Il Tirreno

Pisa

Tutta l'università in piazza giovedì 23

Gian Mario Scanu

Lo ha deciso l’assemblea d’ateneo con 6mila persone, dal rettore agli studenti

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PISA. Erano in 6mila i presenti all’assemblea d’ateneo al polo Fibonacci. L’assemblea è iniziata con una relazione del Rettore sullo stato dell’Università italiana e pisana. «Sicuramente c’è stata un cattivo utilizzo da parte nostro dell’autonomia che ci era stata concessa - afferma il Rettore facendo autocritica - questo è il principale motivo per cui l’opinione pubblica ha accolto con sufficienza le recriminazioni che abbiamo da fare sulla legge 133». Dopo l’autocritica e il momento dell’attacco alla Legge Tremonti: «Questa legge sottrarrà 1,5 miliardi di euro all’università pubblica in 5 anni, di cui 700 milioni già con la finanziaria 2010 - afferma Pasquali - questo significa impoverimento della qualità dei servizi offerti agli studenti».

Marco Pasquali avanza proposte concrete: «Dobbiamo rivisitare il metodo con cui vengono indetti i concorsi e chiedere al governo una valutazione costante dell’attività degli atenei e dei docenti, dobbiamo riformulare l’attività didattica, in modo che ci sia un aumento di qualità per gli studenti e implementare maggiormente il diritto allo studio». Sono queste le proposte con cui il rettore si presenterà ad un tavolo formato dai rettori delle università toscane e i parlamentari toscani di maggioranza e opposizione: «Andremo lì con delle risposte concrete volte a portare una modifica sostanziale della legge 133».

Ma non è solo il rettore a prendere la parola, durante l’assemblea parlano anche docenti e presidi. E la loro posizione è unica e chiara. Ed è, probabilmente, la posizione chiara che studenti e ricercatori chiedevano. Antonio Lucacchini, decano dei presidi, fa un punto sulla protesta nell’ateneo: «In diverse facoltà c’è stata la sospensione dell’attività didattica, utile per una riflessione sulle conseguenze che questa legge potrebbe avere, ma non c’è nessuna intenzione da parte nostra di bloccare il normale excursus dell’anno accademico - e continua invitando all’unità tra studenti, docenti, ricercatori e personale tecnico amministrativo - ma se vogliamo davvero che la situazione cambi, dobbiamo restare uniti e superare le differenze».

Identica è la posizione espressa dal preside di scienze, Umberto Mura che ricorda che saranno soprattutto i precari a pagare il prezzo più caro se questa legge passasse. Emilio Vitale, preside di ingegneria, esprime un duro giudizio sulla legge Tremonti: «Questa legge uccide la speranza per i giovani perché chiude il futuro a chi vorrebbe impegnarsi in questo paese nella ricerca». Particolarmente duro è anche l’intervento di Gianfranco Denti («se io ricoprissi una carica all’interno di questa università, mi dimetterei di fronte a questo scempio». E c’è chi come il prof. Petraia, direttore del dipartimento di storia, chiede le dimissioni della Gelmini «che delega le politiche sull’università al ministro dell’economia».

La presa di posizione chiara e decisa non sembra però accontentare il movimento studentesco, che per voce di Carmelo Calabrò, chiedono una convocazione straordinaria del Senato Accademico aperta anche alle componenti dell’Università non rappresentate in Senato che discuta della mozione votata dall’Assemblea dell’8 ottobre in piazza dei Cavalieri. Richiesta immediatamente accordata dal Rettore. Gli studenti chiedono, inoltre, le dimissioni del rettore nel caso che il governo non riveda la legge e il ritiro della disponibilità dei docenti a ricoprire gli incarichi non obbligatori per legge e l’indisponibilità da parte dei ricercatori a sostituirli.

Giovanni Stea, ricercatore universitario, ha presentato durante l’assemblea una petizione firmata da 20.000 persone in 24 ore, che chiede al rettore, oltre ad una presa di posizione netta, di farsi portavoce al Crui della protesta dell’ateneo pisano e di abolire per quest’anno l’inaugurazione dell’anno accademico, e di indire per la giorno in cui l’inaugurazione era prevista una giornata di sospensione dell’attività didattica in segno di protesta. È proprio il Rettore alla fine dell’assemblea a rispondere chiaramente al movimento studentesco: «Mi farò portavoce, in seno al Crui, della ferma contrarietà di tutto l’ateneo pisano, a questa legge - e afferma - se anch’io non fossi fermamente contrario a questa legge, ben mi sarei guardato dal convocare questa assemblea».

Alla fine gli studenti pisani sembrano convinti delle parole del rettore, ma la protesta nell’ateneo non si ferma qui. Le organizzazioni studentesche hanno organizzato per il 23 ottobre una manifestazione, che si concluderà in Piazza Sant’Antonio, con lo scopo di informare la popolazione, sui problemi a cui l’ateneo pisano incorrerebbe se questa legge passasse.

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