Finanza
I guardiani degli asteroidi: rischio collisione nel 2019
Gianni Parrini
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Il professor MilaniA Pisa meglio che alla Nasa, tengono sotto controllo 205 corpi celesti
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PISA. Anno 2019, prossima collisione. Agli appassionati di astrofisica, navigando su Internet, può capitare di imbattersi in Neodys (http://newton.dm.unipi.it/neodys), un portale che raccoglie in tempo reale i dati elaborati da un sistema di monitoraggio che scruta il cielo 24 ore su 24 in cerca di corpi celesti diretti verso la Terra. Muovendosi in mezzo a una marea di cifre e sigle, è possibile scoprire che fra dieci anni l’asteroide 2006QV89 potrebbe precipitare sul nostro pianeta. Guardando con maggiore attenzione si viene a sapere che le probabilità di impatto sono poche: una su tremila.
Ad inventare questa sorta di meteo spaziale (e qui le precipitazioni sono di ben altro genere...) è il gruppo dei meccanici celesti dell’università di Pisa, capitanato dal professor Andrea Milani Comparetti, docente al dipartimento di matematica. Si tratta di un team composto da otto persone (cinque sono precari) di cui fanno parte il prof. Federico Gronchi, i dottori Giacomo Tommei, Alessandro Rossi, Emanuele Latorre, Fabrizio Bernardi, Davide Farnocchia, Stefano Cicalò e ovviamente il prof. Milani.
Circa 11 anni fa, di fronte ad un serio allarme di impatto tra la Terra e un asteroide la comunità scientifica internazionale si mise al lavoro per fissare dei criteri utili a valutare con precisione i rischi che venivano dal cielo: il gruppo pisano riuscì a battere sul tempo la Nasa, e per primo ideò questo innovativo sistema di monitoraggio.
Neodys iniziò a operare nel 1999, grazie alla collaborazione di Giovanni Valsecchi del Cnr di Roma, e di un giovane americano, Steve Chesley, che oggi lavora ai Jet Propulsion Laboratory della Nasa di Pasadena, dove ha sviluppato Sentinel, un software basato sulla stessa teoria di quello pisano. L’impatto tra un asteroide e la Terra è un evento piuttosto remoto, ma il sistema di monitoraggio è ugualmente necessario: i corpi celesti potenzialmente pericolosi sono circa un migliaio e, sebbene la maggior parte di essi orbiti tra Marte e Giove, non si può escludere che possano uscire dalle rotte più comuni. Per questo motivo devono essere continuamente controllati.
Ma come funziona Neodys? Il sito riceve le informazioni dai grandi telescopi astronomici sparsi per il mondo e, in base all’algoritmo sviluppato a Pisa, nell’arco di un giorno è capace di calcolare probabilità, luoghi e tempi di una possibile collisione. «Non che prima fosse impossibile - spiega Milani - solo che i calcoli richiedevano tempi lunghissimi, e ciò rendeva inutili i risultati ottenuti. Grazie al nostro algoritmo e dato un asteroide noto, noi oggi possiamo rispondere velocemente alla domanda: che probabilità ha di colpire la Terra?».
Attualmente sono 205 i corpi sorvegliati. La collisione più prossima è ipotizzabile intorno al 2019 ma a destare una certa preoccupazione tra gli scienziati è un’altra data: nel 2182, infatti, l’asteroide 1999RQ36 potrebbe precipitare sul nostro pianeta, causando un’esplosione di 2.500 megaton. Per dare un’idea, la bomba atomica sganciata su Hiroshima liberò un’energia di 10 chiloton. «In questo caso le probabilità di impatto sono una su duemila - spiega Milani - ma l’asteroide sarà nuovamente osservabile nell’agosto del 2011. A quel punto potremo ricalcolare le probabilità di collisione. Di solito il rischio si attenua col tempo, ma anche se le notizie non fossero buone, avremmo quasi 200 anni per risolvere il problema».
In caso di pericolo, le soluzioni sarebbero due: «Se la minaccia fosse rappresentata da un asteroide di 300/500 metri di diametro, si potrebbe tentare di distruggerlo con testate nucleari. In alternativa potremo tentare di deviarne la traiettoria con l’energia cinetica».
Ad inventare questa sorta di meteo spaziale (e qui le precipitazioni sono di ben altro genere...) è il gruppo dei meccanici celesti dell’università di Pisa, capitanato dal professor Andrea Milani Comparetti, docente al dipartimento di matematica. Si tratta di un team composto da otto persone (cinque sono precari) di cui fanno parte il prof. Federico Gronchi, i dottori Giacomo Tommei, Alessandro Rossi, Emanuele Latorre, Fabrizio Bernardi, Davide Farnocchia, Stefano Cicalò e ovviamente il prof. Milani.
Circa 11 anni fa, di fronte ad un serio allarme di impatto tra la Terra e un asteroide la comunità scientifica internazionale si mise al lavoro per fissare dei criteri utili a valutare con precisione i rischi che venivano dal cielo: il gruppo pisano riuscì a battere sul tempo la Nasa, e per primo ideò questo innovativo sistema di monitoraggio.
Neodys iniziò a operare nel 1999, grazie alla collaborazione di Giovanni Valsecchi del Cnr di Roma, e di un giovane americano, Steve Chesley, che oggi lavora ai Jet Propulsion Laboratory della Nasa di Pasadena, dove ha sviluppato Sentinel, un software basato sulla stessa teoria di quello pisano. L’impatto tra un asteroide e la Terra è un evento piuttosto remoto, ma il sistema di monitoraggio è ugualmente necessario: i corpi celesti potenzialmente pericolosi sono circa un migliaio e, sebbene la maggior parte di essi orbiti tra Marte e Giove, non si può escludere che possano uscire dalle rotte più comuni. Per questo motivo devono essere continuamente controllati.
Ma come funziona Neodys? Il sito riceve le informazioni dai grandi telescopi astronomici sparsi per il mondo e, in base all’algoritmo sviluppato a Pisa, nell’arco di un giorno è capace di calcolare probabilità, luoghi e tempi di una possibile collisione. «Non che prima fosse impossibile - spiega Milani - solo che i calcoli richiedevano tempi lunghissimi, e ciò rendeva inutili i risultati ottenuti. Grazie al nostro algoritmo e dato un asteroide noto, noi oggi possiamo rispondere velocemente alla domanda: che probabilità ha di colpire la Terra?».
Attualmente sono 205 i corpi sorvegliati. La collisione più prossima è ipotizzabile intorno al 2019 ma a destare una certa preoccupazione tra gli scienziati è un’altra data: nel 2182, infatti, l’asteroide 1999RQ36 potrebbe precipitare sul nostro pianeta, causando un’esplosione di 2.500 megaton. Per dare un’idea, la bomba atomica sganciata su Hiroshima liberò un’energia di 10 chiloton. «In questo caso le probabilità di impatto sono una su duemila - spiega Milani - ma l’asteroide sarà nuovamente osservabile nell’agosto del 2011. A quel punto potremo ricalcolare le probabilità di collisione. Di solito il rischio si attenua col tempo, ma anche se le notizie non fossero buone, avremmo quasi 200 anni per risolvere il problema».
In caso di pericolo, le soluzioni sarebbero due: «Se la minaccia fosse rappresentata da un asteroide di 300/500 metri di diametro, si potrebbe tentare di distruggerlo con testate nucleari. In alternativa potremo tentare di deviarne la traiettoria con l’energia cinetica».
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