Il dolore
A Pisa i ricercatori bloccano gli esami
L'agitazione all'università non si ferma. Dopo l'astensione dalla didattica, i ricercatori precari si asterranno dal fare parte delle commissioni d'esame. Da oggi, le prove degli studenti sono a rischio. Intanto gli studenti di veterinaria hanno fatto lezione sotto la Torre di Pisa portando con se 4 asini dell'Amiata. Una protesta contro il ministro Brunetta che aveva definito queste ricerche come un inutile spreco.
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PISA. C’erano anche quattro asini questo pomeriggio sotto la Torre pendente di Pisa per la lezione in piazza dei Miracoli tenuta dal professor Francesco Camillo della facoltà di medicina veterinaria dell’ateneo pisano, organizzata nell’ambito delle proteste contro la legge 133. Una trentina gli studenti che hanno partecipato, sotto lo sguardo anche dei turisti. Su uno striscione si spiegava: «Allevamento e riproduzione dell’asino dell’Amiata - lezione per gli studenti del IV anno del corso di laurea in medicina veterinaria». In un altro si affermava invece che «gatti, cavalli, asini, mucche e cani non vogliono l’istruzione nelle vostre mani».
«Il progetto di ricerca sull’asino dell’Amiata non è solo un’operazione nostalgica, perchè è una specie in via di estinzione. La ricerca ha finalità scientifiche e sociali: tanto per fare un esempio il latte di asina è fornito agli ospedali pediatrici per i neonati che non possono essere allattati dalle madri e hanno intolleranza per altro latte» ha detto Camillo, con riferimento alle affermazioni del ministro Renato Brunetta che, ricorda il professore, intervenendo in tv, aveva citato le ricerche sugli asini come esempio di sprechi di soldi pubblici da parte di docenti universitari.
Insomma l’agitazione all’università non si ferma. Dopo l’astensione dalla didattica, i ricercatori precari si asterranno dal fare parte delle commissioni d’esame. Da oggi, le prove degli studenti sono a rischio. La decisione di continuare la protesta era stata presa la scorsa settimana dall’assemblea d’ateneo dei precari della ricerca e della didattica. Stamani i ricercatori non strutturati (a tempo determinato, cioè precari) invieranno ai vari presidi di facoltà una lettera in cui chiedono di verificare la regolarità delle composizioni delle commissioni d’esame. Da anni, i precari fanno tutto: anche gli esami. Gli studenti vengono interrogati anche da loro. Una mansione che non gli compete. Ed ora, visto che la contesa con il governo si è accesa, i precari ricordano che stare in commissione d’esame non spetta ai loro compiti istituzionali. I tagli previsti dalla legge 133 ridurrano i fondi per la ricerca e per il rinnovamento del corpo docente. Questo vuol dire che i precari di oggi continueranno a essere precari anche in futuro. Da qui la protesta.
Le commissioni d’esame sono formate da due docenti: un professore strutturato (cioè un professore o un ricercatore con contratto a tempo indeterminato) e un cultore della materia ed è proprio quest’ultimo che, in genere, è un ricercatore precario. «Il professore da solo non può fare l’esame», dice Alessandro Breccia, ricercatore precario di Scienze politiche, il quale aggiunge: «Non vogliamo creare scenari apocalittici, ma fare emergere che siamo un elemento fondamentale per il corretto funzionamento dell’università». Intanto continuano le proteste. Oggi un gruppo di ricercatori di veterinaria porterà degli asini in piazza dei Miracoli, dove faranno una lezione sull’importanza di questo animale.
«Il progetto di ricerca sull’asino dell’Amiata non è solo un’operazione nostalgica, perchè è una specie in via di estinzione. La ricerca ha finalità scientifiche e sociali: tanto per fare un esempio il latte di asina è fornito agli ospedali pediatrici per i neonati che non possono essere allattati dalle madri e hanno intolleranza per altro latte» ha detto Camillo, con riferimento alle affermazioni del ministro Renato Brunetta che, ricorda il professore, intervenendo in tv, aveva citato le ricerche sugli asini come esempio di sprechi di soldi pubblici da parte di docenti universitari.
Insomma l’agitazione all’università non si ferma. Dopo l’astensione dalla didattica, i ricercatori precari si asterranno dal fare parte delle commissioni d’esame. Da oggi, le prove degli studenti sono a rischio. La decisione di continuare la protesta era stata presa la scorsa settimana dall’assemblea d’ateneo dei precari della ricerca e della didattica. Stamani i ricercatori non strutturati (a tempo determinato, cioè precari) invieranno ai vari presidi di facoltà una lettera in cui chiedono di verificare la regolarità delle composizioni delle commissioni d’esame. Da anni, i precari fanno tutto: anche gli esami. Gli studenti vengono interrogati anche da loro. Una mansione che non gli compete. Ed ora, visto che la contesa con il governo si è accesa, i precari ricordano che stare in commissione d’esame non spetta ai loro compiti istituzionali. I tagli previsti dalla legge 133 ridurrano i fondi per la ricerca e per il rinnovamento del corpo docente. Questo vuol dire che i precari di oggi continueranno a essere precari anche in futuro. Da qui la protesta.
Le commissioni d’esame sono formate da due docenti: un professore strutturato (cioè un professore o un ricercatore con contratto a tempo indeterminato) e un cultore della materia ed è proprio quest’ultimo che, in genere, è un ricercatore precario. «Il professore da solo non può fare l’esame», dice Alessandro Breccia, ricercatore precario di Scienze politiche, il quale aggiunge: «Non vogliamo creare scenari apocalittici, ma fare emergere che siamo un elemento fondamentale per il corretto funzionamento dell’università». Intanto continuano le proteste. Oggi un gruppo di ricercatori di veterinaria porterà degli asini in piazza dei Miracoli, dove faranno una lezione sull’importanza di questo animale.
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