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Galileo, per una sera, torna a Pisa

Candida Virgone
Andrea Camilleri stringe la mano al «suo» Galileo, cioè a Roberto Scarpa
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Andrea Camilleri stringe la mano al «suo» Galileo, cioè a Roberto Scarpa

Un nuovo libro su Sciascia come parlamentare

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 PISA. L'anno galileiano ha regalato ai pisani anche la possibilità di incontrare il grande astronomo, a tu per tu, in una intervista impossibile, con lo scrittore Andrea Camilleri. Una serata magica, avvenuta al Teatro Verdi, in cui Camilleri ha tracciato un ritratto quasi quotidiano, attuale del professor Galilei.
 In un teatro esaurito, davanti a un pubblico divertito e attento, e dopo l'elogio del cannocchiale fatto dal professor Iacono, il grande fisico pisano ha avuto va il volto e la voce di Roberto Scarpa, attore regista e ideatore di Prima del Teatro.
 Prima dello spettacolo, lo scrittore siciliano, che con Scarpa ha portato avanti vari progetti, fra cui il libro del regista pisano «L'ombrello di Noè», ha spiegato in una breve intervista le ragioni di questa avventura.
 «C'è l'anno galileiano - mi aveva detto Roberto -. Perché non scrivi qualcosa? Su suo suggerimento così siamo tornati alle interviste impossibili, quelle che alla fine degli anni Sessanta erano state fatte in radio».
 Allora scrittori come Calvino, Sanguineti, Manganelli e Umberto eco hanno intervistato tanti personaggi illustri del passato.
 Di molte delle interviste impossibili Camilleri aveva curato la regia, facendone lui stesso due, a Ferdinando II e Stesicoro, l'inventore del coro. «L'ultima però l'ho fatta cinque anni fa - racconta - quando la moglie di Sciascia mi chiamò. Perché Leonardo, a suo tempo, ne aveva scritta una a Sofia di Borbone, ma poi, quando aveva scoperto che doveva esser lui parlare in radio, non ne aveva più voluto sapere. Il testo era rimasto lì. Fu ripreso da Mario Martone, che chiese a me di interpretare Sciascia, mentre a far Sofia fu chiamata Adriana Asti. Un momento unico».
 Questa intervista sotto le stelle di Pisa si sviluppa attraverso due canali, il cannocchiale come metafora della conoscenza e le ragioni dell'abiura, secondo quanto lo scienziato scrisse in una lettera a Cristina di Lorena. «Il vero scopo dell'Inquisizione - commenta Camilleri - è quello della doppia verità, la verità delle Scrittrure e quella della natura. Uno scienziato non può negare le verità di ciò che vede e la natura è superiore alla verità delle Scritture».
 E in pentola, per il padre di Montalbano cosa bolle? «Un libro per Bommpiani - risponde - sulla vita politica di Sciascia. Lo scrittore fu eletto come indipendente al consiglio comunale di Palermno nel Pci e poi si presentò al parlamento con i radicali. Fu più che altro un modo per avere accesso alle carte sul caso Moro, su cui scrisse appunto "L'Affaire Moro". Come onorevole Sciascia presentò 11 interrogazioni su mafia e terrorismo. Bene. Io ho raccolto questo materiale per ricordarlo a tutti. Poi, parlando col presidente Napolitano, giustamente lui mi disse: ma lei deve inserirci anche le risposte del parlamento... Cosa che sto facendo. E il libretto, che doveva essere di cento pagine, ne avrà molte in più».

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