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Diciassette rom accettano i soldi e vanno via

Candida Virgone
Diciassette rom accettano i soldi e vanno via

Si tratta di dieci adulti e sette bambini. «Ero venuto a cercare lavoro, ma non ce n’è»

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 PISA. Sono diventati diciassette i rom che hanno deciso di accettare i soldi per andarsene, si tratta di sette bambini e dieci adulti. I sette bambini sono quattro di una mamma e tre di un’altra che ha già il pancione, pronta a sfornare il quarto bebè, mentre il gruppo di dieci adulti è composto prevalentemente di uomini soli, che in Romania hanno lasciato mogli e figli, venuti qui, raccontano, a cercare un lavoro che non hanno trovato.

 Incontriamo alcuni dei rom che hanno deciso di tornare a casa e che dovrebbero partire per la Romania fra domani e giovedì, nel campo che sorge a due passi dall’ospedale di Cisanello, lungo l’argine del fiume. Duecento metri più in là, in linea d’aria, di un hotel elegante, protetta da un canneto che cresce pietoso a coprire le ferite dell’altra faccia della realtà, si erge una baraccopoli costruita con mezzi di fortuna, brulicante di ratti e rifiuti, in cui trovano riparo diverse famiglie e i loro numerosi bambini, di tutte le età, da pochi mesi a dieci-undici anni.

 «Ero venuto qui a cercare lavoro - dice Jan Sima, 42 anni - perché a casa ho lasciato moglie e figli. Ma di lavoro non ce n’è, e così, se ho la possibilità di tornare a casa, lo faccio. Userò i soldi che mi daranno per mantenere i miei, per comprare da mangiare ai miei figli. Quanto avrò? Non so, si parlava di 500 euro a nucleo familiare, ma non saprei».

 La cifra infatti che verrebbe dall’Asl per i rimpatri varia a seconda della condizione del nucleo familiare, sulla base del numero dei componenti, dei bambini, delle persone malate o bisognose di cure. «Ho quattro figli - dice Gabriela Viorel - e penso che forse questa è una buona occasione. Torniamo a casa, poi vedremo».

 «Io era già povero in Romania - dice Jon Castel Radu, 55 anni - ma pensavo che qui, dato che circolano tanti soli, perché questo è un paese ricco, si potesse fare qualcosa. Invece non ho trovato nulla. Torno a casa, tanto povero ero là, povero sono qua, non cambia molto, almeno ho qualche soldo per vivere...».
 «Noi restiamo qui - dice una ragazza dagli occhi chiari, come quasi tutti in questo campo, madre di due bambini - mio marito qualche lavoretto ce l’ha, fa il muratore, in qualche modo andiamo avanti».

 Nel campo ci sono solo gli uomini considerati per loro più anziani, perché fra questa gente a 40-50 anni si è già vecchi. E gli altri?: chiediamo. «Sono fuori a lavorare»: rispondono all’unisono donne e bambini. I bimbi in verità qualche volta cercano di parlare, anche perché dopo qualche parentesi a scuola masticano un po’ d’italiano, ma vengono subito ripresi e guidati verso un copione già scritto, che non prevede alcuna informazione a chi è al di fuori del gruppo.

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