Sicurezza
L'ELEZIONE DEL SINDACO
Si va al ballottaggio tra Filippeschi e la Paoletti
In consiglio comunale il candidato del Pd avrà comunque la maggioranza
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PISA. La commissione centrale elettorale ha terminato il suo lavoro di verifica. I voti ufficiali alla coalizione delle liste di Marco Filippeschi sono 26.216 che corrispondono al 50,15. I voti che al Pd, Partito socilista, In lista per Pisa e Italia dei Valori consentono du superare il 50% sono 78. E le schede contestate non assegnate sono 76. Ciò vuol dire che anche se il Pdl facesse ricorso e gli venissero assegnate tutte e 76, mancherebbero sempre 2 voti per togliere alla controparte il prezioso vantaggio della maggioranza.
Nell'attuale situazione, in attesa del ballottaggio, abbiamo la seguente situazione. Poiché la coalizione di centro-sinistra ha raggiunto la maggioranza, ma non è riuscita ad eleggere il proprio candidato Filippeschi al primo turno ottiene 21 seggi. E 19 vanno a tutti gli altri. Questa situazione è di fatto transitoria perché il ballottaggio determina la ripartizione dei seggi. Se Filippeschi dovesse vincere la sfida con Paoletti alla sua coalizione andrebbe il premio di maggioranza, il 60% dei seggi che equivale a 24.
Ma se al ballottaggio dovesse vincere Patrizia Paoletti, i consiglieri di chi al primo turno ha ottenuto la maggioranza restano 21. In questo caso, Paoletti diventerebbe sindaco, siederebbe sullo scranno più alto di un consiglio comunale di cui non detiene la maggioranza. Una situazione paradossale. Inoltre, nel caso in cui al ballottaggio né Filippeschi né Paoletti dovessero raggiungere il 50%, il 60% dei seggi va alla coalizione che vince al ballottaggio. Quindi, anche se l'affluenza alle urne dovesse essere minore, se Filippeschi vince, in ogni caso, si aggiudica il premio di maggioranza. Questo per spiegare come, al di là dei numeri, quel 50,12% è una sorta di muraglia che mette al riparo da qualsiasi attacco ed ecco perché il Pdl vorrebbe fare ricorso per scardinare questa maggioranza. Un ricorso che lo stesso Piero Pizzi ha confermato. Un ricorso che (e questo ancora Pizzi non lo sapeva) si rivelerebbe un'arma spuntata grazie a quei 78 voti, due in più delle contestate.
Ecco perché, fino ad ora, in molti, hanno voluto anticipare i tempi e disegnare lo scenario prossimo. Una vittoria al ballottaggio di Filippeschi fa scattare il premio di maggioranza e i seggi da 21 diventano 24, mentre 16 vanno all'opposizione così ripartiti: 12 al Pdl, 3 a Sinistra Arcobaleno e 1 all'Udc.
Confrontando i voti ufficiali della commissione elettorale e quelli comunicati dall'ufficio elettorale del Comune, ne trae vantaggio soltanto la coalizione di Filippeschi e resta quasi immutata quella della Paoletti che perde un solo voto (-1). Più consistenti le perdite degli altri partiti: Sinistra Arcobaleno -37 voti, Pdci -16, Città dei diritti -26, Udc -29, la Destra -10, Primavera Pisana -2.
In tutto questo è stata confermata la differenza di 5 voti all'interno della maggioranza fra la lista civica In lista per Pisa (2.026) e il Partito socialista (2.021). E il Partito socialista domani mattina si riunirà con tema all'ordine del giorno il ricorso al Tar. «Al seggio 80 di Marina - ricorda Mastantuono - ci sono 9 schede che il nostro rappresentante di lista ha contestato. Quindi, sappiamo già dove andarle a cercare. E in città, ce ne sono altre. Riteniamo che ci possano essere grosse sorprese».
Un ricorso al Tar prevede tempi lunghi e non ostacola il consiglio comunale che resta libero d'insediarsi. Sarebbe, comunque, la classica spada di Damocle sulla testa del massimo organo amministrativo della città che vota le delibere e sceglie cosa fare e cosa non fare. Sarebbe una partenza poco serena
Nell'attuale situazione, in attesa del ballottaggio, abbiamo la seguente situazione. Poiché la coalizione di centro-sinistra ha raggiunto la maggioranza, ma non è riuscita ad eleggere il proprio candidato Filippeschi al primo turno ottiene 21 seggi. E 19 vanno a tutti gli altri. Questa situazione è di fatto transitoria perché il ballottaggio determina la ripartizione dei seggi. Se Filippeschi dovesse vincere la sfida con Paoletti alla sua coalizione andrebbe il premio di maggioranza, il 60% dei seggi che equivale a 24.
Ma se al ballottaggio dovesse vincere Patrizia Paoletti, i consiglieri di chi al primo turno ha ottenuto la maggioranza restano 21. In questo caso, Paoletti diventerebbe sindaco, siederebbe sullo scranno più alto di un consiglio comunale di cui non detiene la maggioranza. Una situazione paradossale. Inoltre, nel caso in cui al ballottaggio né Filippeschi né Paoletti dovessero raggiungere il 50%, il 60% dei seggi va alla coalizione che vince al ballottaggio. Quindi, anche se l'affluenza alle urne dovesse essere minore, se Filippeschi vince, in ogni caso, si aggiudica il premio di maggioranza. Questo per spiegare come, al di là dei numeri, quel 50,12% è una sorta di muraglia che mette al riparo da qualsiasi attacco ed ecco perché il Pdl vorrebbe fare ricorso per scardinare questa maggioranza. Un ricorso che lo stesso Piero Pizzi ha confermato. Un ricorso che (e questo ancora Pizzi non lo sapeva) si rivelerebbe un'arma spuntata grazie a quei 78 voti, due in più delle contestate.
Ecco perché, fino ad ora, in molti, hanno voluto anticipare i tempi e disegnare lo scenario prossimo. Una vittoria al ballottaggio di Filippeschi fa scattare il premio di maggioranza e i seggi da 21 diventano 24, mentre 16 vanno all'opposizione così ripartiti: 12 al Pdl, 3 a Sinistra Arcobaleno e 1 all'Udc.
Confrontando i voti ufficiali della commissione elettorale e quelli comunicati dall'ufficio elettorale del Comune, ne trae vantaggio soltanto la coalizione di Filippeschi e resta quasi immutata quella della Paoletti che perde un solo voto (-1). Più consistenti le perdite degli altri partiti: Sinistra Arcobaleno -37 voti, Pdci -16, Città dei diritti -26, Udc -29, la Destra -10, Primavera Pisana -2.
In tutto questo è stata confermata la differenza di 5 voti all'interno della maggioranza fra la lista civica In lista per Pisa (2.026) e il Partito socialista (2.021). E il Partito socialista domani mattina si riunirà con tema all'ordine del giorno il ricorso al Tar. «Al seggio 80 di Marina - ricorda Mastantuono - ci sono 9 schede che il nostro rappresentante di lista ha contestato. Quindi, sappiamo già dove andarle a cercare. E in città, ce ne sono altre. Riteniamo che ci possano essere grosse sorprese».
Un ricorso al Tar prevede tempi lunghi e non ostacola il consiglio comunale che resta libero d'insediarsi. Sarebbe, comunque, la classica spada di Damocle sulla testa del massimo organo amministrativo della città che vota le delibere e sceglie cosa fare e cosa non fare. Sarebbe una partenza poco serena
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