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Pisa

Madre muore dopo intervento alla tiroide

Madre muore dopo intervento alla tiroide

Una donna palermitana di 42 anni, madre di due figli, è morta a Pisa poco dopo un intervento alla tiroide effettuato al Santa Chiara. Secondo la denuncia fatta dai familiari la donna è stata stroncata da due arresti cardiaci senza che nessuno si accorgesse che qualcosa era andato storto

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 PISA. Una donna palermitana di 42, due figli piccoli, è morta dopo l’intervento chirurgico al Santa Chiara e per la famiglia è sicuramente un caso di malasanità. Al punto che il marito, solo un’ora dopo il decesso si è recato in questura e ha denunciato medici e personale paramedico dei reparti di chirurgia generale II diretta dal professor Miccoli e della Terapia intensiva, diretta dal professor Francesco Giunta. E, secondo quanto si apprende, dalla stessa famiglia, la procura della Repubblica di Pisa nell’avviare l’inchiesta avrebbe già ordinato l’autopsia e il sequestro delle cartelle cliniche e del filmato dell’intervento.

 Secondo quanto raccontano i familiari, Margherita Giacomazzi, avvocato, aveva preferito farsi fare l’intervento di rimozione di un piccolo carcinoma alla tiroide a Pisa e non a Palermo, proprio dal chirurgo che aveva scoperto il nodulo. Anche perché si fidava di quella clinica d’eccellenza del Santa Chiara dai numeri record (tremila operazioni all’anno). Un intervento di routine, l’asportazione della tiroide in laparoscopia. Trenta interventi al giorno. Ma la donna a Palermo dal marito e dai due figli di 14 e 8 anni non è più tornata. E secondo la denuncia è stata stroncata da due arresti cardiaci senza che nessuno, per tutto il pomeriggio e la notte seguenti all’operazione, si accorgesse che qualcosa era andato storto.
 Eppure - ha scritto il marito - lei stessa prima, la cognata che l’assisteva poi, avevano chiamato i medici nel pomeriggio. La donna avrebbe avuto difficoltà di respirazione parlava a fatica, e il suo collo era sempre più gonfio, nero e tumefatto. «Tranquilla, va tutto bene, nessun problema, abbiamo controllato - le avrebbero risposto - un piccolo versamento, probabilmente un capillare non è stato suturato bene, mettiamo il ghiaccio». Ma tranquille Margherita e la cognata Sara non lo erano e vedevano che il decorso post-operatorio di altri pazienti operati lo stesso giorno non era simile. Nessuno accusava quei disturbi, nessuno aveva il collo così gonfio e nero.

 Poi, l’ultimo allarme alle undici di sera. «Mi chiami un medico», avrebbe chiesto la cognata all’infermiera. Ma la risposta sarebbe stata che non c’erano medici in reparto. Poi è intervenuto un aiuto che avrebbe ancora rassicurato aggiungendo che se volevano ci sarebbe stato il trasferimento in terapia intensiva, dove poteva essere monitorata nella notte.
 Ma dopo sei ore l’irreparabile: due arresti cardiaci, il cervello senza ossigeno. E la famiglia racconta che un’ora dopo hanno avuto il drammatico annuncio: «L’abbiamo intubata, ora si trova in coma farmacologico, però per circa 10,15 minuti il cervello non ha avuto sufficiente ossigenazione e senz’altro avrà causato gravi danni che al momento non possiamo valutare”.

 La vita della donna si è spenta quarantotto ore dopo, quando tolti i farmaci di protezione della corteccia cerebrale, l’encefalogramma piatto ha dato al marito Giuliano accorso dalla Sicilia il terribile verdetto: morte cerebrale. Nove ore dopo veniva staccata la spina che faceva battere il suo cuore.
 «Mi attendo giustizia - ha detto il marito a chi raccoglieva la denuncia - è una negligenza inaccettabile per la quale chi ha sbagliato deve pagare». Sempre secondo la famiglia i medici di Pisa avrebbero sostenuto che l’operazione era perfettamente riuscita e che anche il decorso post-operatorio era normale.

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