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pisa
Un caso di tbc in carcereAgenti sul piede di guerra
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Il carcere Don BoscoUn detenuto affetto da tubercolosi è rimasto a lungo a contatto con il personale e gli altri reclusi
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PISA. Aveva la tubercolosi ma nessuno se ne era accorto e per un mese e mezzo è rimasto insieme a tutti gli altri detenuti, a contatto con loro e con il personale del carcere. La denuncia parte da un sindacato di agenti carcerari, l'Osapp, organizzazione sindacale autonoma di polizia penitenziaria, il cui segretario provinciale è Franco Paglia.
Gli agenti di polizia penitenziaria hanno inviato un loro appello e una loro protesta al direttore del carcere Don Bosco, al provveditorato regionale dell'amministrazione penitenziaria a Firenze, e alla segreteria regionale del sindacato. In effetti, la tubercolosi, malattia sconfitta da tempo in Italia, è tornata a farsi sentire con l'immigrazione soprattutto dai paesi dell'Africa, dove è tuttora un male molto diffuso. Da un decennio gli infettivologi lanciano l'allarme per la nuova presenza della tbc, importata dall'immigrazione.
«Il nostro sindacato - ha scritto ieri Paglia in un intervento particolarmente duro - già in passato ha denunciato la grave di situazione igienico-sanitaria in cui versa il carcere, con la presenza di topi e scarafaggi. Oggi ribadisce ed esprime forte dissenso e sconcerto sulla pessima considerazione della tutela della salute dei poliziotti penitenziari da parte dell'amministrazione. Il grave ed ultimo episodio di tbc attiva, riscontrato ad un detenuto che ha sostato per oltre 45 giorni in una sezione a regime comune ed il ritardo e la superficialità con cui si è messa in moto la macchina della profilassi, scattata solo lunedì, alimenta ulteriormente il malumore ed il disagio del personale, con grave danno per tutto l'andamento del carcere. Il personale chiede urgenti spiegazioni su questo caso e invita direzione e provveditorato a mettere in atto opportune ed immediate iniziative per ristabilire condizioni lavorative di maggior vivibilità a rendere più salubri gli ambienti e le postazioni lavorative della casa circondariale».
Solo il giorno prima, il garante per i diritti delle persone private della libertà personale, l'avvocato Andrea Callaioli, aveva denunciato una pesante e pericolosa situazione di sovraffollamento. «A fronte di una capienza regolamentare di 226 detenuti (uomini 204 - donne 22) ed una tollerabile di 305 (uomini 268 - donne 37) - ha scritto Callaioli - ad oggi le presenze nella casa circondariale di Pisa sono attorno alle 380 (di cui 38 donne); perdura quindi da molti mesi una situazione di estremo disagio per detenuti e tutti gli operatori del penitenziario, né si intravedono segnali di inversione di tendenza».
Gli agenti di polizia penitenziaria hanno inviato un loro appello e una loro protesta al direttore del carcere Don Bosco, al provveditorato regionale dell'amministrazione penitenziaria a Firenze, e alla segreteria regionale del sindacato. In effetti, la tubercolosi, malattia sconfitta da tempo in Italia, è tornata a farsi sentire con l'immigrazione soprattutto dai paesi dell'Africa, dove è tuttora un male molto diffuso. Da un decennio gli infettivologi lanciano l'allarme per la nuova presenza della tbc, importata dall'immigrazione.
«Il nostro sindacato - ha scritto ieri Paglia in un intervento particolarmente duro - già in passato ha denunciato la grave di situazione igienico-sanitaria in cui versa il carcere, con la presenza di topi e scarafaggi. Oggi ribadisce ed esprime forte dissenso e sconcerto sulla pessima considerazione della tutela della salute dei poliziotti penitenziari da parte dell'amministrazione. Il grave ed ultimo episodio di tbc attiva, riscontrato ad un detenuto che ha sostato per oltre 45 giorni in una sezione a regime comune ed il ritardo e la superficialità con cui si è messa in moto la macchina della profilassi, scattata solo lunedì, alimenta ulteriormente il malumore ed il disagio del personale, con grave danno per tutto l'andamento del carcere. Il personale chiede urgenti spiegazioni su questo caso e invita direzione e provveditorato a mettere in atto opportune ed immediate iniziative per ristabilire condizioni lavorative di maggior vivibilità a rendere più salubri gli ambienti e le postazioni lavorative della casa circondariale».
Solo il giorno prima, il garante per i diritti delle persone private della libertà personale, l'avvocato Andrea Callaioli, aveva denunciato una pesante e pericolosa situazione di sovraffollamento. «A fronte di una capienza regolamentare di 226 detenuti (uomini 204 - donne 22) ed una tollerabile di 305 (uomini 268 - donne 37) - ha scritto Callaioli - ad oggi le presenze nella casa circondariale di Pisa sono attorno alle 380 (di cui 38 donne); perdura quindi da molti mesi una situazione di estremo disagio per detenuti e tutti gli operatori del penitenziario, né si intravedono segnali di inversione di tendenza».
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