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L’ex cinema Ariston finisce all’asta

Antonio Scuglia
L'ex cinema Ariston di Pisa
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L'ex cinema Ariston di Pisa

Mistero sui progetti di recupero della prima multisala pisana

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PISA. Ex Cinema Ariston vendesi. All’asta. Il curatore incaricato dal tribunale ha ricevuto le prime «manifestazioni d’interesse» e attende le offerte formali per cedere i locali dell’ex multisala di via Turati, proprietà di Vittorio Cecchi Gori (o meglio della sua Immobiliare Veronica 84).

 Non si tratta di una vendita fallimentare ma di un’asta volontaria, per quanto «ispirata» dalla Procura della Repubblica romana, in conseguenza dell’arresto dello stesso Cecchi Gori avvenuto nel giugno del 2008 per la bancarotta della Safin. Cecchi Gori aveva comprato l’Ariston del 1994 da tre soci locali che lo avevano ricostruito nel 1955: si passò dalla sala unica al primo multisala della città, che propose una ricca programmazione fino al 19 aprile 2007, giorno della chiusura definitiva, che costò il posto di lavoro ai cinque addetti. L’ultimo film fu “I segni del male” con Hillary Swank.

 E da allora iniziò un vero e proprio giallo. Sembrava infatti che il cinema fosse stato venduto dal gruppo Cecchi Gori a una cordata di imprenditori romani. L’immobile, secondo le indiscrezioni dell’epoca, doveva essere trasformato in una serie di appartamenti. Ma nessuno si era presentato, a nome e per conto della nuova proprietà, a chiedere al Comune un cambio di destinazione d’uso. «Qualsiasi progetto dovesse essere presentato - sottolineava l’allora assessore all’edilizia privata Giuseppe Sardu - dovrà essere finalizzato a un miglioramento complessivo dell’intera area». Si parlava, in quel momento, di una cessione avvenuta nel marzo 2007 a tre personalità legale al mondo dell’edilizia capitolina, una cifra a sei zeri.

 Si parlava, già. Perché poi sulla vicenda è calato un silenzio che preoccupa anche palazzo Gambacorti. «Ho verificato con gli uffici comunali - spiega l’assessore attuale Fabrizio Cerri: - da allora ad oggi non ci è stato segnalato nulla». Nei mesi scorsi è diventato chiaro che la presunta cordata di imprenditori laziali interessata all’immobile si era ritirata.

 La chiusura dell’Ariston in questi due anni non ha solo messo in crisi i cinefili, ma ha anche notevolmente modificato le abitudini dei residenti del centro storico, che sentono sopraggiungere il coprifuoco una volta spente le luci dei negozi. Ma perché chiudere con tanta fretta? Dell’immobile si interessò fortemente un gruppo di imprenditori laziali, forse di Latina e che ci sarebbe stato un compromesso, con il gruppo Cecchi Gori, forse non solo di natura informale.

 In quella fase di trattativa, l’amministrazione comunale indicò agli eventuali acquirenti le linee base di qualunque progetto sull’immobile: sì ad abitazioni di lusso (si parlava di circa sessanta appartamenti), uffici ed attività commerciali, ma solo con la costruzione di garage annessi per non sovraccaricare ulteriormente una zona già molto critica in quanto a parcheggi. Si era anche parlato dell’interessamento dell’ateneo per un ampliamento dei propri servizi. «Non sono emerse prove - spiegava recentemente Cerri - di un compromesso stipulato per la vendita dell’immobile. Ci sono tuttavia stati contatti concreti con il gruppo di imprenditori laziali per una corretta utilizzazione dell’area. Tali contatti, che non sono mai sfociati in un progetto vero e proprio, si sono arenati, forse, è solo una supposizione, in seguito al fallimento del gruppo Cecchi Gori».

Diventava quindi importante sapere se l’atto di compromesso fosse stato stipulato: la notizia della messa all’asta dei locali fornisce una risposta chiara. Chi aveva intavolato le trattative si è ritirato in buon ordine, magari anche - nella previsione di un possibile fallimento di Cecchi Gori che poi effettivamente avvenne - per timore di eventuali azioni revocatorie.

 Prima della convocazione dell’asta, il Comune era anche disponibile a verificare le possibilità di un intervento: «Se la situazione non dovesse sbloccarsi in tempi ragionevoli, - afferma ancora Cerri - non c’è preclusione per nessun tipo di progetto, sempre che si trovi una soluzione che aggiunga un valore alla nostra urbanistica. Non c’è motivo di aspettare il degrado di una struttura così importante. Auspichiamo insomma che la gente torni ad abitare in centro».
 Ma ora è tutto fermo, sperando che l’asta dia qualche frutto e l’ex Ariston non rimanga solo un rudere.

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