Il dolore
pisa
Elisa, la mascotte rosa del quartiere
Pier Luigi Ara
Era stato il solo fiocco rosa esposto a una porta. Una festa: in fila per vederla con un dono
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CALCI. Un segno del destino, come una luce votiva all'esterno della casa dove abitava Elisa, la bambina di tre mesi morta nel terribile incidente sull'A-13, il lampioncino sopra la porta d'ingresso è acceso. L'avevano lasciata così, inavvertitamente o di proposito per ingannare i ladri, Giuseppe e Laura, i genitori della piccina, ora gravi all'ospedale di Bologna. I coniugi Cimmino viaggiavano, con la figlioletta, alla volta di Ferrara sull'utilitaria travolta da un tir che è piombato sulle auto ferme in coda sull'autostrada. Elisa, adagiata nella culla sul sedile posteriore, è morta così.
Adesso l'intera Vallegraziosa, e non solo, la piange. Il quartiere nuovo della Gabella, realizzato con ardita ma felice intuizione urbanistica, è avvolto in un cupo silenzio, rotto solo dalle parole sommesse dei residenti. Un dolore infinito, incredulità. Settanta dei settantsei appartamenti sono occupati da famiglie per lo più giovani, raccolte in un grande quadrilatero che dà su una vasta area verde punteggiata da piante e panchine.
Un maxi-condominio avveniristico che ricorda certi villaggi del nord Europa. Qui si conoscono tutti anche perché li ha uniti una lunga e interminabile battaglia condotta per ottenere i servizi elementari come l'acqua, il gas e il telefono negati in un dedalo di competenze... incompetenze. Un groviglio di rimpallo di responsabilità. Una lotta dovuta a scelte che hanno visto l'un contro l'altro armati costruttori, Comune di Calci, gestori e residenti.
La cronaca ha registrato nel tempo colpi di scena a ripetizione. Tra polemiche roventi anche contenziosi giudiziari. E qui la gente, più che altrove, mostra il dente avvelenato tanto che è pronta la protesta per l'appuntamento elettorale del 6 e 7 giugno.
Ma non è di questo che adesso si parla. È il momento del cordoglio. E la sofferenza è palpabile in tutte le famiglie, ritrovando il senso della comunità che condivide gioie, ma anche purtroppo dolori. Come questo della tragedia di Elisa.
«Qui stiamo piangendo tutti», «non riusciamo ad accettare quanto è successo», «impossibile rassegnarsi». Pietre su pietre al muro del pianto. Ci sono particolari commoventi, carichi di emozione che esplode e inumidisce i volti, capaci di accrescere lo sgomento. Elisa era la mascotte rosa di questa comunità formata soprattutto da giovani coppie. Lei, l'unica femminnuccia in un contesto di bambini venuti alla luce da due anni a questa parte. Ce lo dice Anna Maria Rizzi, ce lo conferma Raffaele Caporale, lo ribadisce Fabrizio, agente di polizia municipale venuto da fuori. Un coro unanime: «Era il fiore più bello del nostro giardino», «un tesoro inestimabile», «una creatura di rara bellezza».
Solo un fiocco rosa alla porta è apparso in questa specie di città dei giovani e dei bambini che è il grande condominio. È stato l'unico finora mai visto; tutti gli altri fiocchi azzurri. Ardu un calcolo: più o meno, tra i più piccoli, una trentina di maschietti. e una sola bimba.
Per questo l'avvenimento era stato salutato con una grande festa. «Tutti - fa sapere Anna Maria - eravamo andati a vederla, quando era nata lo scorso febbraio». E ancora: «Ognuno portava un dono».
Erano corsi i nonni materni da Roma, spesso si vedevano i nonni paterni da Pisa. Tra l'altro Elisa, oltre che la figlia tanto attesa da babbo Giuseppe e mamma Laura, era la sola nipotina dei quattro nonni.
In famiglia avevano deciso di dotare il terrazzo di robuste sbarre al fine di impedire che la bimba, crescendo, potesse cadere. Le premure, i progetti, i sogni per la piccina.
«Adesso non c'è più», «è tornata in cielo tra gli angeli». E le lacrime scendono giù, inarrestabili, e solcano i volti segnati dall'angoscia.
Adesso l'intera Vallegraziosa, e non solo, la piange. Il quartiere nuovo della Gabella, realizzato con ardita ma felice intuizione urbanistica, è avvolto in un cupo silenzio, rotto solo dalle parole sommesse dei residenti. Un dolore infinito, incredulità. Settanta dei settantsei appartamenti sono occupati da famiglie per lo più giovani, raccolte in un grande quadrilatero che dà su una vasta area verde punteggiata da piante e panchine.
Un maxi-condominio avveniristico che ricorda certi villaggi del nord Europa. Qui si conoscono tutti anche perché li ha uniti una lunga e interminabile battaglia condotta per ottenere i servizi elementari come l'acqua, il gas e il telefono negati in un dedalo di competenze... incompetenze. Un groviglio di rimpallo di responsabilità. Una lotta dovuta a scelte che hanno visto l'un contro l'altro armati costruttori, Comune di Calci, gestori e residenti.
La cronaca ha registrato nel tempo colpi di scena a ripetizione. Tra polemiche roventi anche contenziosi giudiziari. E qui la gente, più che altrove, mostra il dente avvelenato tanto che è pronta la protesta per l'appuntamento elettorale del 6 e 7 giugno.
Ma non è di questo che adesso si parla. È il momento del cordoglio. E la sofferenza è palpabile in tutte le famiglie, ritrovando il senso della comunità che condivide gioie, ma anche purtroppo dolori. Come questo della tragedia di Elisa.
«Qui stiamo piangendo tutti», «non riusciamo ad accettare quanto è successo», «impossibile rassegnarsi». Pietre su pietre al muro del pianto. Ci sono particolari commoventi, carichi di emozione che esplode e inumidisce i volti, capaci di accrescere lo sgomento. Elisa era la mascotte rosa di questa comunità formata soprattutto da giovani coppie. Lei, l'unica femminnuccia in un contesto di bambini venuti alla luce da due anni a questa parte. Ce lo dice Anna Maria Rizzi, ce lo conferma Raffaele Caporale, lo ribadisce Fabrizio, agente di polizia municipale venuto da fuori. Un coro unanime: «Era il fiore più bello del nostro giardino», «un tesoro inestimabile», «una creatura di rara bellezza».
Solo un fiocco rosa alla porta è apparso in questa specie di città dei giovani e dei bambini che è il grande condominio. È stato l'unico finora mai visto; tutti gli altri fiocchi azzurri. Ardu un calcolo: più o meno, tra i più piccoli, una trentina di maschietti. e una sola bimba.
Per questo l'avvenimento era stato salutato con una grande festa. «Tutti - fa sapere Anna Maria - eravamo andati a vederla, quando era nata lo scorso febbraio». E ancora: «Ognuno portava un dono».
Erano corsi i nonni materni da Roma, spesso si vedevano i nonni paterni da Pisa. Tra l'altro Elisa, oltre che la figlia tanto attesa da babbo Giuseppe e mamma Laura, era la sola nipotina dei quattro nonni.
In famiglia avevano deciso di dotare il terrazzo di robuste sbarre al fine di impedire che la bimba, crescendo, potesse cadere. Le premure, i progetti, i sogni per la piccina.
«Adesso non c'è più», «è tornata in cielo tra gli angeli». E le lacrime scendono giù, inarrestabili, e solcano i volti segnati dall'angoscia.
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