La manifestazione
I precari si astengono, esami a rilento
Giovanni Parlato
A Scienze Politiche il 95% dei ricercatori non ha fatto parte delle commissioni
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PISA. L’astensione dei ricercatori precari dalle commissioni d’esame alla facoltà di Scienze Politiche ha creato difficoltà, ma non ha bloccato gli esami. I precari sono soddisfatti dei risultati della mobilitazione e sostengono che «su 47 esami in corso, ben 34 sono stati interessati dall’astensione. Il 95% dei precari che solitamente svolgono gli esami a titolo volontario e gratuito non si è presentato». «I docenti - affermano i ricercatori precari - si sono trovati costretti a comporre le commissioni esaminatrici in assenza della nostra presenza. Il risultato è stato un grave rallentamento delle attività. È emerso in modo lampante come ormai i ricercatori precari forniscano un contributo indispensabile per lo svolgimento ordinario della vita accademica. Astenendosi dagli esami, i ricercatori continuano la mobilitazione per il ritiro della legge 133».
Ieri, alla facoltà di Scienze Politiche, iniziava un appello straordinario riservato a studenti lavoratori, fuori corso e genitori con figli fino a otto anni. Fra uno-due mesi ci saranno gli appelli dove confluirà la gran parte degli studenti. Vedremo se l’agitazione si prolungherà fino a quel periodo, intanto il test di ieri ha mostrato che i professori, in assenza dei precari, si sono organizzati in un altro modo. Poiché la commissione d’esame deve essere formata da due docenti, hanno chiesto ad un collega di affiancarli.
Nell’aula magna al piano terra di Scienze Politiche si tenevano gli esami di Diritto Privato con la professoressa Elena Bargelli. Con lei, c’era la professoressa Anna Maria Galoppini. Fuori, nell’atrio, in attesa, c’era un numeroso gruppo di studenti che doveva dare l’esame di Diritto Pubblico con la professoressa Antonia De Lorenzo. Quest’ultima docente ha parlato al gruppo di studenti (eravamo anche noi presenti) dicendo che c’erano difficoltà per l’espletamento della prova poiché era sola, ma che avrebbe fatto il possibile per mettere gli studenti nelle condizioni di sostenere l’esame. Le studentesse (di cui molte non erano a conoscenza dell’agitazione dei precari) sono rimaste perplesse. «Forse lo daremo domani», dice una studentessa e un’altra, più pessimista, aggiunge: «Forse fra un mese».
La professoressa De Lorenzo, quindi, è entrata nell’aula Magna e ha parlato con la collega Galoppini che ha accolto la richiesta di fare parte della sua commissione. La professoressa Bargelli, rimasta sola in commissione, ha fatto chiamare un assistente, ma nel frattempo ha esaminato da sola una studentessa. Successivamente, nell’atrio incontriamo il prof. Romano Paolo Coppini che insegna storia contemporanea. «Ho degli esami in programma - dice il docente -. Se trovo dei colleghi che mi affiancheranno li farò, altrimenti dovrò rimandarli. Ai ricercatori precari va la mia solidarietà».
La solidarietà arriva anche dagli studenti che stanno firmando una sottoscrizione. E due studentesse commentano: «Girano un po’ le scatole, ma solidarizziamo. Hanno tutte le ragioni per protestare, non si può andare avanti così». E una studentessa albanese, nella sede distaccata di via Colombo, ha detto: «Vengo da un Paese dove non si poteva esprimere il dissenso, io sono con loro».
Ieri, alla facoltà di Scienze Politiche, iniziava un appello straordinario riservato a studenti lavoratori, fuori corso e genitori con figli fino a otto anni. Fra uno-due mesi ci saranno gli appelli dove confluirà la gran parte degli studenti. Vedremo se l’agitazione si prolungherà fino a quel periodo, intanto il test di ieri ha mostrato che i professori, in assenza dei precari, si sono organizzati in un altro modo. Poiché la commissione d’esame deve essere formata da due docenti, hanno chiesto ad un collega di affiancarli.
Nell’aula magna al piano terra di Scienze Politiche si tenevano gli esami di Diritto Privato con la professoressa Elena Bargelli. Con lei, c’era la professoressa Anna Maria Galoppini. Fuori, nell’atrio, in attesa, c’era un numeroso gruppo di studenti che doveva dare l’esame di Diritto Pubblico con la professoressa Antonia De Lorenzo. Quest’ultima docente ha parlato al gruppo di studenti (eravamo anche noi presenti) dicendo che c’erano difficoltà per l’espletamento della prova poiché era sola, ma che avrebbe fatto il possibile per mettere gli studenti nelle condizioni di sostenere l’esame. Le studentesse (di cui molte non erano a conoscenza dell’agitazione dei precari) sono rimaste perplesse. «Forse lo daremo domani», dice una studentessa e un’altra, più pessimista, aggiunge: «Forse fra un mese».
La professoressa De Lorenzo, quindi, è entrata nell’aula Magna e ha parlato con la collega Galoppini che ha accolto la richiesta di fare parte della sua commissione. La professoressa Bargelli, rimasta sola in commissione, ha fatto chiamare un assistente, ma nel frattempo ha esaminato da sola una studentessa. Successivamente, nell’atrio incontriamo il prof. Romano Paolo Coppini che insegna storia contemporanea. «Ho degli esami in programma - dice il docente -. Se trovo dei colleghi che mi affiancheranno li farò, altrimenti dovrò rimandarli. Ai ricercatori precari va la mia solidarietà».
La solidarietà arriva anche dagli studenti che stanno firmando una sottoscrizione. E due studentesse commentano: «Girano un po’ le scatole, ma solidarizziamo. Hanno tutte le ragioni per protestare, non si può andare avanti così». E una studentessa albanese, nella sede distaccata di via Colombo, ha detto: «Vengo da un Paese dove non si poteva esprimere il dissenso, io sono con loro».
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