Il Tirreno

Pisa

SPRECO IN SANITA'

Il robot che aiuta a camminarecostoso e usato pochissimo

Guido Bini
Il robot che aiuta a camminarecostoso e usato pochissimo

Il caso del robot Lokomat, che si trova al dipartimento di Neuroriabilitazione di Cisanello: costato intorno ai 250 mila euro, da tre anni a questa parte è stato impiegato sì e no al 25 per cento delle sue possibilità

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PISA. La carenza cronica di personale specializzato, ma anche alcune norme, stanno costringendo medici e pazienti a lasciare inutilizzato un costoso macchinario, di proprietà dell'azienda ospedaliera.
 Il caso, che lascia perplessi, è quello del robot Lokomat, che si trova al dipartimento di Neuroriabilitazione di Cisanello: costato intorno ai 250mila euro, da tre anni a questa parte è stato impiegato sì e no al 25 per cento delle sue possibilità. A confermarlo è lo stesso direttore del dipartimento, il professor Bruno Rossi: «Il Lokomat - asserisce - resta in funzione più o meno tre ore al giorno, e nemmeno tutti i giorni, al pari di altri robot del nostro dipartimento».

 Chi può e vuole tornare a camminare correttamente, guarda al Lokomat come a una nuova terra promessa. Sfruttando un principio di per sé semplice, il robot brevettato nel 2001 in Svizzera consente ai disabili parziali un recupero più rapido e mirato delle funzionalità motorie, con innumerevoli benefici comprovati scientificamente. Allevia il peso corporeo e mantiene in posizione eretta il paziente su un tapis roulant mentre il robot, applicato alle gambe, induce al cammino e riproduce in modo corretto lo schema del passo. Di Lokomat in Italia ne esistono soltanto una quindicina ed è un peccato - oltre che uno spreco di risorse - che quello di Pisa non possa essere sfruttato come si deve, dai medici come dai numerosi potenziali utenti.

 I problemi che limitano l'impiego di questo costoso macchinario sono sostanzialmente due. La carenza di personale specializzato, indispensabile per farlo funzionare correttamente, e una legge regionale che riserva alle Asl la gestione dei percorsi di riabilitazione. Il risultato è che mentre il Lokomat giace in una stanza deserta dell'edificio 5 di Cisanello, fuori ad aspettare restano coloro che dall'utilizzo di quel robot trarrebbero dei benefici immediati. Tra queste persone gli emiplegici in generale, i colpiti da ictus o dal morbo di Parkinson, gli affetti da aprassia della marcia o da disturbi neurologici, quali l'arteriosclerosi cerebrale e la sclerosi multipla.

 «Per un impiego corretto del Lokomat - spiega il dottor Rossi - serve la compresenza di tre persone: un medico, un fisioterapista e un bioingegnere. I medici e i fisioterapisti il dipartimento li ha, anche se in numero non ottimale, mentre di bioingegneri proprio non ne abbiamo. Per far funzionare il Lokomat, come altri apparecchi, dipendiamo così dalla buona volontà dei bioingegneri specializzandi della Scuola Sant'Anna. Che però vengono quando possono, poiché nessun contratto li lega all'azienda ospedaliera. E come oggi ci sono, domani chissà».

 Il Lokomat viene così utilizzato circa tre ore al giorno, ben lontane dalle otto suggerite dall'impiego ottimale. In più ci si mette anche la burocrazia, che restringe l'impiego del Lokomat ai soli ricoverati dell'ospedale e lascia fuori tutti i possibili utenti esterni. «L'unico sistema che gli esterni hanno per usufruire del Lokomat - dice in proposito il direttore - è il day hospital. Ciò avviene, ma certo è complicato e subordinato alle nostre possibilità di ricezione. Tutto questo perché una legge regionale riserva alle Asl la gestione dei percorsi di riabilitazione. Quando fu introdotta la legge il principio era valido: serviva a porre fine a tutta una serie di percorsi discutibili, portati avanti negli ospedali. Ma oggi la situazione è cambiata, sono stati fatti notevoli passi avanti come lo stesso Lokomat dimostra, e le Asl non hanno più la capacità di sopperire a certe esigenze».

 Di fronte a queste deficienze, il professor Rossi si sente comunque in dovere di salvare nel complesso il sistema sanitario regionale e l'azienda ospedaliera.

 «E' chiaro che il sistema non è perfetto - commenta a conclusione il direttore di Neuroriabilitazione -, ma l'eccellenza dell'azienda ospedaliera pisana e il modello sanitario toscano non sono in discussione. Servirebbero semplicemente più risorse, ecco: perché alla fine tutto si riduce a un problema di risorse. Ad esempio il nostro dipartimento, per funzionare al meglio, avrebbe bisogno di altri due medici, tre fisioterapisti, e almeno due bioingegneri. E siccome qualcosa ci hanno promesso, staremo a vedere, ma certo continueremo a darci da fare affinché i nostri robot restino in funzione più tempo possibile».

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