Il Tirreno

Pisa

L'Idv a Pisa raddoppia i voti

Il Partito Democratico si conferma come primo partito a Pisa, ma scende dal 45,02% al 37,03%.
A colpire è il grande risultato ottenuto dall’Italia dei Valori - il partito di Di Pietro è il vero vincitore delle elezioni a Pisa - che raddoppia quasi i voti portandosi dal 4,9% delle politiche 2008, a quasi il 9% alle europee

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PISA. Se non è facile fare un raffronto omogeneo dei risultati, vista la diversa distribuzione delle liste e anche per la tipologia di voto - un confronto tra europee sarebbe inidoneo, a distanza di 5 anni -, ci sembra di ricavare utili indicazioni, invece, dal risultato delle europee 2009 rispetto alle politiche (Camera dei deputati) 2008, anche per la presenza già allora dei due partiti maggiori e cioè Pdl e Pd.

Partiamo proprio da questi ultimi. Il Partito Democratico si conferma come primo partito a Pisa, ma scende dal 45,02% al 37,03%.
È un calo secco dell’8%, ma da esso va scorporato intanto il 3,27% della lista Bonino-Pannella che l’anno scorso si era apparentato con il Pd.
A questo punto il calo depurato del Pd scende al 4,7%. Guarda caso è una perdita che, all’incirca, è quella che guadagna la sinistra radicale (esattamente un più 3,92%) che con Rifondazione Comunista al 5,50% e Sinistra e Libertà insieme ai Verdi al 4,22%, significa un 9.72% rispetto al 5,8% preso dalla Sinistra Arcobaleno l’anno scorso che inglobava tutti i partiti della sinistra radicale. Insomma, ci sarebbe stato un travaso dal Pd alla sinistra radicale, intorno al 4%.

Ma questa considerazione si interseca con il grande risultato ottenuto dall’Italia dei Valori - il partito di Di Pietro è il vero vincitore delle elezioni a Pisa - che raddoppia quasi i voti portandosi dal 4,9% delle politiche 2008, a quasi il 9% alle europee (precisamente l’8,9%).
E per l’Idv si potrebbe ipotizzare anche un travaso, comunque difficilmente quantificabile - perché va a sommarsi probabilmente a quello della sinistra radicale -, dal Pd al partito di Di Pietro.

Il Pdl mantiene sostanzialmente gli stessi voti alle europee, arretrando dello 0,71%, superando comunque la soglia del 30% (esattamente il 30,29%). Anche qui, per analogia col discorso fatto prima a sinistra - ora invece a centrodestra -, la piccola erosione del Pdl va all’Udc, che passa dal 4,0 delle politiche 2008 al 4,5% delle europee di quest’anno (uno 0,5% in più). Anche se una diversa chiave di lettura (una scienza esatta nel magma elettorale non esiste) potrebbe propendere per una fetta di voti del centrodestra andati alla Lega Nord che a Pisa raddoppia i voti, passando dall’1,7% al 3,74%.

Concludendo si può dire che il centrosinistra classico (Pd e Idv) si attesta a Pisa al 46% e supererebbe la soglia del 50% solo con la sinistra radicale (si collocherebbe al 55,7%).
Mentre il centrodestra, unendo il Pdl con la Lega e l’Udc (anche se quest’ultimo si considera un partito puramente di centro), arriverebbe al 38,52%.

Abbiamo tralasciato, da questa sorta di raffronto europee 2009-politiche 2008, altri piccoli raggruppamenti (Forza Nuova, Movimento Sociale Fiamma Tricolore, La Destra Mpa-Pensionati-Alleanza centro, Liberal Democratici-Movimento italiani all’estero e infine il Partito Comunista dei lavoratori che comunque non arrivano tutti insieme al 2,5%), altrimenti il discorso si sarebbe fatto più complesso. Come pure individuare le liste più penalizzate dall’astensione: forse più a sinistra che a destra, chissà.

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