Il Tirreno

Pisa

Il Pd cede consensi a sinistra ma resta il partito leader

Il prof. Rossi: l'astensionismo in città è stato molto alto superiore alla media nazionale

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 PISA. Andrea Pieroni ha fatto il bis. Sarà ancora lui il presidente della Provincia. Nessun contendente ha saputo sbarrargli la strada, neanche costringerlo al ballottaggio per rendergli dura la vita prima del secondo mandato. Intanto, sull'analisi del voto, abbiamo intervistato il professore Emanuele Rossi, docente di diritto costituzionale alla Scuola Superiore Sant'Anna. Il confronto è soprattutto fra i risultati delle europee in città e in provincia con i dati delle politiche dell'anno scorso. È questa, infatti, la chiave principale di lettura per cercare di capire come, nell'arco di un anno, l'elettorato pisano si è orientato fra i vari partiti. E il quadro, a distanza di un anno, è mutato.
 Professor Rossi, il Pd, a Pisa, dal 45,02% ottenuto alle politiche del 2008 passa al 37,03%. Una perdita dell'8%. Come lo spiega?
 «Credo che i risultati delle europee, vadano inquadrati sul dato sull'astensione. A Pisa è stata molto alta. Ha votato il 65,3%, mentre alle precedenti europee aveva votato il 72,8%. E il dato pisano è inferiore, 1,2%, anche alla media nazionale del 66,5%. Questo dato è influenzato anche dalla concomitanza, l'anno scorso, delle politiche con le amministrative. A Pisa, quest'anno, ci sono le provinciali dove la competizione non è così forte, e probabilmente con ciò si spiega l'astensionismo. Le percentuali dei partiti ne subiscono un contraccolpo, nel senso che le percentuali cambiano, anche se meno i voti assoluti. Certamente la perdita di voti del Pd è chiara. Questi voti rimangono nell'ambito del centro sinistra o della sinistra perché l'aumento dell'Idv e l'aumento delle due liste della Sinistra radicale compensano abbondantemente i voti persi dal Pd».
 Va anche considerato che l'anno scorso, i radicali erano apparentati al Pd.
 «Sì. Per cui se quel 3,3% della lista Bonino Pannella lo aggiungiamo al Pd, quest'ultimo supererebbe il 40%. Inoltre, l'Italia dei valori ha guadagnato il 5,4% e in più consideriamo che le due liste della Sinistra radicale, rispetto alla Sinistra Arcobaleno, hanno guadagnato 5 punti. Con questi risultati si può immaginare che i voti persi dal Pd non siano andati al centro-destra».
 L'Italia dei valori ha raddoppiato. Il suo consenso in provincia è stato ancora più alto che in città. Come si legge questo successo?
 «Da un lato credo che sia la stessa spinta nazionale che ha visto l'Idv accreditarsi come partito di opposizione in modo netto e radicale a Berlusconi e al suo governo. Su Pisa interessante è il dato delle preferenze. De Magistris con 799 voti ha preso molto più di Di Pietro con 528. Evidentemente, i pisani hanno premiato la cultura legalitaria e il valore della giustizia contro i tentativi di delegittimazione operati dal potere politico».
 Il Pdl perde lo 0,71%. Quindi, più o meno, resta sulle sue posizioni.
 «Rispetto al dato nazionale dove c'è una flessione del Pdl, a Pisa invece c'è stata una sostanziale tenuta. Mentre laddove il Pdl gode di un margine che può cambiare da elezione a elezione, a Pisa, dove il numero dei consensi è ridotto rispetto al dato nazionale, questo elettorato è un elettorato più fedele che non varia in relazione, per esempio, alle ultime vicende. Se osserviamo le preferenze, ci accorgiamo che Berlusconi da solo ottiene più del doppio di tutti gli altri candidati messi insieme. Il peso del leader, la personalità di Berlusconi ottiene un grande successo. Il partito viene personificato nel suo leader».
 L'Udc fa un piccolo passo avanti: dal 4% al 4,5%.
 «Qui troviamo anche un po' di quel voto che cerca di superare la logica bipolare se non bipartitica, né a destra né a sinistra, ma per l'Italia. E il risultato elettorale, sostanzialmente, non sfonda».
 La Lega ha più che raddoppiato i propri consensi. Un voto di protesta?
 «In questo caso, mi sembra che siano prevalentemente due le ragioni. La prima è che sia premiata la posizione di critica o di contrappeso all'interno del governo perché con il partito unico del Pdl, la Lega è rimasto l'unico contrappeso all'interno della maggioranza. In secondo luogo sulla sicurezza il quale si traduce in un atteggiamento contrario all'immigrazione. Un tema che ottiene qualche consenso in alcune fasce della popolazione».
 Analizzando il risultato complessivo delle due liste della Sinistra radicale, si arriva al 9.7%.
 «Rispetto alle elezioni politiche del 2008, non c'è più stata la logica del voto utile che con il sistema elettorale delle politiche aveva indotto una parte dell'elettorato a votare Pd. Invece, con il sistema proporzionale delle europee questo richiamo non ha fatto più leva».

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