Proteste
LO SCRITTORE ALLA NORMALE DI PISA
Roberto Saviano alla Normale
Più di 600 studenti e record di accessi al sito per la diretta dell'incontro con lo scrittore e giornalista, ospite della Scuola Normale di Salvatore Settis per l'appuntamento con i "venerdì del direttore"
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Non sa come sarà il suo futuro, "speriamo che ci sia", ma certamente Roberto Saviano sa che questo è il momento del successo e non nasconde di volerlo sfruttare fino in fondo "perché, anche così, credo si possano combattere le organizzazioni criminali". E, invitato alla Scuola Normale di Pisa dal direttore Salvatore Settis, Saviano ha avuto un'altra testimonianza dell'affetto dei suoi lettori: i tecnici della Normale hanno dovuto bloccare gli accessi al sito, che - come il Tirreno - trasmetteva in diretta la conferenza, per evitare che questo andasse in tilt. Senza nascondersi, e senza eludere le domande dei lettori, che in fondo "sono quelli che hanno innescato il mio successo anche nella lotta alle organizzazioni criminali", aggiunge, Saviano ha deciso di dare prima la sua opinione sul dibattito di questi giorni su sicurezza e immigrazione: "E' sbagliato, anzi, è una fesseria enorme pensare che la comunità migrante sia una comunità di criminali".
Davanti a oltre 600 persone, divise in cinque sale, ma almeno altrettante sono quelle rimaste fuori, Saviano coglie l'occasione per ricordare l'Italia dei primi anni del '900, un'Italia che proprio grazie a quelle esperienze "ha imparato ad essere aperta, solidale e tollerante". Un Paese che quindi, "non permetterà che accada agli immigrati ciò che ha provato sulla propria pelle", dice tra gli applausi che aumentano quando ricorda che, oltretutto, "le uniche due rivolte contro le organizzazioni criminali sono state fatte da africani a Castel Volturno e a Rosarno", per cui non solo gli immigrati "vengono a fare il lavoro che gli italiani non vogliono più fare - prosegue -, ma vengono anche a difendere i diritti in cui gli italiani non credono più".
Saviano punta poi sulla cultura e ricorda come il suo successo è dovuto proprio alla "letteratura: è questo ciò che ha davvero dato noia ai boss", aggiunge, ma poi si ferma quando Federica, una studentessa napoletana da 5 anni a Pisa, parente di un avvocato ucciso nel dicembre scorso, gli confessa la sua intenzione di non tornare più nella sua città. "Il diritto alla felicità è legittimo", risponde lo scrittore alla ragazza citando la Costituzione americana, ma a lui, invece, pesa il non poter tornare nel suo paese, perché "qualcuno è convinto che ho messo in cattiva luce il Sud. Non è così - conclude prima di sottoporsi al rito degli autografi e ringraziare il sindaco Marco Filippeschi per la cittadinanza onoraria che Pisa gli aveva assegnato nel novembre scorso - ma certo questo è l'errore più grosso che è stato fatto nei miei confronti".
Davanti a oltre 600 persone, divise in cinque sale, ma almeno altrettante sono quelle rimaste fuori, Saviano coglie l'occasione per ricordare l'Italia dei primi anni del '900, un'Italia che proprio grazie a quelle esperienze "ha imparato ad essere aperta, solidale e tollerante". Un Paese che quindi, "non permetterà che accada agli immigrati ciò che ha provato sulla propria pelle", dice tra gli applausi che aumentano quando ricorda che, oltretutto, "le uniche due rivolte contro le organizzazioni criminali sono state fatte da africani a Castel Volturno e a Rosarno", per cui non solo gli immigrati "vengono a fare il lavoro che gli italiani non vogliono più fare - prosegue -, ma vengono anche a difendere i diritti in cui gli italiani non credono più".
Saviano punta poi sulla cultura e ricorda come il suo successo è dovuto proprio alla "letteratura: è questo ciò che ha davvero dato noia ai boss", aggiunge, ma poi si ferma quando Federica, una studentessa napoletana da 5 anni a Pisa, parente di un avvocato ucciso nel dicembre scorso, gli confessa la sua intenzione di non tornare più nella sua città. "Il diritto alla felicità è legittimo", risponde lo scrittore alla ragazza citando la Costituzione americana, ma a lui, invece, pesa il non poter tornare nel suo paese, perché "qualcuno è convinto che ho messo in cattiva luce il Sud. Non è così - conclude prima di sottoporsi al rito degli autografi e ringraziare il sindaco Marco Filippeschi per la cittadinanza onoraria che Pisa gli aveva assegnato nel novembre scorso - ma certo questo è l'errore più grosso che è stato fatto nei miei confronti".
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