Finanza
pisa
Odissea per l'impianto solare
Donatella Lascar
◗
La casa a Marina dove sul tetto è stato collocato l’impianto solareHa prima tolto il pannello dal tetto e poi ha atteso un anno per ricollocarlo prima dell'arrivo delle autorizzazioni
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MARINA. «Energia solare? Si, certo, sono 25 anni che sostengo questa idea. A Pisa sono stato uno tra i primi ad adottarla. Ma quando ho cercato di fare la stessa cosa anche a Marina, lo scorso anno, ho rischiato tre mesi di galera». A parlare è Enrico Puccini marinese da 15 anni, sostenitore dell'energia alternativa.
Tutto è cominciato nel marzo del 2008 quando Enrico Puccini contatta una ditta leader nel settore per istallare sopra il suo tetto un pannello solare di tre metri quadrati. «A Marina credo di essere il primo ad aver istallato un pannello solare - afferma Puccini - un sistema che io avevo già provato parecchi anni fa quando abitavo a Pisa e che mi faceva risparmiare tra luce e gas, circa il 35% sui costi. Il sistema non era così avanzato e in proporzione il costo del'impianto si è ridotto molto. Ma il tempo che ci ho impiegato per poterlo istallare con il benestare del Comune è decisamente assurdo. C'è voluto un anno e ho dovuto mettere l'avvocato».
Marina è vincolata dalle Belle arti, ma per la ditta che ha eseguito il lavoro questo non costituiva un problema perché in base ad un decreto governativo di cui era a conoscenza, non era necessaria nessuna particolare autorizzazione in quanto impianto produttore di energia verde. Invece le cose sono andate in un altro modo. «A giugno 2008 l'impianto è stato montato sopra il mio tetto - racconta Puccini - e subito dopo ho portato in Comune un modulo debitamente riempito con cui chiedevo il contributo regionale come previsto dalla legge. A questo punto la sorpresa, l'impiegato infatti, mi ha detto che se non avessi rimosso immediatamente il pannello dal mio tetto entro ventiquattro, sarei stato processato e rischiavo tre mesi di prigione. Ho chiamato immediatamente la ditta e la fabbrica dell'impianto - continua Puccini - spiegando che rischiavamo tutti una condanna, così hanno rimosso subito il pannello».
Da quel momento sono passati quattro mesi in cui Enrico Puccini si è recato in Comune da un ufficio all'altro senza che nessuno sapesse dirgli cosa fare per rimontare l'impianto che aveva già pagato. «A questo punto mi sono rivolto a un avvocato - spiega Puccini - e finalmente siamo riusciti a capire che dovevamo presentare una domanda alla Sovrintendenza attraverso il Comune».
La domanda è stata fatta nel dicembre 2008 e la risposta favorevole è arrivata nell'aprile 2009, con l'avvertenza di aspettare trenta giorni prima di istallare l'impianto, in modo che la popolazione circostante potesse avanzare eventuali obiezioni. «Non si sa quali obiezioni dal momento che non è stata data nessuna pubblicità all'istallazione dalle autorità competenti ma - conclude Puccini - finalmente il trentunesimo giorno dall'autorizzazione ho fatto rimontare l'impianto. Ora darò comunicazione in Comune e richiederò nuovamente il contributo alla Regione che servirà in parte per le spese legali».
Tutto è cominciato nel marzo del 2008 quando Enrico Puccini contatta una ditta leader nel settore per istallare sopra il suo tetto un pannello solare di tre metri quadrati. «A Marina credo di essere il primo ad aver istallato un pannello solare - afferma Puccini - un sistema che io avevo già provato parecchi anni fa quando abitavo a Pisa e che mi faceva risparmiare tra luce e gas, circa il 35% sui costi. Il sistema non era così avanzato e in proporzione il costo del'impianto si è ridotto molto. Ma il tempo che ci ho impiegato per poterlo istallare con il benestare del Comune è decisamente assurdo. C'è voluto un anno e ho dovuto mettere l'avvocato».
Marina è vincolata dalle Belle arti, ma per la ditta che ha eseguito il lavoro questo non costituiva un problema perché in base ad un decreto governativo di cui era a conoscenza, non era necessaria nessuna particolare autorizzazione in quanto impianto produttore di energia verde. Invece le cose sono andate in un altro modo. «A giugno 2008 l'impianto è stato montato sopra il mio tetto - racconta Puccini - e subito dopo ho portato in Comune un modulo debitamente riempito con cui chiedevo il contributo regionale come previsto dalla legge. A questo punto la sorpresa, l'impiegato infatti, mi ha detto che se non avessi rimosso immediatamente il pannello dal mio tetto entro ventiquattro, sarei stato processato e rischiavo tre mesi di prigione. Ho chiamato immediatamente la ditta e la fabbrica dell'impianto - continua Puccini - spiegando che rischiavamo tutti una condanna, così hanno rimosso subito il pannello».
Da quel momento sono passati quattro mesi in cui Enrico Puccini si è recato in Comune da un ufficio all'altro senza che nessuno sapesse dirgli cosa fare per rimontare l'impianto che aveva già pagato. «A questo punto mi sono rivolto a un avvocato - spiega Puccini - e finalmente siamo riusciti a capire che dovevamo presentare una domanda alla Sovrintendenza attraverso il Comune».
La domanda è stata fatta nel dicembre 2008 e la risposta favorevole è arrivata nell'aprile 2009, con l'avvertenza di aspettare trenta giorni prima di istallare l'impianto, in modo che la popolazione circostante potesse avanzare eventuali obiezioni. «Non si sa quali obiezioni dal momento che non è stata data nessuna pubblicità all'istallazione dalle autorità competenti ma - conclude Puccini - finalmente il trentunesimo giorno dall'autorizzazione ho fatto rimontare l'impianto. Ora darò comunicazione in Comune e richiederò nuovamente il contributo alla Regione che servirà in parte per le spese legali».
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