Il dolore
Si afferma il Pd, disfatta per la sinistra
Antonio Valentini
Alla Camera la coalizione per Veltroni supera il 50%. Il Pdl tiene rispetto al 2006
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PISA. Sorrisi a denti stretti, in casa del Partito democratico. Il dato pisano è da incorniciare ed è considerato di buon auspicio per lo spoglio odierno, con Marco Filippeschi in odore di diventare sindaco al primo turno. Ma il dato nazionale, con la coalizione per Berlusconi così avanti, toglie la voglia di festeggiare. Si consolano invece dall'altra parte, nel centrodestra e dintorni: se a Pisa è andata così così, senza infamia né lode rispetto alle precedenti politiche, la storia cambia a livello nazionale.
Chi non ha proprio motivo per sorridere, invece, è la Sinistra l'Arcobaleno, che in città riduce i propri voti di una percentuale che si aggira attorno al 10%, finendo per assottigliarsi di un terzo.
È certo che il dato delle politiche non possa essere sovrapposto alle comunali. È comunque fortemente indicativo di alcune tendenze. Ad esempio, che Filippeschi sia a un passo dalla vittoria al primo turno e che, in caso di ballottaggio, saranno lui e la candidata del centrodestra, Patrizia Paoletti Tangheroni, a contendersi la vittoria finale.
I VOTI IN PIÙ. L'anomalia pisana sta in quei diecimila votanti in più delle attuali amministrative rispetto al 2003: 79881 quest'anno, 69109 cinque anni fa. Un dato importantissimo. Non tanto perché rappresenta una novità (in città l'afflusso alle amministrative è solitamente inferiore rispetto alle politiche), quanto perché potrebbe incidere notevolmente nell'elezione del sindaco. La domanda che l'urna ha consegnato ai politici locali è la seguente: come si spalmeranno i voti dei 10.778 elettori pisani che rispetto al 2003 che hanno deciso di andare a votare? E in quale modo muteranno lo scenario prefigurato dal voto per la Camera e il Senato?
LE LISTE CIVICHE. C'è una domanda aggiuntiva, la cui risposta arriverà stasera. Ovvero: quanto porteranno le liste civiche alla causa dei candidati del centrosinistra e del centrodestra? Nel 2003 contribuirono non poco all'elezione di Paolo Fontanelli al primo turno. Si tratta di vedere se a distanza di cinque anni sapranno ripetere, e in quale misura, quella performance. Certo è che se Filippeschi mantenesse i voti che i partiti fiancheggiatori hanno conquistato alle politiche e li aggiungesse a quelli di "In lista per Pisa", per lui il gioco sarebbe fatto.
L'INCOGNITA. Il meccanismo elettorale, tuttavia, propone un'incognita in più. La possibilità di esprimere il voto disgiunto cambia le previsioni della vigilia: molti elettori possono aver votato un candidato sindaco, pur esprimendo preferenza per lo schieramento che sostiene un altro candidato. In tal caso la somma dei voti conquistati alle politiche dalle singole liste potrebbe dare un'indicazione solo sommaria, anche se statisticamente il voto disgiunto è un'opportunità utilizzata solo da pochi.
A conti fatti, dunque, le possibilità che Filippeschi passi al primo turno, visto l'esito elettorale di ieri, sono molte. Però le variabili del maggior afflusso ai seggi, dell'apporto portato da "In lista per Pisa" e del voto disgiunto potrebbero cambiare le carte in tavola.
I PARTITI. Il Partito democratico, almeno a Pisa, può cantar vittoria. Avanza alla Camera e, più vistosamente, al Senato. Come altrove, ha drenato voti all'area di Rifondazione, dei Verdi e dei Comunisti italiani, determinando la Waterloo della Sinistra l'Arcobaleno. Un risultato reso ancor più dolce dalla performance dell'alleato dipietrista, che triplica i suffragi.
A sinistra, invece, ci s'interroga sulle ragioni di una disfatta dalle proporzioni inimmaginabili. Poco conta che a Pisa il risultato sia stato migliore che nel resto d'Italia: la batosta è stata comunque durissima e l'ottimismo sulla performance di Scaramuzzino nella corsa per Palazzo Gambacorti si è bruscamente attenuato.
Nel centrodestra si sono limitati i danni. Alla Camera il Pdl ha confermato i voti di due anni fa, al Senato ha fatto registrare un leggero incremento. Significativo, infine, il passo indietro dell'Udc. Una perdita vistosa, che ha risentito dell'andamento a livello nazionale.
