Il dolore
«Tolleranza zero verso chi sgarra»
Antonio Valentini
Nel mirino chi fa rumore e chi sta aperto oltre l'orario di chiusura
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PISA. Se anche la protesta non ha spento le luci della luminaria, chi vi ha aderito ha ragioni da vendere. Dalla "movida" pisana, da quella vivacità notturna che in Toscana ha pari solo a Firenze, essi traggono solo fastidio per i rumori, senso d'insicurezza, disappunto per la sporcizia. Insomma, vivere in centro non è esattamente la cosa più facile del mondo. Esige spirito d'adattamento, un amore forte e un legame indissolubile, al pari di un inossidabile senso d'appartenenza. Il sindaco, Marco Filippeschi, nella sua agenda ha per priorità la restituzione del senso di sicurezza agli abitanti del centro e l'instaurazione di nuovi rapporti di convivenza.
«È vero - dice Filippeschi - il problema esiste. Mi metto dalla parte dei residenti, di chi ha il diritto di riposarsi. Ma non è semplice trovare una soluzione».
Perché?
«La tendenza a stare in centro fino a tardi, consumando birra e altre bevande, confligge con altre abitudini. Prima succedeva di tanto in tanto, ora accade sempre. È una situazione pesante».
Cosa intende fare, allora?
«Qualcosa abbiamo già fatto. Ad esempio, abbiamo limitato il traffico, evitando ingorghi e litigi. Ma il problema è stato solo parzialmente risolto, poiché le auto entrano da altre parti. Siamo di fronte a una tendenza comune ad altre città che hanno centri storici e tanti giovani. Se ne parla anche sulle copertine dei settimanali».
Serve qualcosa d'incisivo. Non si tratta solo di giovani che si danno appuntamento, ma anche di musica alta, di bongos che suonano per tutta la notte, di schiamazzi, di vetri rotti...
«La risposta è di ordine pubblico: non si può fare rumore e suonare di notte i tamburi è vietato. Nei giorni scorsi ho elogiato il questore, dopo aver visto le prime denunce e i primi sequestri: non è ammissibile che in centro si debba vivere male. Le leggi vanno fatte rispettare. Lo stesso vale per gli orari dei negozi, che quando non rispettano l'orario di chiusura devono ricevere sanzioni severe, le più severe che ci sono».
Tolleranza zero?
«Certo. Lo stesso vale per la vendita in bottiglia delle bevande: le regole ci sono e vanno rispettate. Sui lungarni abbiamo aggiunto parecchi cestini per gettarvi le bottiglie, ma le buttano giù dalle spallette. Con il risultato che poi bisogna mandarci qualcuno a pulire e ogni intervento è molto costoso».
I problemi di convivenza confinano con quelli di sicurezza.
«Noi vorremmo proporre, come Comune alle altre istituzioni agli esercizi che sono in questi centri nevralgici, una sorta di patto di convivenza. Naturalmente le forze dell'ordine devono intensificare i controlli durante le ore notturne».
E come farete?
«Bisogna forzare alcune regole, che pure ci sono. Il modo va trovato. Ho già proposto al comitato di ordine pubblico di disporre, nella notte in centro, di almeno due pattuglie. Noi metteremo a disposizione una pattuglia di vigili urbani, che potrebbe presidiare, assieme a una di carabinieri o polizia, la zona di piazza delle Vettovaglie. Poi ci sarà la videosorveglianza, che servirà anche a monitorare gli orari di chiusura dei locali».
Bastano gli organici?
«Ho messo in programma l'assunzione di dieci vigili urbani, che sono tanti, tantissimi per le finanze dell'amministrazione comunale, soprattutto in un periodo come questo. Però, mi rendo conto, ci sono abitudini d'uso della città che rendono necessario un cambiamento. Non si può far finta di nulla. Sono obbligato a dare una risposta ai pisani, a cui chiedo di prendere atto che ormai, ogni giorno, la questura annuncia un intervento incisivo, che noi incontriamo i comitati e i liberi cittadini che ci pongono i loro problemi, che non sono campati in aria. Bisogna mettere in campo un intervento d'insieme».
Appunto. Cosa risponde a chi ha protestato nella notte di San Ranieri?
«Rispondo che dobbiamo impegnarci a far osservare le regole e quindi loro hanno il diritto di chiederne il rispetto al Comune e alle forze dell'ordine. Capisco l'esasperazione, però devo dire che la Luminaria è un bene della città, è legata alla sua spiritualità, non è il caso di sciuparla. Rispetto i diversi modi di protestare, ma la luminaria va preservata. Quest'anno ci siamo impegnati a farla più bella, con diecimila lumini in più. Uno sforzo premiato: ho sentito giudizi lusinghieri».
Lei parla di convivenza. Ma il problema rischia di farsi di ordine pubblico.
«Può diventarlo in situazioni estreme come in piazza delle Vettovaglie, dove tra chi si diverte si nasconde chi spaccia. Ma non bisogna fare di tutta l'erba un fascio. Stiamo cercando anche un antidoto a questa nuova usanza di portarsi le birre da casa per bersele fuori...».
Scusi, come può imporre di non portarsi da bere da casa?
«Semplice, vietandolo».
Può farlo?
«Credo di sì, che si possa fare una regola che vieti di portarsi in luogo pubblico. Insomma, vediamo».
Ci sono anche problemi d'igiene. La città, al mattino, puzza.
