Il Tirreno

Pisa

Un listino a due facce Il bar spenna-turisti inventa il prezzo triplo

Giuliano Fontani
Un listino a due facce Il bar spenna-turisti inventa il prezzo triplo

Agli italiani il caffè costa solo 90 centesimi, gli stranieri pagano due euro e sessanta

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PISA. Il gioco delle tre carte. O meglio, dei due listini. Non è una grande novità nell’Italia spenna-turisti, ma fa pur sempre un certo effetto. Sabato, ore 11, via Carlo Cammeo, due passi da piazza del Duomo. Siamo nel “Bar dei Miracoli”, davanti a un suk di venditori ambulanti regolari e abusivi, falsi Rolex e griffe come i soldi del monopoli, stranieri in maglietta e pantaloni corti, cappellini colorati, fronti imperlate di sudore e ascelle maleodoranti. Ma a questo siamo abituati. Anche alla piccola commedia che ormai si ripete da giorni, siamo abituati. Se ne sono accorti tutti, dai giapponesi agli olandesi, fino ai pisani. Anche le autorità, che hanno fatto sopralluoghi, contestazioni e minacciato multe per questo e altri abusi. Ma che evidentemente non sono state sufficienti a porre fine alla situazione. Consumiamo, al banco, una brioche vuota e un caffè. Il pezzo dolce è messo a scaldare, fin troppo, tanto che quasi si squaglia sulla salvietta. Il caffè invece è servito bene, con tanto di amaretto di accompagnamento nel piattino. E anche il prezzo è di mercato: un euro e ottanta centesimi, equamente ripartiti: 0,90 la brioche, 0,90 il caffè.

Tutto bene, non fosse che ci eravamo preparati a ben altra spesa. Alle nostre spalle, ma bene in vista, c’è il listino dei prezzi delle “consumazioni al banco” e il caffé viene indicato a due euro e sessanta centesimi, il cappuccino a 4,50. E’ evidente: siamo stati scoperti. Il ragazzo in maglia nerazzurra (della curva nord) e piercing al labbro, ha fatto presto a capire che non si trovava davanti a uno straniero e neppure a un turista. Dunque, scontrino parlante e prezzo di mercato. Lo facciamo notare: pensavamo di pagare il caffé 2,60. A cosa si deve la piacevole sorpresa, visto che il listino parla chiaro? Il giovane tenta una risposta: «E’ il listino delle consumazioni al tavolo». No, insistiamo, è il listino delle consumazioni al banco, perché c’è scritto in bella evidenza, con caratteri blu, proprio in testa alla lista: «al banco». Non è la contestazione un po’ scema di chi vorrebbe pagare di più. Ci mancherebbe. E’ la richiesta di una spiegazione che non arriva, perché il giovane non sa dire altro: «E’ il prezzo delle consumazioni al tavolo. Non insista. Guardi, è lo stesso listino che c’è sui tavoli».

Giustificazione che alimenta altri sospetti: se il cliente al tavolo vuole pagare il caffé 2,60 forse gli faranno notare che quello è il listino dei prezzi al banco... Attimi di concitazione, arriva anche un signore più anziano che si colloca dietro il banco-bar ma non profferisce parola. Forse è lui il titolare, Rolando Mini, che in questi giorni è finito sui giornali di tutto il mondo per i prezzi che ha praticato ai turisti e le “piazzate” finite con l’intervento della Polizia e dei carabinieri. Otto turisti giapponesi che si sono visti chiedere 260 euro per otto piatti di pasta, tre birre, quattro bibite analcoliche e un tè. Conto dimezzato all’arrivo della Polizia. E poi quattro turisti olandesi che per quattro caffé all’americana e due dolci si sono visti chiedere 39 euro. E non sarebbero i due soli casi di contestazione dei prezzi. Accuse, bisogna dirlo per dovere di cronaca, che il gestore del bar ha sempre rigettato con sdegno. Nel caso dei turisti giapponesi disse che non aveva ancora compilato lo scontrino che i consumatori avevano già dato in escandescenze e chiamato la Polizia. In altri casi la risposta è semplicemente affidata al listino ufficiale. Come dire: i prezzi sono dichiarati ed esposti, se non vi vanno bene, andate altrove.

E’ un caso unico dicono le associazioni dei commercianti pisani. Ed è vero, perché in bar ben più importanti e prestigiosi di piazza dei Miracoli non esiste il gioco del listino scritto e di quello parlato, i prezzi sono normali, quasi uguali a quelli dei locali di altre zone della città. Al massimo, cinque, dieci centesimi in più. Ed è un caso che sciupa l’immagine della città turistica e dei suoi monumenti famosi nel mondo. Perché consegnare ai turisti che risalgono sui pullman l’immagine della Torre che pende e dei prezzi “storti” e la sensazione di essere stati presi per il collo per aver avuto la tentazione di un caffè o di un cappuccino ristoratore? Anche noi ce ne andiamo, con il nostro scontrino di cassa che conserviamo gelosamente. Siamo contenti: si è verificato un altro miracolo, una volta tanto paghiamo meno di quello che avevamo previsto. Salutiamo, contraccambiati solo dal radioso sorriso di Padre Pio che ci guarda dal quadretto affisso in uno scaffale delle bottiglie dei liquori.

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