L'ultima annotazione riguarda le schede bianche e le nulle. Le bianche, alla Camera dei deputati, sono state 509, le nulle 1106. Vale a dire che il meccanismo del voto, nonostante le polemiche della vigilia, è stato ben compreso dai pisani: il numero delle schede annullate non è stato eccessivo, fugando i timori della vigilia sulle schede elettorali.
Chi non ha proprio motivo per sorridere, invece, è la Sinistra l'Arcobaleno, che in città riduce i propri voti di una percentuale che si aggira attorno al 10%, finendo per assottigliarsi di un terzo.
È certo che il dato delle politiche non possa essere sovrapposto alle comunali. È comunque fortemente indicativo di alcune tendenze. Ad esempio, che Filippeschi sia a un passo dalla vittoria al primo turno e che, in caso di ballottaggio, saranno lui e la candidata del centrodestra, Patrizia Paoletti Tangheroni, a contendersi la vittoria finale.
I VOTI IN PIÙ. L'anomalia pisana sta in quei diecimila votanti in più delle attuali amministrative rispetto al 2003: 79881 quest'anno, 69109 cinque anni fa. Un dato importantissimo. Non tanto perché rappresenta una novità (in città l'afflusso alle amministrative è solitamente inferiore rispetto alle politiche), quanto perché potrebbe incidere notevolmente nell'elezione del sindaco. La domanda che l'urna ha consegnato ai politici locali è la seguente: come si spalmeranno i voti dei 10.778 elettori pisani che rispetto al 2003 che hanno deciso di andare a votare? E in quale modo muteranno lo scenario prefigurato dal voto per la Camera e il Senato?
LE LISTE CIVICHE. C'è una domanda aggiuntiva, la cui risposta arriverà stasera. Ovvero: quanto porteranno le liste civiche alla causa dei candidati del centrosinistra e del centrodestra? Nel 2003 contribuirono non poco all'elezione di Paolo Fontanelli al primo turno. Si tratta di vedere se a distanza di cinque anni sapranno ripetere, e in quale misura, quella performance. Certo è che se Filippeschi mantenesse i voti che i partiti fiancheggiatori hanno conquistato alle politiche e li aggiungesse a quelli di "In lista per Pisa", per lui il gioco sarebbe fatto.
L'INCOGNITA. Il meccanismo elettorale, tuttavia, propone un'incognita in più. La possibilità di esprimere il voto disgiunto cambia le previsioni della vigilia: molti elettori possono aver votato un candidato sindaco, pur esprimendo preferenza per lo schieramento che sostiene un altro candidato. In tal caso la somma dei voti conquistati alle politiche dalle singole liste potrebbe dare un'indicazione solo sommaria, anche se statisticamente il voto disgiunto è un'opportunità utilizzata solo da pochi.
A conti fatti, dunque, le possibilità che Filippeschi passi al primo turno, visto l'esito elettorale di ieri, sono molte. Però le variabili del maggior afflusso ai seggi, dell'apporto portato da "In lista per Pisa" e del voto disgiunto potrebbero cambiare le carte in tavola.
I PARTITI. Il Partito democratico, almeno a Pisa, può cantar vittoria. Avanza alla Camera e, più vistosamente, al Senato. Come altrove, ha drenato voti all'area di Rifondazione, dei Verdi e dei Comunisti italiani, determinando la Waterloo della Sinistra l'Arcobaleno. Un risultato reso ancor più dolce dalla performance dell'alleato dipietrista, che triplica i suffragi.
A sinistra, invece, ci s'interroga sulle ragioni di una disfatta dalle proporzioni inimmaginabili. Poco conta che a Pisa il risultato sia stato migliore che nel resto d'Italia: la batosta è stata comunque durissima e l'ottimismo sulla performance di Scaramuzzino nella corsa per Palazzo Gambacorti si è bruscamente attenuato.
Nel centrodestra si sono limitati i danni. Alla Camera il Pdl ha confermato i voti di due anni fa, al Senato ha fatto registrare un leggero incremento. Significativo, infine, il passo indietro dell'Udc. Una perdita vistosa, che ha risentito dell'andamento a livello nazionale.
L'ultima annotazione riguarda le schede bianche e le nulle. Le bianche, alla Camera dei deputati, sono state 509, le nulle 1106. Vale a dire che il meccanismo del voto, nonostante le polemiche della vigilia, è stato ben compreso dai pisani: il numero delle schede annullate non è stato eccessivo, fugando i timori della vigilia sulle schede elettorali.
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