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Studenti contro Pera, e la polizia carica

Antonio Valentini e Carlo Venturini
Studenti contro Pera, e la polizia carica

Tafferuglio davanti alla Sapienza, feriti otto agenti e sette universitari

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PISA. Arriva alla Sapienza il senatore Marcello Pera e son botte da orbi. Almeno sette studenti feriti in modo lieve si sono fatti medicare in ospedale, mentre le forze dell'ordine lamentano otto agenti contusi. Numeri destinati a salire, visto che in serata in molti erano al pronto soccorso del Santa Chiara in attesa di essere medicati. A scatenare la protesta, organizzata dal movimento "Gioiosamente intolleranti", è stata la presentazione del libro di Pera, già docente di filosofia della scienza nell'ateneo pisano, dal titolo "Perché dobbiamo dirci cristiani".
 Gli scontri. Gli studenti universitari, una cinquantina, si sono radunati verso le 15 in piazza Dante. Gli accessi alla Sapienza erano presidiati da agenti della celere e dei carabinieri in tenuta antisommossa. Tutto sembrava rientrare in una normale contestazione, una delle tante avvenute a Pisa dall'inizio di quest'anno accademico, con un pizzico di folclore (le cassette di pere) e qualche slogan ironico, del tipo «l'unica Pera buona è quella che mangiamo».
 Il clima si è fatto elettrico quando il gruppo di contestatori ha deciso di spostarsi davanti all'ingresso principale della Sapienza, dove avrebbe dovuto arrivare l'auto dell'ex presidente del Senato. «Come non possiamo stare qui? Siamo universitari, e l'ateneo è più nostro che vostro», dicevano gli studenti agli agenti, mentre addentavano, con fare ironico, delle pere. Per tutta risposta, hanno ricevuto l'intimazione ad arretrare di tre metri, così da lasciare libero l'accesso. Gli studenti non hanno ceduto neppure di un centimetro e hanno costituito un muro umano. Dopo altri avvertimenti, il contatto. Sono partite le prime manganellate mentre dal lato degli studenti è iniziato un lancio di oggetti, tra cui due bottiglie di birra piene, accendini e uova. Lo scudo di un agente della celere, è andato in frantumi mentre almeno due ragazzi sono rimasti a terra, per poi essere trasportati in ambulanza al Santa Chiara. Un parapiglia incredibile, con urla e botte, durato un incandescente minuto. La carica ha spostato di cinque metri il gruppo dei contestatori, liberando di fatto l'accesso principale alla Sapienza dove, da lì a circa un'ora, doveva transitare l'auto di Pera.
 Le versioni. «Volevamo solo avere la possibilità di affrontare il senatore Pera in un dibattito pubblico nell'aula magna, ma ci siamo trovati nuovamente di fronte a un ateneo presidiato dalle forze dell'ordine come successe a dicembre, quando il rettore blindò la seduta del consiglio di amministrazione», dicono alcuni dei contestatori. «Che motivo c'era di caricarci - dice un altro studente ferito, con una borsa del ghiaccio in testa -, l'auto di Pera sarebbe giunta solo un'ora dopo, non stava arrivando in quel momento e non stavamo ostruendo l'ingresso della Sapienza». «Siamo alle solite - dice un altro manifestante con i jeans macchiati di sangue all'altezza del ginocchio -, l'Ateneo di Pisa si fa scudo delle forze dell'ordine manifestando così la propria incapacità a gestire anche la più democratica e civile delle contestazioni».
 Ma l'adrenalina era a mille pure tra poliziotti e carabinieri. «Quando è stato intimato di arretrare, abbiamo provato a spingere. Alcuni degli agenti in prima fila hanno ricevuto dei calci. E noi abbiamo caricato», dice un funzionario della questura. Un altro spiega che la porta della Sapienza andava liberata, questo era l'ordine. E loro hanno cercato ogni possibile via di mediazione. Quando hanno visto che le sollecitazioni cadevano nel vuoto, è partita la carica.
 Pera in Sapienza. Nel frattempo, verso le 17,30, da un ingresso laterale il senatore Marcello Pera è arrivato nell'aula magna della Sapienza, seguito da pochi intimi e accolto dal rettore dell'ateneo pisano, il professor Marco Pasquali, oltre che da esponenti politici, membri dell'associazionismo cattolico, studenti. Prima d'iniziare ha scritto decine di dediche sui libri, con gli acquirenti pazientemente in fila. Dalla strada echeggiavano gli slogan urlati al megafono, il palazzo universitario era presidiato dalle forze dell'ordine. Fino a che, lentamente, la protesta si è dissolta e i contestatori se ne sono andati, lasciando che si discutesse delle ragioni della nostra cristianità.

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