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Minacce a Pomponi: un proiettile per posta

Minacce a Pomponi: un proiettile per posta

Una busta con dentro un proiettile al presidente del Pisa. E si parla di minacce arrivate ai cellulari di alcuni giocatori. E ora la società sarebbe in vendita

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PISA. Una busta con dentro un proiettile, inviato alla sede del Pisa calcio, in via Montanelli, al presidente Luca Pomponi. Su questo ed altri gravi episodi minatori sta indagando la Digos mentre la procura ha aperto un'inchiesta coordinata dal viceprocuratore capo, Antonio Di Bugno.
Si parla di minacce arrivate ai cellulari di alcuni giocatori e del presidente, di telefonate dal contenuto inequivocabile al centralino di alcune sue società a Roma, e di offese e intimidazioni giunte via mail alla società. Bersaglio del tutto sempre Pomponi.
Un clima insomma di intimidazione e paura che sarebbe nato intorno alla squadra in un momento del tutto delicato e su cui gli inquirenti stanno cercando di far piena luce.
Pochi i particolari forniti e per il momento ufficiosi, anche perché le notizie vengono confermate con prudenza sia a livello di investigatori che a livello di società.
La lettera, che non è stata aperta e, così com'era, è stata consegnata ancora chiusa agli uomini della Digos, è arrivata in via Montanelli lunedì scorso, a 36 ore dalla fine della partita e dalla guerriglia che è passata come uno tsunami su Porta a Lucca, durante due vere e proprie ore di fuoco conclusesi poi con l'arresto di nove tifosi e il ferimento di 35 fra poliziotti e carabinieri.
Mercoledì sette degli arrestati sono stati scarcerati dopo la convalida del fermo e l'inflizione di misure repressive di vario genere, uno è stato messo ai domiciliari, il nono è stato ritenuto dal gip non identificabile dai filmati e rimesso in libertà.
Chi ha ricevuto l'insolita missiva ha intuito al tatto che potesse contenere un proiettile e, avvisato il presidente del messaggio inequivocabile, ha chiamato subito gli uomini della Digos. Dagli ambienti della società trapelano altre notizie: si parla appunto di una raffica di telefonate, in particolare al capitano Edoardo Braiati, contro il presidente. Che non venga più a Pisa - gli avrebbero detto gli anonimi intimidatori - perché gli si taglia la testa. Altre minacce, anche fisiche, sarebbero arrivate via telefono ad alcune sue società. Te la faremo pagare: avrebbero detto gli autori delle telefonate.
E pare appunto che Pomponi, padre di un bambino di venti mesi, Nicolò, si guarderà bene anche dal venire alla partita della Nazionale che si terrà domani all'Arena con l'Irlanda del Nord. Anche per non creare problemi di ordine pubblico, viene sottolineato. Se la presenza del presidente deve rappresentare un elemento di turbativa ad un tranquillo incontro della Nazionale se ne farà a meno: sarebbe stato il commento di ambienti molto vicini al Pisa Calcio.
E andando sui vari blog dedicati alla squadra e su Facebook, dove troverebbero udienza veri e propri gruppi «antiPomponi», si trovano altre minacce. Fra gli obiettivi anche il giocatore pisano Federico Viviani. Tranquilli - ci sarebbe scritto - lo becchiamo al Sunset a Marina, tempo qualche giorno, se poi volete sfondarlo chiamate.
Si tratta solo di frasi anonime e minacce astratte, che negli anni in verità si sarebbero già lette all'indirizzo di varie persone, ma che avrebbero creato un clima di vera e propria intimidazione unite agli altri episodi, in particolare alle telefonate e al proiettile, roba che ha avuto precedenti solo in gruppi eversivi e negli ambienti criminali.
L'inchiesta della procura corre parallela a quella in atto sugli scontri di sabato scorso e tutte e due sono coordinate dal pm Di Bugno.
Candida Virgone

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