Il dolore
Altri trenta posti sono in pericolo
Carlo Venturini
Disdetto il contratto di subappalto, sciopero alla coop Amazzone
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PISA. Sono in sciopero da ieri mattina i trenta lavoratori della cooperativa pisana Amazzone che si occupa nella zona di Ospedaletto di servizi bancari per un'altra azienda: la C Banking di Parma. Continua dunque lo stillicidio di posti di lavoro e va sottolineato per l'ennesima volta come troppo spesso i tagli all'occupazione colpiscano l'anello più debole: le donne.
Infatti, il nome della cooperativa - Amazzone - la dice lunga sul fatto che dei 30 occupati ben 25 siano donne.
«Abbiamo dovuto indire uno sciopero spontaneo - spiega un portavoce della cooperativa - perché abbiamo ricevuto una lettera della C Banking proprio stamani (ieri mattina, nda) in cui si diceva che il nostro contratto di sub appalto veniva disdetto».
È stato il classico fulmine a ciel sereno per i lavoratori. «Lo sciopero durerà otto ore con possibilità di andare avanti a oltranza», spiegano i lavoratori che comunque vogliono poter trattare nuovamente con l'azienda. «Chiediamo solo che vengano rispettati i patti che prevedevano il mantenimento dell'attività della cooperativa fino a giugno». Di sicuro, i lavoratori non ci stanno a lasciare il posto anche per le modalità in cui è stato loro comunicato la disdetta, tant'è che già ieri si sono attivati per chiedere l'intervento della Cgil e di istituzioni come la Provincia.
È noto, infatti, che i lavoratori che operano all'interno delle cooperative abbiano spesso molte meno tutele di chi ha contratti all'interno di aziende per le quali è previsto l'utilizzo della cassa integrazione guadagni. Stando sempre a quanto viene riferito da alcuni dipendenti, ci sarebbe in ballo la remota speranza di far convogliare una quindicina di lavoratori della cooperativa Amazzone in un'altra realtà cooperativa operante in servizi similari. «Il problema - spiega uno dei portavoce della cooperativa - è che questa ipotesi è stata solo accennata e comunque rimarrebbero fuori almeno altre quindici persone in una situazione economica difficile e che non fa sperare in un riassorbimento occupazionale nel breve e medio periodo».
Come dar loro torto visto che meno di una settimana fa la Cgil di Pisa è dovuta scendere a dar battaglia per salvare il salvabile alla Comifar di via Garibaldi dove, nel magazzino per la distribuzione di farmaci, lavorano 16 persone a tempo indeterminato. Anche in questo caso i lavoratori sono in gran parte donne. Non dimentichiamo poi che la Saint Gobain tiene la città in fibrillazione a causa della crisi che ha investito il mercato del vetro.
Infatti, il nome della cooperativa - Amazzone - la dice lunga sul fatto che dei 30 occupati ben 25 siano donne.
«Abbiamo dovuto indire uno sciopero spontaneo - spiega un portavoce della cooperativa - perché abbiamo ricevuto una lettera della C Banking proprio stamani (ieri mattina, nda) in cui si diceva che il nostro contratto di sub appalto veniva disdetto».
È stato il classico fulmine a ciel sereno per i lavoratori. «Lo sciopero durerà otto ore con possibilità di andare avanti a oltranza», spiegano i lavoratori che comunque vogliono poter trattare nuovamente con l'azienda. «Chiediamo solo che vengano rispettati i patti che prevedevano il mantenimento dell'attività della cooperativa fino a giugno». Di sicuro, i lavoratori non ci stanno a lasciare il posto anche per le modalità in cui è stato loro comunicato la disdetta, tant'è che già ieri si sono attivati per chiedere l'intervento della Cgil e di istituzioni come la Provincia.
È noto, infatti, che i lavoratori che operano all'interno delle cooperative abbiano spesso molte meno tutele di chi ha contratti all'interno di aziende per le quali è previsto l'utilizzo della cassa integrazione guadagni. Stando sempre a quanto viene riferito da alcuni dipendenti, ci sarebbe in ballo la remota speranza di far convogliare una quindicina di lavoratori della cooperativa Amazzone in un'altra realtà cooperativa operante in servizi similari. «Il problema - spiega uno dei portavoce della cooperativa - è che questa ipotesi è stata solo accennata e comunque rimarrebbero fuori almeno altre quindici persone in una situazione economica difficile e che non fa sperare in un riassorbimento occupazionale nel breve e medio periodo».
Come dar loro torto visto che meno di una settimana fa la Cgil di Pisa è dovuta scendere a dar battaglia per salvare il salvabile alla Comifar di via Garibaldi dove, nel magazzino per la distribuzione di farmaci, lavorano 16 persone a tempo indeterminato. Anche in questo caso i lavoratori sono in gran parte donne. Non dimentichiamo poi che la Saint Gobain tiene la città in fibrillazione a causa della crisi che ha investito il mercato del vetro.
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