici della Siges, l'impresa che fa i lavori, di cui è procuratore speciale Lazzini. Ma lui minaccia di rivelare richieste di danaro e regalie. Donato denuncia tutto alla procura e scatta l'accusa di concussione per i tecnici del Cnr. I pm titolari dell'inchiesta, Di Bugno e l'ex procuratore capo, Enzo Iannelli, chiedono l'archiviazione per le accuse a Lazzini, a cui si oppone la difesa dei tecnici. L'opposizione viene accolta dal gup Panu che rinvia a giudizio l'imprenditore per tentata estorsione ai danni del Cnr. E ieri, dopo la deposizione di un teste della difesa, Carlo Magnani di Marina di Massa, l'epilogo: il giudice Perrone ha condannato Lazzini a 2 anni e 6 mesi per tentata estorsione.
Contro Lazzini, trasformatosi nel corso delle inchieste da grande accusatore ad accusato, il Cnr si era costituito parte civile con l'ex presidente, il professor Luigi Donato. Nella vicenda restarono coinvolti tre professionisti dell'ente. Sono però poi stati assolti dall'accusa di concussione a fine marzo dal gup Alberto Panu nel corso del primo procedimento che correva parallelo a questo e in cui l'ente era sotto accusa e invece Lazzini si era costituito parte civile.
Ad essere assolti erano stati l'ingegner Ottavio Zirilli, di Lido di Camaiore, l'architetto Giuseppe Coppedè, di Querceta, e Bruno Pardini, progettista di impianti di Pietrasanta. Per loro il pm Antonio Di Bugno aveva chiesto in totale condanne per 11 anni e mezzo, ma la tesi accusatoria cadde.
Tutto parte dalla ristrutturazione dell'Opa, l'ospedale di cardiochurgia di Montepepe, del Cnr di Pisa. Nell'estate del 2003, l'Opa è in fase di ristrutturazione da tre anni, ma i lavori stentano e i fornitori lamentano di non essere stati pagati. Donato protesta più volte con i vertici della Siges, l'impresa che fa i lavori, di cui è procuratore speciale Lazzini. Ma lui minaccia di rivelare richieste di danaro e regalie. Donato denuncia tutto alla procura e scatta l'accusa di concussione per i tecnici del Cnr. I pm titolari dell'inchiesta, Di Bugno e l'ex procuratore capo, Enzo Iannelli, chiedono l'archiviazione per le accuse a Lazzini, a cui si oppone la difesa dei tecnici. L'opposizione viene accolta dal gup Panu che rinvia a giudizio l'imprenditore per tentata estorsione ai danni del Cnr. E ieri, dopo la deposizione di un teste della difesa, Carlo Magnani di Marina di Massa, l'epilogo: il giudice Perrone ha condannato Lazzini a 2 anni e 6 mesi per tentata estorsione.
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