«Ci significare che dobbiamo fare pulizia, d'intesa con i bar, che devono metterci del loro. Serve un servizio più agile e penetrante. Stamani (ieri, ndc.), ad esempio, la città è stata pulita bene e ho ricevuto complimenti».
E poi?
«Poi bisogna impostare una città policentrica, con un patto di convivenza fatto di piccoli interventi concreti in questa prospettiva. Approfondirò la questione con altri sindaci, a partire con quello di Firenze: Pisa è più piccola, ma i problemi sono simili e comuni».
«È vero - dice Filippeschi - il problema esiste. Mi metto dalla parte dei residenti, di chi ha il diritto di riposarsi. Ma non è semplice trovare una soluzione».
Perché?
«La tendenza a stare in centro fino a tardi, consumando birra e altre bevande, confligge con altre abitudini. Prima succedeva di tanto in tanto, ora accade sempre. È una situazione pesante».
Cosa intende fare, allora?
«Qualcosa abbiamo già fatto. Ad esempio, abbiamo limitato il traffico, evitando ingorghi e litigi. Ma il problema è stato solo parzialmente risolto, poiché le auto entrano da altre parti. Siamo di fronte a una tendenza comune ad altre città che hanno centri storici e tanti giovani. Se ne parla anche sulle copertine dei settimanali».
Serve qualcosa d'incisivo. Non si tratta solo di giovani che si danno appuntamento, ma anche di musica alta, di bongos che suonano per tutta la notte, di schiamazzi, di vetri rotti...
«La risposta è di ordine pubblico: non si può fare rumore e suonare di notte i tamburi è vietato. Nei giorni scorsi ho elogiato il questore, dopo aver visto le prime denunce e i primi sequestri: non è ammissibile che in centro si debba vivere male. Le leggi vanno fatte rispettare. Lo stesso vale per gli orari dei negozi, che quando non rispettano l'orario di chiusura devono ricevere sanzioni severe, le più severe che ci sono».
Tolleranza zero?
«Certo. Lo stesso vale per la vendita in bottiglia delle bevande: le regole ci sono e vanno rispettate. Sui lungarni abbiamo aggiunto parecchi cestini per gettarvi le bottiglie, ma le buttano giù dalle spallette. Con il risultato che poi bisogna mandarci qualcuno a pulire e ogni intervento è molto costoso».
I problemi di convivenza confinano con quelli di sicurezza.
«Noi vorremmo proporre, come Comune alle altre istituzioni agli esercizi che sono in questi centri nevralgici, una sorta di patto di convivenza. Naturalmente le forze dell'ordine devono intensificare i controlli durante le ore notturne».
E come farete?
«Bisogna forzare alcune regole, che pure ci sono. Il modo va trovato. Ho già proposto al comitato di ordine pubblico di disporre, nella notte in centro, di almeno due pattuglie. Noi metteremo a disposizione una pattuglia di vigili urbani, che potrebbe presidiare, assieme a una di carabinieri o polizia, la zona di piazza delle Vettovaglie. Poi ci sarà la videosorveglianza, che servirà anche a monitorare gli orari di chiusura dei locali».
Bastano gli organici?
«Ho messo in programma l'assunzione di dieci vigili urbani, che sono tanti, tantissimi per le finanze dell'amministrazione comunale, soprattutto in un periodo come questo. Però, mi rendo conto, ci sono abitudini d'uso della città che rendono necessario un cambiamento. Non si può far finta di nulla. Sono obbligato a dare una risposta ai pisani, a cui chiedo di prendere atto che ormai, ogni giorno, la questura annuncia un intervento incisivo, che noi incontriamo i comitati e i liberi cittadini che ci pongono i loro problemi, che non sono campati in aria. Bisogna mettere in campo un intervento d'insieme».
Appunto. Cosa risponde a chi ha protestato nella notte di San Ranieri?
«Rispondo che dobbiamo impegnarci a far osservare le regole e quindi loro hanno il diritto di chiederne il rispetto al Comune e alle forze dell'ordine. Capisco l'esasperazione, però devo dire che la Luminaria è un bene della città, è legata alla sua spiritualità, non è il caso di sciuparla. Rispetto i diversi modi di protestare, ma la luminaria va preservata. Quest'anno ci siamo impegnati a farla più bella, con diecimila lumini in più. Uno sforzo premiato: ho sentito giudizi lusinghieri».
Lei parla di convivenza. Ma il problema rischia di farsi di ordine pubblico.
«Può diventarlo in situazioni estreme come in piazza delle Vettovaglie, dove tra chi si diverte si nasconde chi spaccia. Ma non bisogna fare di tutta l'erba un fascio. Stiamo cercando anche un antidoto a questa nuova usanza di portarsi le birre da casa per bersele fuori...».
Scusi, come può imporre di non portarsi da bere da casa?
«Semplice, vietandolo».
Può farlo?
«Credo di sì, che si possa fare una regola che vieti di portarsi in luogo pubblico. Insomma, vediamo».
Ci sono anche problemi d'igiene. La città, al mattino, puzza.
«Ci significare che dobbiamo fare pulizia, d'intesa con i bar, che devono metterci del loro. Serve un servizio più agile e penetrante. Stamani (ieri, ndc.), ad esempio, la città è stata pulita bene e ho ricevuto complimenti».
E poi?
«Poi bisogna impostare una città policentrica, con un patto di convivenza fatto di piccoli interventi concreti in questa prospettiva. Approfondirò la questione con altri sindaci, a partire con quello di Firenze: Pisa è più piccola, ma i problemi sono simili e comuni».
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