Il Tirreno

Pisa

Otto anni e mezzo al giovane rom che stuprò una ragazza alle Piagge

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PISA. Quando si è ritrovata davanti il suo aggressore la ragazza non è riuscita a trattenere i singhiozzi. È lui l’uomo che l’ha violentata un anno fa?: le hanno chiesto i giudici. Nel rispondere non è riuscita a trattenere le lacrime che le hanno rigato il viso tirato dall’emozione. È accaduto ieri mattina in tribunale, davanti al secondo collegio (presidente Luca Salutini, a latere Donato D’Auria e Nicola Pisano, pm Aldo Mantovani) nel processo a carico di Marius Feraru, il rumeno di 29 anni accusato di aver violentato, un anno fa, in viale delle Piagge, una studentessa universitaria pisana di 22 anni. Il processo è iniziato e si è chiuso subito in una mattinata con una sentenza esemplare: otto anni e mezzo di condanna più cinquantamila euro di risarcimento alla persona offesa per violenza sessuale e lesioni personali al volto e all’addome, con l’aggravante dell’uso del coltello. Ad incastrare alle sue responsabilità lo straniero soprattutto le contraddizioni sulla dinamica dei fatti e sulla tempistica, contraddizioni in cui è caduto nella deposizione di ieri mattina, come nelle versioni, differenti l’una dall’altra, fornite al pm e al gip. Non sono mancati momenti di tensione, durante il processo, che, data la delicatezza del caso, si è svolto a porte chiuse.

La ragazza, tormentata dalle violenze subite, una ferita scolpita nell’anima che nessuna sentenza, per quanto equa, potrà mai rimarginare, è scoppiata più volte in singhiozzi; il Feraru ha sbottato dando in escandescenze di fronte alla deposizione dell’ufficiale di pg che lo aveva arrestato, accusandolo di dire cose non vere. Il giovane straniero era difeso dall’avvocato Letizia Franceschi di Firenze; la ragazza, che si era costituita parte civile, dall’avvocato pisano Andrea Di Giuliomaria. Comparso in stato di detenzione, Feraru è ritornato nel carcere di Sollicciano. A pesare sulla sua posizione anche un’indagine in corso nel carcere fiorentino, con un’accusa di violenze sessuali ai danni di un detenuto. Secondo la ricostruzione fatta dagli inquirenti in base al racconto della vittima, la ragazza stava passeggiando sul viale la sera del 15 novembre di un anno fa. Erano le nove meno un quarto. La studentessa era all’altezza della chiesa di San Michele, portava a mano la sua bici, quando lo straniero le si era avvicinato e le aveva chiesto una sigaretta.

La giovane, turbata anche da un problema di lavoro, era titubante, poi, mentre stava per aprire la borsa, il rumeno l’aveva strattonata, le aveva puntato un’arma alla gola e, tappandole la bocca con una mano, così strettamente da ferirla, l’aveva trascinata sul greto del fiume dove le aveva usato violenza. Poi era scappato. Piangente e sanguinante a quel punto - erano le nove e un quarto - la studentessa aveva raggiunto il viale, ripreso la sua bici e fermato alcuni passanti chiedendo aiuto. Poi con il suo cellulare, tremando, aveva chiamato la polizia. Gli agenti l’avevano accompagnata in ospedale, dove la studentessa, sconvolta, era stata soccorsa. Ai poliziotti però era riuscita a fornire una descrizione perfetta del suo aggressore, ricordando che indossava un giubbotto verde ed un paio di pantaloni neri, aveva sottolineato di un particolare difetto fisico, infine lo aveva riconosciuto fra 251 di foto segnaletiche. Lo straniero fu arrestato a ventiquattr’ore dal fatto. Si era sempre difeso parlando di rapporti consenzienti con la ragazza, con cui si era intrattenuto a parlare più di un’ora.

Contro di lui non solo tempi e ricostruzioni, ma soprattutto le ecchimosi che aveva addosso, testimoni silenziose di una dura lotta con qualcuno che si era difeso. Contro di lui ancora le varie ferite che il medico legale aveva riscontrato a suo tempo sul corpo della ragazza.

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